Italiani all’estero: Lorenzo Aceto

“Ciao, Bach!”

a cura di Silvia Conta

 

Lorenzo Aceto è nato nel 1985 a Pescara. Vive e lavora a Lipsia.

Lorenzo Aceto da marzo è in una residenza artistica di tre mesi in Germania, a Lipsia presso la Pilotenküche – International Artist Residence, uno spazio vicino all’area della Spinnerei, un distretto creativo che – come suggerisce il suo motto “from cotton to culture”- sorge nell’ex complesso per la filatura del cotone e comprende gallerie, studi d’artista, un archivio, un teatro e una stamperia. Una zona che, racconta l’artista, è pervasa dalla vivacità che gli conferisce la presenza di un elevato numero di giovani artisti, di spazi no profit autogestiti e gallerie. L’atmosfera di lavoro fianco a fianco tra artisti, racconta Aceto, ricorda certe atmosfere da accademia, e se ciò può talvolta togliere un po’ di concentrazione, arriva però l’energia di un ambiente molto dinamico e aperto al confronto, al punto che Aceto sta prendendo in considerazione l’ipotesi di prolungare la permanenza.

Lorenzo Aceto, Ciao Bach, 2016, olio su tela, courtesy dell'artista

Lorenzo Aceto, Ciao Bach, 2016, olio su tela, courtesy dell’artista

A Lipsia Aceto è rimasto affascinato dall’articolata storia della città e, soprattutto, come appassionato di musica classica, dal suo essere stata un importante centro per la musica barocca, grazie alla presenza, dal 1723 al 1750, del musicista e compositore Johann Sebastian Bach. Gran parte della nuova produzione di Aceto in questi mesi ha come soggetto proprio il compositore tedesco e per Postcards to Italy ci ha inviato Ciao Bach, un olio su tela che sancisce un passaggio della sua ricerca verso una prima esplorazione della ritrattistica, tema nuovo per la sua poetica e che ha voluto provare a sviscerare dal suo arrivo nella città sassone. La base di partenza di questo lavoro è – racconta l’artista – uno dei pochi ritratti certi del compositore, realizzato da Elias Gottlob Haussmann nel 1746. La partenza da un’immagine preesistente segue la prassi operativa di Aceto, che preleva dalla realtà le immagini che fa confluire sulla tela dove entrano in relazioni estetiche nuove, per dare vita a dimensioni a tratti surreali e oniriche. In questo dipinto, rispetto all’originale, Aceto mantiene l’impostazione degli elementi salienti del volto, del busto e il taglio di tre quarti consentendo una riconoscibilità del soggetto, ma si distaccata immediatamente da un qualsiasi naturalismo attraverso l’uso di colori forti e marcati in una prevalenza di verde e arancione, a cui nel viso – punto di maggiore accanimento del lavoro di successive stratificazioni operate dall’artista – si intreccia anche del grigio. Queste cromie interagiscono grazie ad una stesura non piatta e non uniforme che lascia intuire l’energico confronto tra tela e pennello fino a rendere vibrante l’insieme e scardinare la fissità del ritratto. «Rispetto al quadro di partenza – spiega Aceto – ho lavorato per mantenere un approccio quanto più possibile puro, “ingenuo”, a tratti näif”, sperimentando approcci alternativi nel processo di distruzione dell’immagine, cercando nell’uso di pochi colori, nell’ossessiva cancellatura e ricostruzione del viso delle minime variazioni nel volto di Bach, fino ad “imbruttirlo” in un procedimento simile a un processo di decomposizione naturale».

Quest’opera è la prima di un intero gruppo di dipinti che vanno via trasportando questa stessa immagine di Bach in contesti sempre più lontani dal ritratto classico, facendone un’icona capace di mantenere un’identità in un mix di elementi figurativi molto eterogenei tra loro per significato e stile, capaci di condurre l’osservatore in un gioco di associazioni libere, ma supportate (e condotte) da una forte presenza estetica delle singole figure e dell’enigmaticità delle loro interazioni.

www.lorenzoaceto.com

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