di Luisa Castellini

Lei avrà poco più di quarant’anni e a stento trattiene le lacrime. Giovanni Marrozzini, siamo a un workshop, intuisce tenta interroga le immagini che lei gli mostra ed è inarrestabile. Sincero puntuale dolcemente spietato. Poco prima qualcuno si è commosso ascoltando, letta dal poeta Massimo Gezzi, Ossi di Seppia di Montale. È la prima volta che sperimentano un workshop fotografia-poesia: ci sono voluti anni, molti aerei, ancora più passi, altrettanti libri, forse più negativi, innumerevoli incontri, avventure, incidenti e riconciliazioni, illuminazioni e dubbi, senza dimenticare quel chinino bevuto nella foresta per tornare alla vita dalla malaria, per arrivare fino a qui, a questo incontro tra immagine e parola. Fuori, il grande bersò in metallo della ferrovia è un incanto. Pronuncio un laconico bellissimo. Vengo subito punita affinché la storia possa iniziare.

«Vedi, è quasi meglio che un posto non sia bellissimo perché altrimenti ti perdi: non guardi».

parolamia #1 - Pioggia torrenziale in Avenida Eusebio Ayala, Asunción, Paraguay 2011

parolamia #1 – Pioggia torrenziale in Avenida Eusebio Ayala, Asunción, Paraguay 2011

Prende fiato, Marrozzini, e inizia la sua corsa, così la mia per stargli dietro tra queste righe insieme a voi. «Qui potrei scattare una foto in b/n e fare di tutti questi rami un sistema nervoso. Poi arriva Gezzi e scrive solo del rumore del treno che passa. Nello stesso luogo. Ma nessuno vivrebbe nell’ombra dell’altro». Scherza, ma non troppo.

«Se lo scrittore è bravo, l’immagine muore. Ecco io voglio salvare il fotografo».

È questa una delle premesse di un progetto straordinario, #parolamia, iniziato ad aprile 2015, che si muove sull’equilibrio tra immagine e parola. Relazione che il nostro già esplorava mentre percorreva, insieme allo scrittore Matteo Fulimeni, tutto lo Stivale in camper per un anno (ITACA Storie d’Italia, 2012) e, ancor prima, con Hotel Argentina (2005), quando immaginava di raccontare il paese come un enorme albergo.

parolamia #5 - Campo Rom, Tirana (2009)

parolamia #5 – Campo Rom, Tirana (2009)

«Ogni stanza, una storia. Tante e diverse storie per capire un luogo. Qui, la parola. Non ti piace? Apri un’altra stanza e incontri la fotografia. L’immagine non serve a spiegarti il racconto di prima perché l’hai già letto: l’hai già vissuto».

Quanto hai ragione, Giovanni Marrozzini. Per tanto tempo –­ e quanto spesso ancora? ­ – abbiamo pensato di valorizzare l’immagine vestendola con gli attributi del linguaggio, arrampicandoci sulla semantica e scivolando sui significanti, salvo poi accorgerci del rischio di appiattirla o peggio di annoiarci, quando l’una e l’altra possono guardarsi e parlarsi senza specchiarsi mai. «Non chiedo mai di descrivere. Così Gianni Farinetti ha scritto un suo ricordo per la foto di un bambino che si dondola sulla corda di un orfanotrofio in Camerun». L’immagine come la di un’esperienza. Altra. Attraverso, con, nella parola. L’immagine si arricchisce. La parola anche.

La prima #parolamia? «Una pioggia in Paraguay e un testo di Cesare Colombo». Come scegli lo scatto, e lo scrittore? «Mi affido al caso, che poi non esiste. Conosco Angelo Ferracuti che mi presenta Stefano Valenti. Incontro Andrea Bajani e quindi Igiaba Scego, scrittrice italiana di origine somala. Potrei domandarle di scrivere per una foto scattata in Africa, invece le mando una ragazza peruviana in cima a un monte. Molto più interessante».

parolamia #9 - Rio Tapajós, 2015

parolamia #9 – Rio Tapajós, 2015

Il tam tam è immediato e il meccanismo si perfeziona con Hoepli. Ogni mese, una foto in tiratura limitata di 40/50 copie abbinata a un testo che leggerà solo chi riceverà la stampa in cambio dell’acquisto di tre libri di una precisa lista tematica che va a costruire ­– ecco il cuore del progetto ­– una biblioteca per i figli di Marrozzini e, perché no, per la comunità di Fermo. «Voglio che sia un rito: un giovane artigiano la sta costruendo in legno di cirmolo: è profumato, abbassa il battito cardiaco». La biblioteca sarà il porto dal quale i bambini, una volta adulti, potranno salpare alla volta del mondo come quel babbo ora tanto spesso in viaggio, con cui recupereranno allora il tempo ora negato. Le immagini portano parole e queste, insieme, generano eventi e riconciliazioni.

#parolamia 7 è la foto di una bambina non vedente in Etiopia, testo di Massimo Raffaeli. Un’idea, una crisi di coscienza. Farne un simbolo della possibilità di portare la lettura dove è più difficile. Ogni tre serie di foto, una sarà destinata a creare una biblioteca in una zona sensibile. La prima, vicina, a Torino, con l’UGI (Unione Genitori Italiani) per una struttura che ospita le famiglie di bambini malati di tumore. La seconda, 120 titoli in spagnolo e 30 in portoghese, deve raggiungere una sperduta località in Amazzonia, distretto di Pichari, noto per la coltivazione della coca. Chi rifiuta, è emarginato: sono i campesinos, minoranze. La spedizione è messa a rischio dalla burocrazia e dai costi. Le spese diventano parte di un biglietto aereo per un ambasciatore di #parolamia. «Aiuto chi vuole viaggiare a patto che porti subito, di persona, i libri a destinazione». Così le foto e le parole muovono altre occasioni, destini, incontri, opportunità. 1300 i libri raccolti a oggi. 11 minuti, per darvi un’idea, la velocità con cui si è esaurita la lista abbinata alla foto Rio Tapajós.

parolamia #7 - Bambina non vedente - Etiopia (2006)

parolamia #7 – Bambina non vedente – Etiopia (2006)

«Tra me e chi riceve la fotografia e il testo c’è uno scambio culturale. I prezzi dei volumi variano a seconda delle liste. Se c’è un valore è riconducibile solo alla parola, alla letteratura. Se vuoi dare un valore alla fotografia che hai, cosa puoi dire? L’ho scambiata con tre Baudelaire. Non è fantastico?».

Col tempo ho capito che la fotografia, l’immagine, l’arte tutta, ha più valore quanto più, come del resto è stato per secoli, fa essere e accadere, muove, unisce ­o divide. Le fotografie di Marrozzini potevano restare un negativo, farsi mostra in galleria, ordine in catalogo, tiratura-formato-prezzo. Con #parolamia fanno invece accadere: creano attesa, invitano all’azione, alla scoperta, alla conquista, all’incontro. Così l’immagine, complice la parola, diventa altro da sé e rende il favore al mondo che le ha prestato lo sguardo facendosi ritrarre. Crescendo e portando a crescita. Ancora.

Info: http://marrozzini.com/parolamia/
https://www.facebook.com/parolamia-1419119631735717/

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