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Intervista a RYTS MONET e FABIO RONCATO di Lucia Longhi

In occasione degli Open Studios alla Jan Van Eyck Academie di Maastricht, il 9, 10 e 11 marzo Ryts Monet e Fabio Roncato hanno presentato On the line of the horizon, una suggestiva installazione che riflette sul valore simbolico della materia. Realizzata all’interno della serra dell’istituto, è il frutto della loro prima collaborazione e, poiché non sarà sicuramente l’ultima, abbiamo rivolto loro alcune domande per capire la genesi di questo lavoro e le idee per i progetti futuri.

La vostra installazione combina oggetti semplici quali i mattoni ed elementi preziosi come l’oro. Potete descrivere l’intervento e ciò che rappresenta? Pur trattandosi di un’installazione site-specific, è interessante immaginarla riproposta anche in altri contesti. A questo proposito, perché avete scelto proprio la serra?
Ryts Monet: Entrambi abbiamo riflettuto sul tema del cielo e sul valore simbolico della materia. La nostra intenzione è stata quella di inserire due opere distinte all’interno di un unico contesto, sfruttando il potenziale evocativo generato dalla messa in dialogo dei due lavori.
Fabio Roncato: L’idea di usare la serra lavoro è stata in qualche modo suggerita della serra stessa e da come appare all’interno del giardino dell’accademia. È un contenitore che si differenzia dagli studi e che si presta ad ospitare un ambiente altro proteggendolo dal suo intorno. Sulla base di questa necessità possiamo affermare che l’installazione è di certo ripetibile, ma serve un sistema di riferimento che rispetti queste caratteristiche.

Ryts Monet & Fabio Roncato On the line of the horizon meteorite galvanizzato in oro, mattoni e pigmento blu di metilene Dimensioni variabili 2017

Ryts Monet & Fabio Roncato
On the line of the horizon
meteorite galvanizzato in oro, mattoni e pigmento blu di metilene
Dimensioni variabili
2017

Avete scelto il blu e l’oro, colori legati alla sfera del sacro, che evocano la preziosità e la sacralità delle pitture medievali, o ancora i cieli stellati di Giotto. Perché questi colori e questi materiali? Qual è stata la vostra ispirazione e qual é la genesi di questo progetto?
F. R.: Entrambi abbiamo ascoltato e rispettato le proprietà dei materiali all’interno dei nostri rispettivi lavori, aprendo il risultato finale alle possibilità che ci venivano offerte. L’utilizzo di vecchi mattoni risponde esattamente a questa esigenza, ognuno dispone di una memoria diversa e presenta caratteristiche e imperfezioni che rende a ognuno di loro una singolarità. Li ho visti rispondere ogni volta in maniera diversa al contatto col pigmento, restituendo una varietà di soluzioni cromatiche sulle quali non avevo nessun controllo. Questo mi ha portato ad indagare sulle proprietà immersive del colore blu e sul suo naturale riferimento al mistico. L’influenza della nostra eredità culturale penso sia stata inevitabile, da parte nostra va detto che non abbiamo fatto nulla per evitarlo. Abbiamo ripensato quegli elementi all’interno della nostra pratica artistica e dunque all’interno di una dimensione visionaria e poetica e senza nessun intento descrittivo.
R. M.: L’oro è un materiale che mi ha sempre affascinato molto, sia per le sue qualità estetiche sia per le sue caratteristiche simboliche. L’idea di unire il meteorite all’oro tramite un processo di galvanizzazione è nata in seguito a delle riflessioni sul tema dello scontro, in particolare in dopo la lettura di un breve articolo pubblicato su una rivista di fisica divulgativa, in cui si raccontava che, secondo recenti scoperte, l’oro ed il platino sarebbero arrivati sulla Terra in seguito a una tempesta di meteoriti 3,8 miliardi di anni fa. Pare inoltre che l’oro si sia formato in seguito allo scontro di due stelle di neutroni. Mi ha affascinato molto pensare che un materiale così facilmente collegabile al concetto di valore sia conseguenza di uno scontro di proporzioni inimmaginabili. E’ stato significativo inoltre per me riflettere su come nella tradizione artistica l’oro per secoli sia stato utilizzato nelle rappresentazioni sacre e di come sia rimasto collegato alla sfera del divino, a qualcosa di ultraterreno. In qualche modo questa scoperta scientifica, riconducendo la formazione dell’oro ad un evento celeste e primordiale, è come se avesse legittimato secoli di utilizzo dell’oro nell’arte sacra.

Questa è la vostra prima collaborazione. Cosa vi ha portati a decidere di lavorare insieme? Quali sono i punti di tangenza nelle vostre pratiche artistiche? E quali sono invece i punti di divergenza, ma che vi permettono di creare un dialogo?
F. R.: È un lavoro nato innanzitutto dal dialogo, e da un confronto sui nostri rispettivi lavori che normalmente siamo soliti fare. Da parte mia in quest’ultimo anno mi sono trovato a riflettere sull’opportunità di lavorare attraverso corrispondenze fra materiali e lavori diversi, al fine di generare, attraverso un dialogo silenzioso, una dimensione più intima e interpretativa dei miei lavori. Di conseguenza ho pensato che questo dialogo potesse generarsi anche tra pratiche artistiche differenti, svelando dell’idea originale le sue caratteristiche più semplici e intuitive.
R. M.: Nel mio lavoro in generale cerco una tensione tra materia e valore simbolico, ogni opera si completa nella messa in atto della materia in rapporto al suo significato, alla sua forma. “On the line of the horizion”, vive di una sinergia quasi magica. Tutto, dall’equilibrio tra i colori, alle proporzioni tra gli oggetti, alla relazione con lo spazio espositivo, si regge su un dialogo continuo tra le parti. Il meteorite d’oro ha la dimensione ed il peso di un sampietrino e la lucentezza di un gioiello, i mattoni blu di Fabio lo avvolgono e riempiono interamente il pavimento dello spazio espositivo stravolgendo l’orientamento ed entrando in relazione con il cielo visibile dal soffitto vetrato della serra. Non sarà l’ultima collaborazione, ora dobbiamo solo capire dove continueremo e con quali modalità.

Ryts Monet & Fabio Roncato. On the line of the horizon meteorite galvanizzato in oro, mattoni e pigmento blu di metilene Dimensioni variabili 2017

Ryts Monet & Fabio Roncato. On the line of the horizon meteorite galvanizzato in oro, mattoni e pigmento blu di metilene
Dimensioni variabili
2017

Siete entrambi in residenza d’artista, tu a Graz e Fabio a Maastricht. Come giudicate queste esperienze? In quali aspetti la residenza d’artista è una modalità valida di approfondimento e studio nella propria pratica artistica?
R. M.: Da febbraio 2017 mi trovo a Graz per una residenza della durata di tre mesi finanziata e promossa dalla regione Stiria. Ho trovato una realtà vivace e, pur essendo Graz una piccola città, c’è molta attenzione per il contemporaneo. Il 25 aprile la residenza si concluderà con una mostra personale, GRINDER, nello spazio Akademie Graz, dove presenterò lavori inediti, che tuttavia sviluppano e sono una continuazione delle riflessioni riferite al lavoro esposto alla Van Eyck con Fabio.
F. R.: Ho appena concluso la mia residenza alla Jan Van Eyck Accademie di Maastricht e continuerò a Torino la seconda parte della residenza alla Spinola. Sono due residenze molto diverse fra loro, come obiettivi e soprattutto come durata. Mi sono trovato a riflettere sull’importanza del fallimento come processo di comprensione e come le residenze che finanziano la ricerca, come quelle che ho citato, siano centrali per l’acquisizione di questa consapevolezza. Si tratta di un percorso di conoscenza che avviene anche attraverso la rilocalizzazione della propria pratica artistica, che porta inevitabilmente a confrontarsi con il succedersi di eventi, circostanze e casualità che avvengono durante il periodo di studio. Per quanto mi riguarda penso siano state due esperienze fondamentali per la mia crescita artistica.

Info: www.rytsmonet.eu
fabioroncato.eu

www.janvaneyck.nl

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