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BRESCIA | Galleria Massimo Minini | 25 marzo – 18 maggio 2014

di KEVIN McMANUS

La Galleria Massimo Minini continua nel lavoro di (ri)definizione di un gusto, di una sensibilità legata alla pregnanza del poco, piuttosto che alla sovrabbondanza di stimoli che caratterizzano ampie fette del mercato artistico di oggi. Lo fa promuovendo, al tempo stesso, la visibilità entro i nostri confini di alcuni tra i più notevoli artisti internazionali della nostra generazione. Dopo John Isaacs (1968) è la volta di Haris Epaminonda (1980), in un evento che accompagna, quasi come un’emanazione parallela, la personale della giovane artista cipriota alla Fondazione Querini Stampalia di Venezia (a sua volta aperta fino al prossimo 18 maggio).

Haris Epaminonda. Vol.XIV,  veduta della mostra, 2014, Galleria Massimo Minini, Brescia

Parlare di «mostra» sembra quasi riduttivo, o comunque non del tutto corretto. L’artista, infatti, non presenta una serie di «opere», ma una rilettura complessiva dello spazio, che avvolge lo spettatore in una continua dialettica tra il colpo d’occhio generale e l’evocatività dei singoli pezzi. C’è insomma un intento installativo, quasi architettonico, di fondo, che presiede e si impone sulla tentazione di restringere il campo visivo al particolare, ma che al contempo conferisce a ciascuno di questi particolari una dimensione simbolica, quasi mistica.
Haris Epaminonda. Vol.XIV,  veduta della mostra, 2014, Galleria Massimo Minini, BresciaSi diceva della lettura dello spazio: non si tratta, come può immaginare chi conosce la galleria bresciana, di uno spazio semantizzato, carico di suggestioni formali, linguistiche o simboliche pregresse, bensì di uno spazio bianco, una tabula rasa appena scalfita dalla presenza di pannelli divisori e da una minima articolazione planimetrica. Proprio qui risiede la profonda, sottile poesia del lavoro di Haris Epaminonda: i pezzi, inseriti in questo spazio silenzioso, sembrano esservi radicati necessariamente, danno l’impressione di non poter stare altrove. Lo spazio stesso, addirittura, sembra non poter essere concepito altrimenti, né potersi relazionare con qualsiasi altro tipo di oggetti. Il minimo dettaglio, la misura esatta, la proporzione millimetrica, l’esatta collocazione del cono d’ombra, sono tutti elementi che vengono messi in primo piano, che ispirano le semplici, raffinatissime strutture in ferro con cui lavora l’artista. Ciascuna di esse collabora con lo spazio in un modo specifico, limitandosi talvolta a marcarne il ritmo, a mostrare l’articolazione intima di quello che, privi come siamo della capacità di guardare, di affidare al tempo la nascita di una percezione piena e significante, tenderemmo a considerare un «vuoto».

Haris Epaminonda. Vol.XIV,  veduta della mostra, 2014, Galleria Massimo Minini, Brescia

In altri casi, questi profili essenziali vanno a custodire una ricerca di profondità, mai giocata su un troppo facile trompe-l’oeil, ma sempre dichiarata, rispettosa dell’intelligenza di chi guarda.
A queste strutture, progettate con una cura tale da rendere inaccettabili il minino spostamento o la minima variazione innaturale della luce, l’artista associa, in un rapporto intimo di cui possiamo solo intuire la logica segreta, una serie di oggetti tratti dal proprio «archivio» personale: vasi, pietre, fotografie, semplici cornici, e così via. La traccia, l’indice di un vissuto, in un legame indissolubile con una forma mentale, possibile. Cose sottratte al proprio destino quotidiano per diventarne testimoni, entro uno spazio che è sì quello della galleria, ma è innanzitutto quello del pensiero.

Haris Epaminonda. Vol. XIV

25 marzo – 18 maggio 2014

Galleria Massimo Minini
Via Apollonio 68, Brescia 

Orari: da lunedì a venerdì 10.00-19.30, sabato 15.30-19.30
Ingresso libero

Info: +39 030383034
info@galleriaminini.it
www.galleriaminini.it

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