Intervista a Paola Marini di Matteo Galbiati

Incontriamo, per la nostra intervista, Paola Marini, neo-direttore delle Gallerie dell’Accademia di Venezia, alla Pinacoteca di Brera di Milano mentre, con il collega James M. Bradburne, presenta il “secondo dialogo” del ciclo voluto dallo storico anglo-canadese per la pinacoteca milanese. Nonostante l’impegno ufficiale, ci ha riservato una piacevole e amabile conversazione sull’istituzione veneziana di cui ha di recente assunto la direzione.
Figura di grande impegno e di spiccata sensibilità, Paola Marini ha maturato una grande esperienza nell’ambito veneto dirigendo i Civici musei prima di Bassano del Grappa e poi di Verona.
Concreta e attenta, il suo punto di partenza non sono mostre di richiamo, prestiti eccellenti, prestigiose collaborazioni, ma il recupero mirato e il restauro funzionale del suo museo per permettere quella fruibilità unica che necessita ai capolavori che conserva. Si aggiunge, comunque, un fitto calendario di impegni che – ne siamo certi – saranno propulsivi per il prestigio delle collezioni qui conservate.

Paola Marini

Paola Marini

È tra le maggiori esperte di arte veneta, cosa significa per lei arrivare a dirigere un’istituzione come questa?
È un riconoscimento maturato sul campo, per me rappresenta il culmine di una carriera, un sogno che si realizza. Sono soddisfatta e piena di gioia per questo incarico, ma penso anche al compito gravoso e complesso che mi è stato affidato. La situazione vista da dentro risulta sempre un po’ più articolata di quanto non appaia da fuori.

Su quali orientamenti intende indirizzare il suo mandato? Quali idee e programmi si riserva di realizzare?
Innanzitutto voglio realizzare gli obiettivi scritti che sono la vera necessità primaria che questa Istituzione attende da anni: l’allestimento delle sale al piano terra e il restauro del primo piano nobile. Per questi interventi sono stati già spesi ben 26 milioni di euro avuti dal Ministero e stanziati altri 9 dal Fondo CIPE. Dobbiamo agire nella direzione dell’implementazione infrastrutturale e della manutenzione dei locali, un iter adesso ormai avviato. Vorrei che il primo risultato fosse ottenere una struttura pienamente e realmente operativa, autonoma e funzionale in ogni aspetto, premessa indispensabile ad implementare l’offerta di attività diversificate.

Gallerie dell’Accademia di Venezia, esterno. Foto: Maddalena Santi, 2016. Su concessione del Ministero dei beni e delle atlività culturali e del turismo

Gallerie dell’Accademia di Venezia, esterno.
Foto: Maddalena Santi, 2016. Su concessione del Ministero dei beni e delle atlività culturali e del turismo

Quali sono le specificità che vuole valorizzare e potenziare, quali gli elementi di innovazione che attuerà nell’autonomia che le viene concessa?
Le Gallerie devono essere qualcosa di snello e attivo, migliorando l’accoglienza del pubblico e rendendo più coerente e continua l’offerta culturale. Chi fa questo mestiere ci mette molta passione; per il bene delle Gallerie, vorrei che si iniziasse a camminare tutti insieme. Voglio valorizzare le idee, le proposte, le sinergie, i programmi e, soprattutto, le persone che lavorano all’interno. A ogni livello.

Quali sono gli elementi di forza delle Gallerie dell’Accademia, quali i punti deboli o le criticità su cui intervenire?
La collezione, straordinaria e compatta, è indubbiamente un significativo elemento di forza e poi il fatto stesso di stare a Venezia, città sempre al centro di attenzioni internazionali, sono vantaggi. Le Gallerie sono una punta di diamante per la città, hanno una reputazione alta e le criticità non ne hanno offuscato l’aura. Abbiamo, per esempio, l’attenzione di molti comitati privati internazionali che ci sostengono: col milione di euro da loro raccolto stiamo ri-allestendo le sale (5 grazie a Venice Heritage e Samsung e altre 7 con Venice Foundation e Venice in Peril). Save Venice sta sostenendo il restauro dell’intero Ciclo di Sant’Orsola di Carpaccio a cui collabora anche l’Istituto Centrale del Restauro.
Si deve anche puntare sul pubblico e sulle sue attese ed esigenze. Altra mia fortuna è l’essere stata accolta molto bene dalla città e da tutti i suoi collaboratori. Il fattore ambientale conta sempre moltissimo.
Il principale punto debole è la carenza di personale, soprattutto amministrativo.

Gallerie dell’Accademia di Venezia, nuove sale. Foto: Matteo De Fina. Su concessione del Ministero dei beni e delle atlività culturali e del turismo

Gallerie dell’Accademia di Venezia, nuove sale.
Foto: Matteo De Fina. Su concessione del Ministero dei beni e delle atlività culturali e del turismo

Come pensa di legare i preziosi tesori custoditi da questa istituzione con il resto del “sistema” Venezia?
L’orientamento deve puntare sui “metodi strumentali”, su una condivisione in rete, sviluppare App per i nuovi mezzi tecnologici e rendere estesa la comunicazione. Sono avviate collaborazioni con Ca’ Foscari per creare un database uniforme e condiviso sulle opere in collezione. Con i Musei Civici abbiamo un fruttuoso dialogo e scambio, anche grazie alla lunga conoscenza e alla profonda stima che mi legano a Gabriella Belli. Stiamo preparando un grande progetto su Tintoretto che coinvolgerà, nel 2018, diversi luoghi e sedi in città. Di recente abbiamo sottoscritto il progetto Dorsoduro Museum Mile che, condiviso con la Galleria di Palazzo Cini, la Collezione Peggy Guggenheim e Punta della Dogana, propone un itinerario per vivere – mettendole in “rete” – le istituzioni presenti nel sestriere e le loro proposte.

Pensa possano esserci sviluppi e scambi “internazionali”?
Sono rapporti già attivi grazie ai capolavori delle nostre collezioni, spesso oggetto di prestito. Io vorrei estendere il nostro ruolo non solo a quello di prestatori, ma di co-protagonisti di progetti culturali da incentivare, sottoscrivere e promuovere insieme. Nostri interlocutori sono il Louvre, il Getty Museum, la National Gallery di Washington, per citarne solo alcuni… Venezia e le Gallerie devono agire come ‘faro’ dell’arte veneziana, attivando collaborazioni internazionali che guardino non solo alle mostre o al museo, ma anche ad altri elementi del dibattito artistico e culturale.

Quali sogni vorrebbe veder realizzati?
Vorrei vedere completati i restauri, perché la “macchina” possa funzionare al meglio. Per il momento sarei felicissima che queste necessità primarie vengano completamente esaudite e rispettate nelle scadenze. Il mio sogno… Poter finalmente vedere le Gallerie splendere.

Intervista tratta dallo “Speciale BENI CULTURALI: i nuovi direttori della riforma Franceschini. vol. 2″ uscito su Espoarte #93.

Paola Marini è nata a Verona e si è laureata con lode a Bologna nel 1975, dove si è poi specializzata in Storia dell’Arte Medioevale e Moderna. Dal 1988 ha diretto il Museo Biblioteca Archivio di Bassano del Grappa e dal 1994 i Civici musei d’arte e monumenti del Comune di Verona, dove dal 2011 al 2013 ha anche diretto la Galleria d’Arte Moderna-Palazzo Forti. Ha curato numerose mostre di livello internazionale in collaborazione con istituzioni italiane e straniere, sia pubbliche che private. Dal 1998 insegna museografia e museologia nella Scuola di specializzazione in storia dell’arte dell’Università degli studi di Udine. È autrice di decine di pubblicazioni, con particolare riguardo all’arte veneta.

Gallerie dell’Accademia
Campo della Carità 1050, Venezia
www.gallerieaccademia.org

Prossimi eventi:
Perfecto e Virtuale. L’uomo vitruviano di Leonardo
Venezia, Gallerie dell’Accademia

24 ottobre 2016 – 24 aprile 2017

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