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BOLOGNA | Museo internazionale e biblioteca della musica | 27 gennaio – 10 aprile 2016

Intervista ad ALBERTO TADIELLO di Ilenia Moschini

La particolare vocazione del suono all’impalpabilità, all’inappropriabilità e all’invisibilità ma anche, nello stesso tempo, la sua capacità di scandagliare e fendere lo spazio e penetrare il corpo del fruitore. Così Alberto Tadiello (Montecchio Maggiore, Vicenza, 1983) definisce il suono, elemento cardine della sua ricerca poetica. Abbiamo incontrato l’artista in occasione del suo intervento all’interno degli spazi del Museo internazionale e biblioteca della musica di Bologna dove, invitato dall’Istituzione Bologna Musei in occasione di Art City Bologna 2016, ha presentato il progetto Nenia, un’installazione audio composta da un megafono e da una sfera a led stroboscopica i quali diffondono contemporaneamente la stessa traccia sonora, accompagnata dalla fanzine omonima…

Veduta dell'installazione "Nenia" di Andrea Tadiello al Museo Internazionale della Musica. Courtesy l'artista

Veduta dell’installazione “Nenia” di Alberto Tadiello al Museo Internazionale della Musica, Bologna. Courtesy l’artista

Nenia è un’installazione incentrata sul rapporto tra suono e visione. Da quali elementi è composto questo lavoro? Che tipo di alterazioni hai voluto generare nella percezione e nell’esperienza dello spazio?
Nenia è un file audio, creato attraverso la rielaborazione digitale di una campionatura e diffuso contemporaneamente da un megafono rovesciato verso terra e da una sfera a led stroboscopica fissata al suo fianco. È un cigolio soffocato, uno stridio sgozzato, una nenia. Si mostra come una scatola nera con un ventaglio di bolli colorati, sviliti, acquerellati che si muovono roteando in loop tra ritratti e smorfie.
Libretto d’opera è la fanzine Nenia, che apre con un testo di Daniela Zangrando – curatrice della mostra – e si cadenza in una successione di volti accesi ed eccesivi, “personaggi succulenti” esposti al “vizio del suono”, che fanno il verso ai dipinti e agli sguardi che spuntano alle pareti.
È un doveroso pensiero sonoro e un “sortilegio” per additare e animare i contenuti già presenti nel museo.

Come ti sei posto nei confronti di un luogo così fortemente connotato e saturo di immagini, colori e oggetti come il Museo della musica di Bologna? In generale, quanto è importante per te e per la riuscita delle tue opere lo spazio dove installi i lavori e il momento dell’allestimento?
Il Museo della musica di Bologna è uno spazio difficile, carico di un pesante impianto allestitivo e illuminotecnico.
La relazione che un lavoro instaura con lo spazio è sempre molto importante. Simbiotica, reversibile, generativa.
Il momento dell’allestimento è un tempo impreciso e solitario, di assoluta severità.

Veduta dell'installazione "Nenia" di Andrea Tadiello al Museo Internazionale della Musica, Bologna

Veduta dell’installazione “Nenia” di Alberto Tadiello al Museo Internazionale della Musica, Bologna

La sonorità è l’elemento cardine sul quale si sviluppa la tua ricerca. Spesso hai utilizzato il suono per rivelare gli aspetti della natura e della realtà celati alla vista come la frequenza della marea a Venezia (RMN, 2005), la tensione di un impianto elettrico (SHIFT, 2008), il trascorrere del tempo e quindi il decadimento che porta alla degenerazione di un sistema (EPROM, 2008), oppure il calore che si irradia (Taraxacum, 2012). Puoi spiegarci la scelta di questo linguaggio?
Il suono ha una particolare vocazione all’impalpabilità, all’inappropriabilità, all’invisibilità. Nel caso di particolari frequenze può fisicamente scolpire lo spazio e il corpo del fruitore. È capace di una presenza esponenziale. Può trasfigurare, rivelare, tradurre. È possibilità in potenza.

L’aspetto visivo delle tue opere è sempre pulito e lineare, composto da forme essenziali e sobrie. I materiali invece sono oggetti come casse acustiche, motorini elettrici, trasformatori, cavi e scarti di metallo. Da dove deriva questa scelta stilistica? Qual è il processo di ideazione e realizzazione dell’opera?
Casse acustiche, motorini elettrici, trasformatori, cavi e scarti di metallo… sono materiali che hanno abbracciato un’estetica e un filone di ricerca parabolico, non esaurito né decaduto, ma spinto verso nuovi interessi.
Gli ultimi lavori sono portatori di una distanza e di un’evoluzione rispetto a quel linguaggio.
Di volta in volta la progettualità urge di piena libertà e disponibilità al futuro.

Alberto Tadiello durante l'incontro pubblico. Museo internazionale e Biblioteca della Musica. Foto: Roberto Serra (Iguana Press). Courtesy Istituzione Bologna Musei.jpg

Alberto Tadiello durante l’incontro pubblico. Museo internazionale e Biblioteca della Musica. Foto: Roberto Serra (Iguana Press). Courtesy Istituzione Bologna Musei

L’altra parte fondamentale della tua ricerca è il disegno…
Il disegno è un linguaggio basico, primitivo, universale.
Entra nella lista della spesa, tanto quanto negli appunti e negli studi sui quaderni. Mi interessa come grafismo, come registrazione, come funzione.
È sempre asciutto, essenziale. Estremamente versatile.

Chi, o che cosa, ha influito maggiormente sul tuo percorso artistico o continua a farlo?
Sono ossessionato dalla Natura.

Progetti in cantiere?
Da quasi un anno ho preso uno spazio come studio, un ex panificio ai piedi delle Dolomiti. E questo è propriamente un cantiere, in continuo divenire ed assestamento.
Ora sto lavorando ad un progetto per l’Università di Fisica di Trento, per la realizzazione di un’opera che verrà installata nell’area esterna. Si tratta di una rielaborazione di un vecchio acceleratore di particelle atomiche. Un intervento muscolare a livello scultoreo e altrettanto complesso a livello logistico.
In autunno avrò una personale a Roma al Palazzo delle Esposizioni, dove probabilmente presenterò un nuovo ciclo di lavori.
Su altri fronti sto lavorando al mio sito web, che raccoglierà la ricerca svolta in questi anni, … un lavoro ciclopico di riorganizzazione e di archivio.
Poi ci sono nuovi progetti, libri, idee, concorsi, viaggi, …
Non ultimo punto in programma – e in sogno – la salita della via Soldà sulla parete nord del Sassolungo.

Alberto Tadiello. Nenia
a cura di Daniela Zangrando
promosso da Istituzione Bologna Musei nell’ambito di Art City Bologna 2016

27 gennaio – 10 aprile 2016

Museo internazionale e biblioteca della musica
Strada Maggiore 34, Bologna

Orari: da martedì a venerdì h 09.30 – 16.00
sabato, domenica e festivi h 10.00 – 18.30

Info: www.bolognagendacultura.it
www.comune.bologna.it/cultura/
www.museibologna.it/musica

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