ROMA | Palazzo delle Esposizioni | 13 ottobre 2016 – 8 gennaio 2017

di JACOPO RICCIARDI

Al caos eterogeneo e moltiplicatorio di oggi segue un’Arte senza centro. Quali novità? La pittura si trasforma allontanandosi da sé, in video, o foto, o installazione, di oggetti, o di video, o stampe, o documenti, o tutto questo insieme. La scultura in questo modo è completamente annullata. La musica è sonoro di qualcos’altro, e così la voce. Questo muoversi (dell’opera e dell’artista) fuori dal centro, che non tenta di convergere ma che si disperde verso l’esterno, alla periferia della periferia del centro, là dove tutto è amalgama, – sono elementi discordanti (non dissonanti) che si allontanano gli uni dagli altri -, gira a vuoto, tornando su sé, formando un’incrostazione (e non una cicatrice).

Dov’è l’energia? Le opere in mostra alla 16a Quadriennale d’arte di Roma non sembrano possedere la progressione drammatica di un’espansione, piuttosto un ripercorrere la stessa via, consumandola. Nessun artista emerge sull’altro. Perché? Perché ognuno evita di affrontare il vuoto del centro (lo stesso per tutti). Come esserne certi? Perdendo di vista il centro gli tolgono energia. Questa affermazione non si può contraddire, poiché pittura, scultura, musica, video, foto, scrittura, non sono mai affrontati direttamente, nel loro unicum.
L’Arte deve amalgamarsi alla forma sociale che le è contemporanea, e simularla? No.

16a Quadriennale, Palazzo delle Esposizioni, Roma

16a Quadriennale, Palazzo delle Esposizioni, Roma

Alla Quadriennale non c’è alternativa all’installazione. Un solo oggetto, o l’uso di una materia specifica non pittorica come perno del proprio lavoro, risalgono all’Arte povera, quindi nascono vecchi (mimano quella qualità accentratrice). Più oggetti di natura diversa messi insieme, non convergono e creano un conglomerato che resta incrostazione. La fotografia è performativa (figura umana), installativa (paesaggio) e concettuale (documento stampato). Il video, unico o multiplo, è installativo. La pellicola è performativa. La proiezione di un video si avvicina al film, è un performativo appena arricchito. L’installazione per funzionare deve stringersi in una sintesi della Cosa che mette in mostra. Il concettuale vero è centro evidente di un infinito.
Il digitale? Se gli oggetti sono qui, le stampe a tema digitale indicano un lì. Se il video è un altrove nel qui, il digitale è un altrove del qui. Ma il digitale dovrebbe creare, non distruggere.
Nel caos l’Arte risponde (dovrebbe!) con opere centrate. Quindi, sarebbe meglio essere chiari, e rendere chiaro il mistero. La Quadriennale è un’occasione persa, mesta. Un suggerimento? Il vero tema era proprio quel vuoto del centro a cui artisti e opere (curatori?) volgono le spalle. Si dovrebbero cercare gli artisti e le opere che affrontano frontalmente quel vuoto e che anzi, oggi, vi sono immersi, fino a modificare se stessi e la centralità dell’opera in altra ulteriore centralità.

16a Quadriennale d’arte
Altri tempi, altri miti

13 ottobre 2016 – 8 gennaio 2017

Palazzo delle Esposizioni
Via Nazionale 194, Roma

Info: www.palazzoesposizioni.it

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