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MILANO | Triennale di Milano | 16 settembre – 9 novembre 2014

di MATTEO GALBIATI

Siamo abituati a grandi mostre tematiche il cui soggetto, epicentro attorno al quale far ruotare tutta l’esposizione, diventa spesso – non sempre per fortuna – pretesto per organizzare carrozzoni che, trascinandosi faticosamente attorno all’argomento che vorrebbero descrivere, risultano, pur con l’indubbia qualità delle proposte e dei materiali offerti e raccolti, assai noiose e monotone.
Roni Horn, Pair Object VI, 1989, rame solido, 2 elementi, 33x43.2 cm ciascuno, Museo Cantonale d'Arte, Lugano Donazione Panza di Biumo Foto Giorgio ColomboQuesto rischio non lo corre certo la mostra – curiosa, interessante e davvero coinvolgente – che fino agli inizi di novembre può essere visitata alla Triennale di Milano dove, protagonista assoluto, è il rame. Una mostra che, con un approccio trasversale e un allestimento che intelligentemente sa miscelare elementi assai diversi, riesce a catturare l’attenzione, accontentandola e soddisfacendola, di un pubblico ampio.
Il rame, quello che oggi chiamiamo anche oro rosso, viene qui analizzato indirizzando lo sguardo verso il racconto di un metallo che è stato, e continua ancora ad essere, di fondamentale importanza per la vita dell’uomo.
Il rame ha, infatti, avviato lo sviluppo tecnico dell’uomo accompagnandolo dall’albore dei tempi preistorici – è stato il primo metallo in assoluto ad essere lavorato – fino agli ultimissimi ritrovati della tecnologia più avanzata. La sua presenza e il suo uso sembra essere indispensabile e gli impieghi infiniti: dall’industria all’architettura, dalla chimica alla medicina, dal design all’arte, dalle telecomunicazioni all’industria aerospaziale per entrare persino nell’ambito della moda.
Questa mostra tesse, allora, uno studiato percorso che, contemplando questi vari e ricchi ambiti, suscita vivo interesse e desiderio di approfondimento e conoscenza che accrescono percorrendo l’esposizione, sala dopo sala, leggendo didascalia dopo didascalia. Tra informazioni tecnico-enciclopediche e descrizioni “formative”, la riuscita di questo progetto viene anche dall’abile connubio che avvicina interessi ed esperienze diverse rivolgendosi a chi, da tecnico, scienziato o da creativo, di questo metallo ha saputo sfruttarne le qualità formali, chimiche, fisiche, strutturali e plastiche, anche in modo fortemente innovativo.
Marisa Merz, Senza Titolo, 1993, filo di rame, struttura in ferro, argilla cruda	 dimensioni ambiente, Collezione dell'artista Foto Paolo Pellion Courtesy Fondazione MerzGuardando alla sezione d’arte nello specifico si trovano una trentina di opere che – con prestiti provenienti da prestigiose istituzioni – ci portano a percorrere le esperienze di artisti decisivi, soprattutto con un accento significativo sulle ricerche poveriste e minimali, nella storia dell’arte contemporanea, i quali, con voci che vanno dagli anni Sessanta e giungono all’oggi, hanno contemplato l’uso del rame nel loro lavoro con un’attenzione e sensibilità peculiari.
Il nostro sguardo incontra capolavori di Fontana, Melotti, Andre, Bagnoli, Fabro, Mattiacci, Merz, Nagasawa, Salvadori, o dei più contemporanei Horn, Iglesias, Ortega senza trascurare neppure testimonianze dalle ultime generazioni rappresentate da Sala, Kwade e Vo, per citare solamente alcuni nomi. Il rame qui fa dialogare tra loro esperienze artistiche differenti, ricerche e poetiche anche lontane che, però, sposano un comune dialogo che passa attraverso lucentezze, ossidazioni, acidature, assemblaggi e intrecci di fili, superfici riflettenti… offerte dal rame. Inaspettatamente l’insieme funziona e “ragiona” con precisione, sapendosi anche accostare a quelle sezioni più scientificamente tecniche e a relazionarsi con quelle, altrettanto ricche del design, dell’architettura e della moda.
Il rame, il cuprum per i latini che dal nome ci consegnano il suo simbolo chimico Cu, vive qui in una mostra unica, una “prima” che, proprio per questo ampio spettro che copre l’approccio trasversale con cui è stato studiata dalle curatrici Antonella Soldaini Elena Tettamanti, non rende né banale né caotica la visita ma, anzi, accresce il desiderio di scoperta che porta visitatori dalle diverse motivazioni a contemplare anche aspetti, magari, lontani dalla loro comune esperienza e conoscenza.

Trame. Le forme del rame tra arte contemporanea, design, tecnologia e architettura
a cura di Antonella Soldaini e Elena Tettamanti
coprodotta da Eight Art Project
con Triennale di Milano, Triennale Design Museum, Istituto Italiano del Rame
con il patrocinio di European Copper Institute
allestimento e progetto grafico di Migliore + Servetto Architects
main sponsor KME con Prysmian, Ducati Energia, Ferrovie Nord Milano, AON
laboratori  per  le  scuole  Triennale Design Museum
attività  didattica nelle scuole Ad Artem
catalogo Skira, italiano e inglese, con testi di Antonella Soldaini, Elena Tettamanti, Giampiero Bosoni, Paolo Consigli, Maurizio Decina, Eva Fabbris, Vincenzo Loconsolo, Ico Migliore, Francesca Olivini, Michela Pereira 

16 settembre – 9 novembre 2014

Triennale Design Museum
viale Alemagna 6, Milano

Orari: da martedì a domenica 10.30-20.30; giovedì 10.30-23.00; lunedì chiuso (la biglietteria chiude un’ora prima delle mostre)
Ingresso €8.00; €6.50; €5.50 

Info: Triennale di Milano
+39 02 724341
www.triennale.it

Eight Art Project
via A. Saffi 29, Milano
+39 02 43 98 24 93
info@eightart.it
www.eightart.it

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