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BOLOGNA | MAMbo – Museo d’Arte Moderna | 12 dicembre 2017 – 13 maggio 2018

di ISABELLA FALBO

Dal Museo di Stato Russo di San Pietroburgo al MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna: fino al 13 maggio 2018 in mostra settantadue capolavori dell’arte Russa, a cura di Evgenia Petrova e Joseph Kiblitsky.
La mostra, intende mettere in luce quali, quante e così diverse tra loro, arti nacquero in Russia tra i primi del Novecento e la fine degli anni ’30 ma anche, come dichiara Evgenia Petrova, vicedirettore del Museo di Stato Russo di San Pietroburgo: «Riportare all’attenzione non tanto della critica o degli addetti ai lavori, quanto del pubblico, artisti tipo Repin come anche Petrov-Vodkin o Kustodiev, rimasti un po’ nell’ombra a causa dell’enorme successo avuto da altri quali Chagall, Malevich o Kandinsky che pure sono presenti in mostra».

Veduta della mostra Revolutija: da Chagall a Malevich da Repin a Kandinsky. Capolavori dal Museo di Stato Russo. © State Russian Museum, St. Petersburg

Veduta della mostra Revolutija: da Chagall a Malevich da Repin a Kandinsky. Capolavori dal Museo di Stato Russo. © State Russian Museum, St. Petersburg

L’impatto è forte, emozionante, l’allestimento mette in scena gli artisti che hanno vissuto, rappresentato e incarnato la Rivoluzione d’Ottobre attraverso un fitto tessuto di rapporti, rimandi e relazioni spesso poco conosciute. Scorci, sottolineature, accenti rendono l’ambiente greve, come quegli anni che sconvolsero il mondo, e labirintico, come la moltitudine dei movimenti culturali della Russia d’inizio Novecento – dal Realismo alle Avanguardie: Primitivismo, Cubo-Futurismo, Raggismo, Suprematismo Costruttivismo – costruendo contemporaneamente un parallelo cronologico tra l’Espressionismo figurativo e il puro Astrattismo fino al concetto di opera d’arte totale.

Il’ja Repin, 17 ottobre 1905, olio su tela, 1910 © State Russian Museum, St. Petersburg

Il’ja Repin, 17 ottobre 1905, olio su tela, 1910 © State Russian Museum, St. Petersburg

Testimoniano in mostra della rivoluzione democratico-borghese del 1905 e della tradizione culturale del realismo i bellissimi Che vastità! del 1903 e 17 ottobre 1905, del 1907, di Il’ja Repin, realizzati su quella linea ottocentesca che da qui in avanti si spezza a favore delle nuove sperimentazioni occidentali, in particolare della pittura francese, dei Fauves e Cubisti, svolta dagli artisti russi ulteriormente e originalmente, come ad esempio fece Nathan Alt’man, debitore del cubismo francese nel ritrarre la poetessa Anna Achmatova, 1915 e Valentin Serov, nel ritrarre la ballerina Ida Rubinštein, 1910. Tatlin, era stato a Parigi e aveva potuto vedere le sculture di Picasso, al ritorno dipinse opere come Modella, 1913.

Il’ja Repin, Che vastità!, olio su tela, 1903 © State Russian Museum, St. Petersburg

Il’ja Repin, Che vastità!, olio su tela, 1903 © State Russian Museum, St. Petersburg

Michail Larionov e sua moglie Natal’ja Gončarova aprirono il primo capitolo delle Avanguardie russe. Tra il 1912 e 1913, Larionov attingendo al Futurismo italiano e al Cubismo francese, creò il Raggismo. Come Kandinsky – di cui in mostra sono presenti Su Bianco (I) del 1920 e Crepuscolare del 1917 – Larionov apriva un altro spiraglio all’arte non oggettiva. Gončarova, cominciò con temi popolari in uno stile neo primitivo, caratterizzato dal recupero di motivi del folclore e dell’artigianato popolare, come testimoniato in mostra da Lavandaie, 1911. Al contrario del marito, Gončarova fu altezzosa verso il futurismo che definì “un impressionismo emozionale”, ma a chi, se non a Boccioni, si deve il forte impatto dinamico del suo Ciclista, 1913. Del Primitivismo, a volte perfino brutale, fece parte anche Aleksandr Drevin di cui si espone La cena, 1915.

Kandinsky, Su bianco (I) © State Russian Museum, St. Petersburg

Kandinsky, Su bianco (I) © State Russian Museum, St. Petersburg

Meno di due anni prima dell’ottobre ’17 Kazimir Malevich, il più drastico degli innovatori, aveva proclamato la supremazia della pura sensibilità su ogni realismo. Il Quadrato nero, il Quadrato rosso (Realismo pittorico di contadina in due dimensioni), la Croce Nera, il Cerchio nero – tutte opere presenti in mostra – erano le nuove icone che sbandierava in volto al pubblico sconcertato. La filosofia del maestro dell’astrattismo, i suoi metodi di insegnamento e i rigidi precetti del nascente suprematismo entrano prestissimo in rotta di collisione con il lirismo di Marc Chagall, testimoniato in mostra dal magnifico e ormai iconico La passeggiata del 1917.

Marc Chagall, La passeggiata. Promenade, olio su tela, 1917 © State Russian Museum, St. Petersburg

Marc Chagall, La passeggiata. Promenade, olio su tela, 1917 © Chagall ® By SIAE 2017

Attivissima nel promuovere le ragioni della rivoluzione Sof’ja Dymšits-Tolstaja, della quale sono visibili in mostra tre sue opere fondamentali, Vetro di propaganda “Il fondamento della RSFSR è il lavoro”, Vetro di propaganda “La pace alle capanne, la guerra ai palazzi” e Vetro di propaganda “Proletari di tutto il mondo, unitevi!”, tutte e tre eseguite tra il 1919 e il 1921.
La rivoluzione aveva generato due opposte fazioni, da un lato artisti come Rodčenko che seguirono i due capofila Malevich e Tatlin. L’altra fazione, emersa dopo la rivoluzione, comprese gli artisti del ritorno all’ordine e all’accessibile linguaggio figurativo come quello di Petrov-Vodkin di cui in mostra Sulla linea del fuoco, 1916, Operai, 1926 e Fantasia, 1925. Con queste opere iniziava il cammino all’indietro dell’avanguardia, prima dimenticata, poi perseguitata. Era ormai alle porte il realismo socialista. Tra i suoi maggiori rappresentanti ricordiamo Isaak Brodskij, presente in mostra con Consegna della bandiera dei comunardi parigini agli operai moscoviti sul campo Chodynka a Mosca del 1932 e Vasilij Kuptsov con ANT-20 “Maksim Gor’kij”, del 1934, utilizzato per la propaganda stalinista, è diventata nel tempo un’icona, così come divenne altrettanto iconica la scultura di Vera Muchina L’operaio e la kolchoziana, del 1936, che non solo fece furore all’Esposizione Universale di Parigi, ma divenne uno dei simboli più riconosciuti dell’URSS.
Eventi sconvolgenti si erano susseguiti da quando nel 1930 era stata chiusa a Mosca la mostra di Malevich, così come tutte le altre mostre d’avanguardia. Lenin era morto, Stalin avanzava come testimoniato in mostra dal suo ritratto del 1936 di Pavel Filonov. Il trionfo del neo-verismo sovietico spalancava le porte a un’arte paternalistica, in cui al netto rifiuto di ogni ricerca moderna intesa a innovare il linguaggio delle arti, corrispondeva la supina accettazione dell’illustrazionismo.

N.B.: In parallelo dell’esposizione, in tutta la città si svolge Intorno a Revolutija, un ricco programma collaterale cui partecipe le principali istituzioni culturali cittadine. La grande mostra rappresenta infatti l’occasione per accendere i riflettori su una città che si presenta come un grande laboratorio in grado di lavorare sul tema comune dei cento anni della Rivoluzione d’Ottobre e affrontarlo da molteplici punti di vista.

REVOLUTIJA
da Chagall a Malevich da Repin a Kandinsky
a cura di Evgenia Petrova e Joseph Kiblitsky
collaborazione in esclusiva con il Museo di Stato Russo di San Pietroburgo
prodotta e organizzata da CMS.Cultura in partnership con il Comune di Bologna | Istituzione Bologna Musei

MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna
12 dicembre 2017 – 13 maggio 2018

Info: +39 051 7168808
info@mostrarevolutija.it
www.mostrarevolutija.it

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