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Torrione Passari
Molfetta (BA)

PostDimensione (di Viviana Siviero)

Alessandro Bulgini, Jürgen Klauke, Oleg Kulik, Katja Loher, Damir Ocko, Yoko Ono, Daniele Puppi, Jean Toche, Markus Willeke, Lin Yilin: un nutrito gruppo di artisti contemporanei sono stati chiamati a riflettere attorno alla tematica della post dimensione, ospiti di Torrione Passari, centro di arte contemporanea di Molfetta, che ha al suo attivo, fin dal 2002, mostre di grande interesse come Jannis Kounellis, Gilberto Zorio, Joseph Kosuth, Daniel Spoerri, fino a H.H.Lim, Rui Chafes, Kader Attia, Mona Hatoum, John Bock e Carsten Nicolai. L’intento – che sembra riuscitissimo – è quello di accompagnare il visitatore in un vero e proprio viaggio attraverso medium sperimentali e riflessioni attualissime, ridefinite attraverso il talento originale e il punto di vista anomalo di un gruppo di artisti internazionali affermati. Abbiamo “sentito” a riguardo, il curatore, Giacomo Zaza, per il quale il progetto rappresenta una tappa importante a livello di ricognizione sul contemporaneo, affrontata non solo attraverso il tema ma anche tramite una gamma ampissima di tecniche linguistiche che in qualche modo sono anch’esse specchio fondamentale della modernità più aggiornata.



Viviana Siviero: PostDimensione – Viaggio nell’arte contemporanea. Un titolo interessante per un luogo suggestivo: a cosa si riferisce nello specifico e quale sarà il ruolo del curatore a livello di taglio critico in funzione di questa premessa? Ci introduce il progetto anticipandoci cosa dobbiamo aspettarci da una definizione così importante?
Giacomo Zaza:
PostDimensione come momento di ricognizione sul contemporaneo, propone alcune possibili sfaccettature linguistiche delle pratiche artistiche. Mentre l’ipotesi della dimensione parallela o universo parallelo si pone come ambito ipotetico separato e distinto dal nostro, ma coesistente con esso, la “post-dimensione” si caratterizza per la sua derivazione dalla realtà, per il suo fondamento fornito dal mondo attuale, ovviamente imbevuto di entità utopistiche, ideologiche, paradossali, eversive. Una dimensione che prende origine da un multiverso di valori, attitudini, contesti sociali ed etici, tuttavia filtrandoli e manipolandoli, contaminandoli e setacciandoli. Un’area di elaborazione diversa da ciò che governa il mondo attuale, dove rivendicare un’esperienza intesa come seconda nascita. Una esperienza scelta dal curatore che non sia caratterizzata da mode e da vincoli feticistici, pronta a suggerire una scena imbevuta di tracce presenti passate future, sempre da considerare “dopo” e oltre gli ambiti del sistema globale.

Un viaggio di questo genere in quale pregresso affonda le proprie radici e qual è la sua meta? Con quale criterio sono stati scelti i profili degli artisti, coloro cioè a cui è affidato il compito di “traghettare” gli spettatori attraverso questo viaggio?
In occasione della mostra PostDimensione – Viaggio nell’arte contemporanea, pensata per settembre-ottobre 2010 il Torrione Passari di Molfetta ospita una selezione di dieci artisti (Alessandro Bulgini, Jürgen Klauke, Oleg Kulik, Katja Loher, Damir Ocko, Yoko Ono, Daniele Puppi, Jean Toche, Markus Willeke, Lin Yilin), provenienti da diverse aree geografiche, accomunati sia dalla sperimentazione dei linguaggi, sia dalla gestazione di una immaginazione critica, disinibita, comunicativa, a volte ossessiva. Quale evidente avamposto per il monitoraggio delle ricerche contemporanee nazionali ed internazionali, il Torrione Passari di Molfetta (BA) continua a trasmettere input visivi di analisi delle pratiche artistiche attuali. Mobilità, esperienze sensoriali, flussi pulsionali, contaminazioni di sfere culturali eterogenee, sono le premesse di un itinerario performativo possibile di mutamenti, dove l’arte considera l’instabilità delle sostanze e delle identità, dell’ambiente e dei corpi. Si tratta di un’importante evento visivo/cognitivo che amplifica l’orizzonte della scena culturale, legata al territorio e non, fuori dalla condizione monolitica della nostra società iper-consumistica.

Il tema fondamentale è legato ad una lettura della globalizzazione in relazione con le proprie conseguenze: la condanna o la deificazione non arrivano dall’alto, non sono imposte dal progetto, che pone invece una domanda, chiedendo agli artisti di formulare una delle ipotetiche infinite risposte. Quali, a suo avviso, i risultati più emozionanti, fra i progetti esposti?
Il discorso della globalizzazione impegna continuamente i nostri pensieri. Ormai il tempo e lo spazio si sono ridotti grazie all’avvento di più veloci mezzi di trasporto e comunicazione. Il colonialismo sembra essere esorcizzato e la modernità ridicolizzata. Una forte pressione sulle nuove società industrializzate, nonché sulle comunità asiatiche, fa resuscitare nuove oasi di un capitalismo “liberale e democratico”, al servizio del “dogma economico”.
Il sistema delle multinazionali, unito a quello della finanza mondiale, si impegna a veicolare/importare prodotti monoculturali e stili di vita fin troppo anestetizzati. Mentre l’arte, nel suo procedere aperto e ricettivo, recepisce la dimensione globale e il suo impatto, tenta di metabolizzarla in una “postRealtà”, una dimensione della realtà spostata all’interno di una condizione identitaria “flessibile” e in perpetuo movimento. Tuttavia essa non accetta il compromesso di una sfera artistica intesa come puro esercizio di stile, o come esasperato estetismo formale, essendo una post-realtà che controbatte visivamente e concettualmente al cambiamento cognitivo d’oggi, insistendo sull’esperienza dell’uomo agito da un instabile processo di assemblaggio di culture dove poter “naufragare”, spiando quella vita assillata da una comunicazione decentralizzata e ambivalente, che disorienta e distrae. Gli artisti si addentrano tra le percezioni di una realtà complessa, regredita allo stato animalesco come quella di Oleg Kulik, comunicazionale (Yoko Ono), paradossale di Klauke, oppure trasportata in forma di microuniversi da parte di Katja Loher, fino alle formulazioni linguistiche ostentate dalle dichiarazioni anarchiche nei lavori di Jean Toche.

La realtà che gli artisti propongono, come si legge nella comunicazione “addentrandosi tra le percezioni di una realtà complessa, sfumata, incerta, paradossale e caotica”, viene evocata attraverso media differenti: qual è l’importanza dei mezzi di comunicazione a suo avviso e quale il panorama che questo progetto, mette in luce a livello di medium espressivo?
L’ambiente globale trascende i confini geografici ed etnici, di classe e nazionalità, di religione e ideologia. Esso unisce tutti i generi umani. A ben vedere conquista un’unità paradossale (Marshall Berman), un’unità dis-unità che “ci getta in una tempesta di perpetua disintegrazione e rinascita, di lotta e contraddizione, di ambiguità e angoscia”. La globalizzazione arriva a cancellare l’emotività della vita umana, in favore di meri scambi economici e politici. Pertanto i conflitti tra forze fisiche, emotive, individuali, sociali, appaiono mistificate a favore di un linguaggio di uniformità e indifferenza.
Nell’arte esiste una messa in relazione tra ciò che è globale e ciò che è locale, nonché una messa in discussione del linguaggio uniformato omogeneo. I media del video, della fotografia e dell’installazione multimediale appaiono ideali per un’azione d’intervento creativo/artistico veloce e immediato, utile ad una “reazione estetica”. Alcuni artisti reagiscono utilizzando soggetti e mezzi di espressione poliedrici (Bulgini, Willeke), quali suono e performance (Klauke, Ocko), trasferiti in nuovi contesti, altri, invece, sviluppano approcci e metodologie dalla nuova tecnologia (Loher, Puppi), o si insidiano nell’apparato collettivo della comunicazione mediale (Toche, Yilin). Altrove, prassi fisiche eversive adottate da Oleg Kulik, trasformato in un cane accanito ad attaccare i passanti, o tattiche comunicative sviluppate da Yoko Ono, dichiarano l’esistenza di spazi interagenti, non asettici e distaccati, ma vettori di questioni mentali, culturali, sociali.


L’evento è pensato e realizzato appositamente per gli spazi del Torrione Passari, e si avvale della promozione del Comune di Molfetta con il Patrocinio dell’Assessorato alla Cultura della Provincia di Bari e dell’Assessorato al Mediterraneo della Regione Puglia. Le periferie dell’arte contemporanea stanno sempre più acquisendo sicurezza nel proporsi come luoghi capaci di mostrare un Punto di vista differente ed emotivamente sferzante. Cosa porterà secondo lei questa iniziativa al territorio e viceversa, in relazione agli obiettivi che lo spazio, attivo dal 2002 con grandi eventi, si è preposto?

Il progetto PostDimensione intende demitizzare tutte quelle espressioni locali che anelano, consciamente o inconsciamente, ad essere globali. Purtroppo l’arte, che si trova a percorrere l’era globale, non potrà mai essere consumata velocemente, perché non sarà mai un meccanismo di produzione e consumazione di immagini obsolete. Il progetto del Torrione Passari, oltrepassa gli intenti propagandistici di matrice politica, nello stesso tempo si allontana dalla celebrazione dell’arte contemporanea come qualcosa di esotico e di “trendy”, motivato dal mercato e dalla celebrazione mediatica, finanche dal trionfalismo delle strutture locali di governo.
Insomma una “realtà errante”, in divenire. Si tratta di un polifonico evento estetico, continuamente trasformato in dialettico, rispetto al tempo e allo spazio, e autoriflessivo, rispetto allo sguardo dell’artista e del fruitore.

Che pubblico vi aspettate e cosa vi aspettate da esso?
Attendiamo una simbiosi totale del pubblico, connessa sia ai segni del luogo, come per il rimando iconografico delle passate installazioni di Kounellis (2003) – la rete da pesca ricolma di scarpe usate e la disposizione perimetrale di vecchie sedie lungo le pareti di una sala, eco di assemblee e di adunanze per la veglia funebre – sia alla processualità della materia o ad effetti di luminescenze cosmiche negli interventi di Gilberto Zorio, senza dimenticare l’impianto magico e arcano, da tempio pagano, dell’opera Unicorni di Daniel Spoerri. Un pubblico spinto verso una molteplicità di contenuti, di scoperte dell’Immaginario e dell’Impensato, o del processo del significato nella installazione di Joseph Kosuth, Thirteen Locations of Meaning (2005). Kosuth ha messo in gioco il Significato dell’opera d’arte, rapportandosi al retroterra storico, linguistico, antropologico dello spazio pubblico: una speculazione intellettuale mediante l’impiego della parola “significato” tradotta complessivamente in tredici lingue, compreso l’idioma dialettale molfettese (“segnefecate”), unito tra le altre all’arabo e al turco.

La mostra in breve:
PostDimensione. Viaggio nell’arte contemporanea
a cura di Giacomo Zaza
Torrione Passari
Via Sant’Orsola 7, Molfetta (BA)
Info: +39 340 4849912 (segreteria organizzativa)
www.torrionepassari.it
Inaugurazione 18 settembre 2010 ore 19.00
18 settembre – 31 ottobre 2010
Artisti in mostra: Alessandro Bulgini, Jürgen Klauke, Oleg Kulik, Katja Loher, Damir Očko, Yoko Ono, Daniele Puppi, Jean Toche, Markus Willeke, Lin Yilin.

In alto, da sinistra:
Yoko Ono, “Yoko Ono, Ono chord”, 2004, video
Katja Loher, “Sculpting in time”, 2009, video scultura. Courtesy Galleria Tiziana Di Caro
Sotto:
Alessandro Bulgini, “Decollato”, 2010, installazione (particolare)

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