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TAIBON AGORDINO | Fabbrica Ex Visibilia
Secondo blocco mostre > 22 settembre – 21 ottobre 2012

Seconda fase DC NEXT a Taibon. Da due mesi o poco più, l’ex fabbrica Visibilia è insediata da nuovi abitanti e da molti viandanti. Fulcro di questa ripopolazione è la Residenza di oltre 20 artisti che hanno vissuto e lavorato negli spazi rifunzionalizzati della fabbrica, realizzando buona parte delle opere delle  7 mostre che prenderanno il via sabato 22 settembre. Il secondo ciclo espositivo è quindi una sorta di affresco, di macroritratto, per parti, per singoli elementi incrociati, che sono i progetti e le opere, di questo contesto-spazio-ambiente incontrato, conosciuto, vissuto, nati da collaborazioni di DC con diverse realtà: la Fondazione Bevilacqua La Masa, Forte Marghera/Parco del Contemporaneo e, ancora, collaboratori e gallerie che hanno consentito ai propri artisti di operare in modo sciolto, interpretando lo spirito del progetto e del contesto culturale di DC. Ogni mostra è il frutto di un progetto indipendente che ha preso stimoli dal territorio, dalle relazioni, dalle connessioni. Di seguito un’anteprima dei 7 nuovi progetti di DC Next:

  • Abitanti/Abitati
    in collaborazione con la Fondazione Bevilacqua La Masa
    a cura di Stefano Coletto
    Artisti:
    Riccardo Banfi, Blauer Hase, Teresa Cos, Martina Della Valle, Luigi Leaci, Laura Lovatel, Emanuele Marcuccio, Federica Menin.

Abitanti/Abitati è il progetto che coinvolge il paese di Taibon realizzato da un gruppo di giovani fotografi dell’archivio della Fondazione Bevilacqua La Masa. Tre artisti (Riccardo Banfi, Teresa Cos e Luigi Leaci) in residenza a Taibon, hanno lavorato sugli spazi e con le persone che abitano il paese. Altri artisti invece propongono in mostra alcuni lavori connessi alle tematiche proposte, introducendo un livello di riflessione più allargato. Si tratta di Martina Della Valle, del duo Laura Lovatel e Federica Menin, di Emanuele Marcuccioe del collettivo Blauer Hase. Abitanti/Abitati introduce la relazione che connette uno spazio con chi lo vive, lo abita, lo fruisce; si tratta di rapporto complesso per certi versi ossessivo; chi abita un luogo, un cortile, una casa subisce continuamente queste presenza, ne è abitato; il luogo parla di noi, sedimenta aspetti della nostra vita; dimenticarlo o abbandonarlo significa compiere un piccolo delitto interiore.

  • Future, Landscape in DC
    Seconda fase di una changing exhibition
    Forte Marghera-Parco del Contemporaneo
    a cura di Riccardo Caldura
    Artisti: Artisti partecipanti: Kai-Uwe Schulte-Bunert, Dritan Hyska, Eltjon Valle, Alex Bellan, Michal Martychowiec, Italo Zuffi, Aristide Antonas

L’iniziativa è legata alle attività di Forte Marghera-Parco del Contemporaneo, realizzate in partenariato con la Regione del Veneto, aventi il patrocinio del Comune di Venezia assessorato all’Ambiente, alla Città sostenibile e alle Politiche Giovanili, coordinate e promosse dalla Marco Polo System geie.

Paesaggio è un concetto che usualmente compete ad un riflettere rivolto al passato. Oppure, in un’accezione più attuale, viene abbinato alle problematiche della conservazione, del ripristino e del mantenimento di luoghi. La nostra legislazione, così come quella europea, parla di ‘Tutela del paesaggio’, sottintendendo un’idea condivisa di valore riguardante appunto il cosa sia un bene da conservare, da mantenere, da curare. Senza nulla togliere a questa accezione, alla sua rilevanza e alla sua augurabile estensione applicativa, lo sguardo odierno che può essere offerto dalle arti sul paesaggio, inteso come la complessità di ciò che abbiamo intorno, non entra nel merito del valore. Si pone piuttosto il problema di una osservazione che sospende la questione del valore e lascia emergere un’altra visione del circostante. Una visione che non giudica, e non consola, aperta piuttosto ad una condizione a venire; in questo senso a quello di paesaggio è forse più accostabile il termine futuro, che non quello di passato.  Sono questi alcuni degli aspetti di questa seconda proposta di attraversamento del sentire odierno per reinterpretare il senso di ciò che ci circonda, una fase ulteriore che viene presentata a Taibon Agordino, dopo la prima chiusasi il 9 settembre. L’esposizione è volutamente concepita come una struttura che si modifica, quasi come fosse un organismo che muta a seconda dei luoghi nei quali viene di volta in volta ambientata.

  • Istruzioni d’uso
    performance a cura di Daniele Capra
    Artisti: Filippo Berta

Sono gli alpini i protagonisti di Istruzioni d’uso, la performance che Filippo Berta ha messo a punto per gli spazi di Dolomiti Contemporanee. Istruzioni d’uso mette in scena un’azione che è nel contempo eversiva e ludica, in cui i soldati di montagna compiono un gesto semplice ed inatteso, ma che capovolge sia il ruolo degli uomini in divisa che le aspettative del pubblico. Lontano dall’essere percepito come portatore di aggressività e dei valori della guerra, l’alpino è nel nostro immaginario il soldato che è di aiuto alle persone nelle calamità ed il vecio, la penna nera che – dopo aver compiuto il servizio di leva – si impegna ad essere di supporto durante le attività civili e sociali, soprattutto nei piccoli paesi. Berta porta all’estrema conseguenza questa sensazione di amichevole vicinanza alle persone comuni chiedendo agli alpini di fare quello che sarebbe potuto venire in mente solo a dei bambini. La performance sarà documentata con video e foto che successivamente costituiranno le opere della mostra che saranno esposte dalla settimana successiva all’inaugurazione.

  • e l’uomo non è una felce
    a cura di Gianluca D’Incà Levis
    Artisti:
    Elisa Bertaglia, Gino Blanc, Cristian Chironi, Fabiano De Martin Topranin, Kabu, Jury Neil, Mikayel Ohanjanyan, Derek Rowleiei, Giorgia Severi, Andrea Visentini

e l’uomo non è una felce propone una riflessione sul ruolo dell’uomo rispetto alla natura, la quale è autosufficiente, e in ciò insufficiente. La mostra riparte da questa sosta non è un orto, una seconda proposizione, interna allo stesso ragionamento:

l’uomo può portare al bosco qualcosa che non c’è nel bosco, perchè il bosco è confinato nella propria naturalità, l’uomo (forse), no, e se ciò è vero, quest’uomo può forzare il blocco; l’uomo, che naturalmente è anch’esso natura, pensa, e con questo proprio pensiero può decidere di modificare alcuni elementi dati, per costruire qualcosa che non c’è ancora, che non è un dato; se l’uomo/artista va nel bosco a fare un altro albero, quest’operazione è pleonastica, inutile, infantile, deprimente; il bosco c’è già; l’uomo deve fare altro; limitarsi a contemplarlo?

  • Agner
    a cura di Galleria Goethe
    L’opera è stata realizzata in collaborazione tra Dolomiti Contemporanee, Galleria Goethe (Bolzano) e Salewa
    Artisti:
    Hubert Kostner

La Galleria Goethe partecipa con una mostra personale dell’artista altoatesino Hubert Kostner, il cui progetto site specific, realizzato nell’ APL ovest n.5, consiste in un’installazione che ha per tema e per soggetto lo Spigolo Nord del Monte Agner (2871m.s.l.d.m.), una parete classica che, con i suoi 1.600 metri di sviluppo verticale, risulta essere una delle più alte delle Alpi. La parete fu scalata per la prima volta nel 1921 da Iori, Andreoletti e Zanutti, mentre la prima ascensione invernale fu realizzata nel 1968 da Messner e Mayerl. L’opera di Hubert Kostner consiste in 1.600 metri di corda da arrampicata raggomitolati a forma di palla ed installati su un allettamento di ghiaia dolomitica che riempie tutto lo spazio espositivo fino a fuoriuscirne.

  • Climbing Up The Walls
    Doppia personale a cura di Jarach Gallery Venezia in collaborazione con Dolomiti Contemporanee.
    Artisti:
    Andrea Dojmi e Daniele Pezzi.

Andrea Dojmi (Roma, 1973) presenta quattro sculture realizzate in cemento, ferro smaltato, legno e piume, che concepiscono la decostruzione dell’opera come risultante ibrida ma stratificata nei segni. Esemplare è Utah Beach uno skilift in stato di abbandono, impiegato per la movimentazione di merci e animali, realizzato in legno bardage delle baite di montagna del paesaggio altoatesino. Il cemento armato come basement dei piloni delle seggiovie e le piume che bardano la struttura, costituiscono un riferimento puntuale alle Dolomiti indiane americane; eppure il titolo e l’impiego dei materiali rimandano alla spiaggia di Normandia, luogo dello sbarco americano, come ribadisce espressamente la struttura difensiva dell’assemblaggio. Daniele Pezzi (Ravenna, 1977) indaga invece il lato sciamanico e spirituale del territorio, presentando Alpeggio, un film girato sui pascoli di Mondeval, il cui intento era di rievocare contemporaneamente l’esperienza rituale dei pastori e il nomadismo dei viandanti che per secoli hanno attraversato le Dolomiti. Il protagonista attraversa a piedi gli immensi prati, si ferma quando il paesaggio cambia attorno a lui e in queste pause provvede a montare e quindi a smontare la tenda che porta con sè. L’azione si ripete fino al tramonto e il personaggio esce di scena continuando il suo cammino nell’oscurità.

  • Scrittoio, Istituto di traduzione
    Parte I:
    Workshop a cura di Giuseppe Caccavale e Galleria Valentina Bonomo Roma
    in collaborazione con Dolomiti Contemporanee
    Artisti: Giuseppe Caccavale
    Studenti:
    Massimo Campedel, Alice Da Ros, Anna Fietta, Arianna Licori, Niccolò Paganin

Il workshop è il punto di partenza di un progetto più ampio (Scrittoio) che si concluderà con la mostra al Museo d’Arte Contemporanea di Marsiglia dal titolo “Le pont”, a cura di Thierry Ollat . Evento che avrà luogo all’interno delle manifestazioni per Marsiglia città della cultura europea 2013. Con l’aiuto degli studenti coinvolti nel workshop di Taibon (Massimo Campedel, Alice Da Ros, Anna Fietta, Arianna Licori, Niccolò Paganin ) e gli studenti del corso di Arti Murali dell’Ecole Nationale Superiore des Arts Decoratifs de Paris, i quali parteciperanno alle successive tappe del percorso pensato dall’artista, Giuseppe Caccavale analizza il lavoro poetico di Ossip Mandelstam e Christian Guez Ricord. In questa prima parte del progetto si effettuerà la traduzione plastica di alcuni passaggi di “Viaggio in Armenia” di Ossip Mandelstam e “Contro ogni speranza” di Nadezda Mandelstam, grazie alla quale le opere lettararie del marito sono giunte fino a noi. Un progetto quindi che porta Dolomiti Contemporanee ad essere parte di un percorso internazionale riaffermandone le istanze primordiali e la volontà d’essere un laboratorio d’arti visive in ambiente, nowhere, everywhere.

DC NEXT
Secondo blocco espositivo > 22 settembre – 21 ottobre 2012

a cura di Gianluca D’Incà Levis

BLOCCO di Taibon
Fabbrica Ex Visibilia
Località Campagna 1, Taibon Agordino (BL)

Inaugurazione sabato 22 settembre, ore 17.00

Orari: martedì – domenica, 10.00-12.30 | 15.00-19.30
Info: +39 0437 62221 – 30685 – info@dolomiticontemporanee.net
www.dolomiticontemporanee.net

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