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L’Avana Vecchia, Cuba | Centro d’Arte Contemporanea Wilfredo Lam
11 maggio – 11 giugno 2012

Intervista a PIERO MOTTOLA di Daniela Trincia

Il 23 aprile hanno inziato la loro residenza cubana per l’undicesima edizione della Biennale de L’Avana. A pochi giorni dalla chiusura della manifestazione ci siamo fatti raccontare dai protagonisti del Padiglione Italia la propria esperienza in città…

Come hai accolto l’invito di Raffaele Gavarro alla partecipazione della Biennale de L’Avana?
Con grande entusiamo! Ho subito pensato alla possibilità di relazionarmi con una realtà diversa da quella in cui mi sono formato, con la quale poter costruire una nuova esperienza musicale. L’invito di Raffaele Gavarro è giunto in seguito alla partecipazione ad alcuni eventi da lui curati, come la mostra Non Tutto è in Vendita alla galleria OltreDimore di Bologna, per la quale ho realizzato un’installazione sonora per Autocorrelatore; poi, Peripato sull’Isola di San Servolo a Venezia, nell’ambito della mostra Caos, dove ho presentato una versione più complessa per dieci diffusori. Infine, ha sostenuto il mio libro Passeggiate Emozionali: dal rumore alla musica relazionale nell’ambito della collana Icarus della Maretti Editore, da lui diretta. Penso che tra noi esista una vicinanza fondata su alcuni interessi comuni, che vanno dall’arte relazionale alle molteplici possibilità del caos anche nelle sue possibilità di costruzione di nuove realtà acustico emozionali.

Il lavoro presentato è stato appositamente pensato la Biennale?
Per la Biennale ho pensato a due interventi differenti anche se realizzati utilizzando un medesimo metodo compositivo, una Mappa a dieci emozioni da me costruita a partire dal 2000.
Il primo intervento è un’installazione sonora per cinque Scatole Sonore contenenti altrettante combinazioni emozionali, e, il secondo intervento, un’azione musicale per quartetto.
Il contenuto timbrico delle combinazioni emozionali delle scatole è stato ottenuto rielaborando, in termini di corrispondenze emozionali, i suoni rumori che ho registrato a L’Avana. Ho ricondotto le intense sonorità di questa città all’interno di dieci parametri emozionali rappresentativi della Mappa a dieci emozioni. Per circa dieci giorni ho registrato suoni rumori entrando in contatto con la realtà del luogo, prima che con la parola e con l’azione, semplicemente attraverso la determinazione all’ascolto, condotto in varie ore del giorno. In questo modo ho conosciuto persone del luogo incuriosite dal mio piccolo registratore, indirettamente ho avvicinato i loro problemi, le loro passioni, le difficoltà di comunicare con il mondo, le tensioni e gli entusiasmi di uno straordinario popolo. Un giorno, mentre mi accingevo con il mio registratore, ho sentito in cuffia una sonorità acquosa intensa e ripetitiva. Ho alzato lo sguardo e ho visto una persona che puliva il tetto della sua casa dall’acqua di un improvviso temporale. Da quel momento, tutti i giorni, Alejandro (il suo nome), mi dava indicazioni sui luoghi acustici intensi: mercati, aree di gioco per bambini, laboratori di artigiani, etc. Tutti questi rumori sono stati poi articolati in cinque diverse combinazioni dall’Autocorrelatore, un sistema informatico che vive delle relazioni delle distanze emozionali sperimentalmente ottenuto, e che può generare infinite passeggiate emozionali utilizzando frammenti acustici precedentemente elaborati, astratti, musicali e significativi delle dieci emozioni, con quelli registrati ed elaborati nei luoghi. Le cinque combinazioni emozionali, inserite nelle scatole, hanno stimolato i visitatori della mostra “L’etica prima della forma” ad interpretare sonorità dapprima familiari nella loro combinazione/sovrapposizione, poi nel tempo, ed in modo poco prevedibile, combinate secondo logiche di massima vicinanza e conflitti emozionali fino a creare una realtà acustica alterata ed enigmatica.

Il mio secondo intervento è stato a carattere più propriamente musicale. Un’esecuzione di due mie composizioni strumentali per quartetto. Prima della partenza ho pensato di spedire due mie composizioni scritte nel 2008 e nel 2009 per la Fondazione Morra-Museo Nitsch di Napoli – Interno disperso e Andamenti differenti – ad Enrique Pérez Mesa, il direttore dell’Orchestra Sinfonica Nazionale di Cuba che ha accettato di eseguirle organizzando il quartetto ed affidando al suo assistente la direzione. Pérez Mesa in persona è venuto nel Padiglione Italia, dove ha espresso apprezzamenti sulle mie composizioni, nonostante trovasse insolito il sistema di relazioni, la Mappa a dieci emozioni, che secondo lui generava una musica di difficile esecuzione. Ho seguito la preparazione della composizione al Conservatorio di Musica Amadeo Roldán, le prove generali e poi l’esecuzione. Cinque musicisti per un mese di lavoro hanno chiesto un rimborso di 300€, il costo di un musicista italiano il quale, per tale cifra, mi avrebbe fatto una cortesia, forse senza quella curiosità che ho notato tra i musicisti, a partire dal direttore. In Italia ho avuto spesso delle difficoltà ad iniziare un dialogo con musicisti che operano nel settore della classica contemporanea, in quanto non provengo dal Conservatorio. Il direttore Pérez Mesa è entrato subito nel vivo della questione, nel metodo compositivo e nell’idea poetica che sovrasta la forma. Era interessato più al pensiero che a farmi l’esame sul perché del mio arrivo alla notazione musicale.

Com’è stata la residenza? E il rapporto con gli altri artisti?
Una bella esperienza! Ho trovato interessi comuni e differenze che mi hanno dato la forza per continuare la mia ricerca sul suono rumore il cui inizio ormai risale al 1994. Giuseppe Stampone mi ha consigliato delle strategie per relazionarmi con i galleristi… Fare degli oggetti sonori vendibili, citandomi un artista americano che incide la voce di ognuno dei visitatori delle sue opere per poi consegnare loro un vinile. Questo atteggiamento interessante e comune tra gli artisti della mia generazione mi ha indotto a pensare, invece, ad un libro sulla mia ricerca anche per aprire un dibattito sull’arte sonora sperimentale e relazionale. Con Valerio Rocco Orlando abbiamo vissuto il formarsi del corteo del primo maggio per andare a salutare Raul Castro. Un’esperienza intensa che mi ha portato, casualmente, (per il gonfiore ad un piede dovuto alle lunghe camminate) all’incontro con due ragazze cubane, Katiuska e Sandra. Katiuska fa parte dell’installazione sonora che ho pensato a L’Avana, insieme ad alcuni suoi amici che lavoravano alla Casa della Musica, rimasti molto incuriositi da come avessi alterato le loro sonorità, anche quelle legate alla loro musica popolare. La zia di Katiuska mi ha parlato per più volte della situazione politica dopo aver chiuso le finestre, poi ha fatto vedere la sua modesta casa che lei definisce “per poveri” e mi ha chiesto di offrire un gelato a tutti i suoi parenti. Volevano cenare tutti insieme al Paladar sopra la loro casa. All’inaugurazione non sono venuti perché non avevano i vestiti giusti e poi perché non avevo cenato con loro a causa di un imprevisto sul lavoro audio che mi ha occupato sino all’ultimo momento, anche l’ultima notte prima dell’inaugurazione. Non ci siamo capiti e probabilmente si sono offesi…

Quale arricchimento culturale, emotivo e artistico ne hai ricavato?
Il desiderio di continuare la ricerca sul rumore con una metodologia sperimentale. A L’Avana mi sono reso conto che in fondo il mio modo sperimentale di affrontare lo studio del rumore non è così diffuso. Il mio modo di relazionarmi all’arte sonora ha un che di originale ma anche di inquietante. La mia musica relazionale non è pensata per narrare i luoghi o per relazionarsi semplicemente con le persone, ma per scatenare realtà nascoste e insondate. Ha un che di creativo che la persona, il gallerista, il critico può fare o non fare. Quindi non è detto che l’opera si materializzi, ogni libera interpretazione può essere manifestata oppure no! Quindi l’opera potrebbe esistere oppure no! Alcuni e per questo motivo mi hanno definito un artista immateriale.

Qual è la cosa che più ti ha colpito della Biennale?
La forza e la semplicità con cui avvengono le cose nonostante la lentezza. Ho potuto regalare di persona e senza difficoltà il mio libro di recente pubblicazione, a cura della Maretti Editore, al Direttore della Biennale Jorge Fernádez Torres il quale mi ha ascoltato ed è venuto a vedere l’installazione per cinque scatole sonore, esprimendosi in termini di forza emozionale con un caloroso abbraccio. Mi è sembrato molto sincero ed è stato anche il modo di conoscerlo senza intermediazioni. In fondo, però, anche Achille Bonito Oliva, ad una mia installazione sonora al Castello Svevo Aragonese di Barletta e nell’ambito di una sua mostra da lui curata, ad un certo punto, ad un pranzo insieme ad altri artisti, mi dice “carino il tuo lavoro sul suono”. Ovviamente inizio a parlare anche per ringraziarlo ma poi rivolge lo sguardo altrove. Ma forse non ci sono poi così tante differenze tra Cuba e l’Italia. Molti dicono che l’Avana somiglia molto a Napoli… In fondo ogni mondo è paese…

BIENNALE DE L’AVANA 2012
Undicesima edizione
Pràcticas artisticàs e imaginarios sociales

Centro d’Arte Contemporanea Wilfredo Lam
San Ignacio 22, esq. a Empedrado, Plaza de la Catedral
L’Avana Vecchia, Cuba

11 maggio – 11 giugno 2012

Info: contactobienal@wlam.cult.cu

www.bienalhabana.cult.cu

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