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MILANO | Palazzo Reale | Fino al 26 febbraio 2017

di MATTEO GALBIATI

Nel 1600 un giovane artista fiammingo parte per quel desiderato e atteso, sperato e cercato, viaggio formativo in Italia, spesso davvero cruciale per la maturazione stilistica di chi lo intraprendeva. Un viaggio iniziato, con le consuete incognite e le inevitabili aspettative, che, però, per Pieter Paul Rubens (1577-1640) si trasformò in una permanenza prolungata che si estese fino al 1608.

Pietro Paolo Rubens, La scoperta di Erittonio fanciullo, 1615-1616, olio su tela, 243.5x345.5 cm, Vienna, Palazzo Liechtenstein - The Princely Collections

Pietro Paolo Rubens, La scoperta di Erittonio fanciullo, 1615-1616, olio su tela, 243.5×345.5 cm, Vienna, Palazzo Liechtenstein – The Princely Collections

Otto anni, tanto durò la sua permanenza nel Bel Paese; otto anni in cui l’iniziale ammirazione verso l’arte classica, l’ispirazione da questa suscitata e l’apprezzamento dei grandi maestri della tradizione italiana seppero mettersi a servizio dei potenti dell’epoca, che identificarono in Rubens un maestro di apprezzato talento, la cui fama toccò ogni parte d’Italia, da Roma a Genova, da Mantova a Venezia. Il suo stile, il suo linguaggio e la sua espressione s’innervarono presto nel contesto culturale del nostro paese aprendo nuove prospettive e nuovi spunti tanto che la sinergia dirompente e innovativa, da lui maturata attraverso la nostra storia, divenne vero e proprio propellente per la nuova generazione (e non solo) di artisti italiani. Rubes guardò all’Italia e l’Italia imparò presto a guardare a Rubens.
Questo doppio, stretto, legame tra Rubens e l’Italia è l’epicentro della monumentale mostra che Palazzo Reale di Milano ha voluto presentare in apertura di stagione e che si appresta, tra qualche settimana, a volgere al termine: una mostra che lascia intuire il serio lavoro scientifico – durato tre anni – di preparazione di questo progetto che – ci piace davvero sottolinearlo – non tradisce l’attesa dello spettatore, anzi la appaga e la soddisfa.

Pietro Paolo Rubens, Ritratto di Gio Carlo Doria a cavallo, 1606, olio su tela, 265x188 cm, Genova, Galleria Nazionale di Palazzo Spinola

Pietro Paolo Rubens, Ritratto di Gio Carlo Doria a cavallo, 1606, olio su tela, 265×188 cm, Genova, Galleria Nazionale di Palazzo Spinola

Non di rado, infatti, quando nei titoli delle grandi mostre campeggia un nome di richiamo con il rischio in agguato di vedere delusa la propria aspettativa, costretta ad accontentarsi di pochi e misurati capolavori, spesso addirittura minori e marginali del maestro in questione. In questo caso ci si muove tra un’ampia selezione che, sul totale della settantina di pezzi esposti, vede ben 40 preziosissimi dipinti di Rubens, provenienti dalle principali collezioni nazionali e internazionali, segno della qualità forte di questo progetto.
Sono questi significativi capolavori a condurre l’indagine della lettura dell’esperienza italiana del genio fiammingo che, suddivisa in diverse sezioni, propone un percorso chiaro, nitido, evidente nelle reciprocità e citazioni presenti tra le varie opere. Gli accostamenti e i rimandi risultano definiti allo sguardo del pubblico, il quale ha anche modo di cogliere i principi – facilitato da un allestimento misurato e intrigante, mai esasperato, ma intelligentemente sobrio – che hanno regolato una cultura artistica capace di alimentarsi – e alimentandone poi altre – di storie diverse.

Pietro Paolo Rubens, Cattura di Sansone, 1614-20, olio su tela, 118x132 cm, Monaco, Alte Pinakothek, Bayerische Staatsgemäldesammlungen

Pietro Paolo Rubens, Cattura di Sansone, 1614-20, olio su tela, 118×132 cm, Monaco, Alte Pinakothek, Bayerische Staatsgemäldesammlungen

L’arte classica e quella rinascimentale, le spinte al Barocco, i modelli di Tintoretto o Correggio e l’influenza sui giovani Pietro da Cortona, Bernini, Lanfranco o Luca Giordano, restituiscono lo straordinario insegnamento dato da Rubens e qui si miscelano, in un solenne virtuosismo che abbaglia, nella solennità degli incarnati, nella potenza delle luci, nella forza dei chiaroscuri, nella vigoria della pennellata e nell’eleganza di tinte e cromatismi: Rubens è totalmente presente, si respira, si dichiara, si tocca. Si sente la sua anima e la sua poesia. In una mostra che, senza retorica, è giusto definire grandiosa.
La testimonianza di questo artista, che Berenson definiva come “un pittore italiano”, qui si ricostruisce nell’esattezza dei termini con cui non solo lui si è formato in Italia, ma anche come ha fortemente aiutato l’arte italiana a formarsi e indirizzarsi su nuove e più moderne direttrici.

Pietro Paolo Rubens e la nascita del Barocco
a cura di Anna Lo Bianco
comitato Scientifico Eloisa Dodero, David Jaffé, Johann Kraeftner, Anna Lo Bianco, Cecilia Paolini, Alejandro Vergara
una mostra di Comune di Milano – Cultura, Palazzo Reale, Civita Mostre
con il patrocinio di MIBACT – Ministero dei beni e delle attività culturali e del Turismo
progetto allestimento Corrado Anselmi
catalogo Marsilio

26 ottobre 2016 – 26 febbraio 2017

Palazzo Reale
piazza Duomo 12, Milano

Orari: lunedì: 14.30-19.30; martedì, mercoledì, venerdì e domenica 9.30-19.30; giovedì e sabato 9.30-22.30; la biglietteria chiude un’ora e mezza prima
Ingresso con biglietto comprensivo di di audioguida open €14.00; intero €12.00; ridotto €10.00 e €8.00; ridotto speciale €6.00; biglietto famiglia €10.00; la prenotazione è obbligatoria per gruppi e scuole e consigliata per i singoli al costo di €1.50 a persona e €1.00 a studente e per i biglietti ridotti famiglia; visite guidate su prenotazione scrivndo a rubens@civita.it €100.00 per gruppi; €60.00 per scuole; €120.00 per visita guidata in lingua straniera

Info: 199.15.11.21 dal lunedì al venerdì 9.00-18.00; il sabato 9.00-12.00 (dall’estero 02 89096942)
www.palazzorealemilano.it
www.mostrarubens.it

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