VENEZIA | Fondazione Prada | 9 maggio – 13 settembre 2015
#fondazioneprada 

di MILENA BECCI

Entrando alla Fondazione Prada a Venezia, ci si ritrova proiettati in quella che potrebbe sembrare la Gipsoteca di una delle tante Accademie di Belle Arti italiane. Il Vestibolo, la prima sala che ospita l’esposizione co-curata da Salvatore Settis e Davide Gasparotto, accoglie infatti una serie di riproduzioni in gesso di statue classiche, figlie di una tradizione iniziata nel ‘400 per andare a soddisfare la curiosità di artisti e studenti. Ecco allora stagliarsi ai lati della stanza il Laocoonte, il Galata Morente e la Venere de’ Medici, solidamente posti su bancali di legno grezzo che ne sottolineano, da una parte, la povertà dei materiali e, dall’altra, li innalzano mettendone in luce la valenza storico-documentativa.

Veduta della mostra “PortableClassic”,co-curata da Salvatore Settis e Davide GasparottoSezione:“In scala:l’Ercole Farnese”Fondazione Prada Venezia2015Foto Attilio MaranzanoCourtesy Fondazione Prada

Accedendo al piano nobile del Palazzo si svela il fulcro di questa mostra: la riproduzione in scala ridotta e il collezionismo; a colpire lo sguardo è un Ercole Farnese alto tre metri, antistante otto riproduzioni poste in ordine di altezza. I materiali, dal marmo, al bronzo, alla porcellana, evocano la varietà degli insediamenti sociali e culturali di questi multipli.
Nelle sale adiacenti il percorso si dipana tra raffinate miniature: una Venere Accovacciata in cristallo di rocca, datata I sec. a.C., insieme ad altre sue omonime, dialoga con un prezioso gruppo di bronzetti di età romana, che esibiscono una cura del dettaglio di altissimo livello.

La riproducibilità delle statue classiche, oltre ad aver aperto altre e più approfondite possibilità di studio di opere ritenute irraggiungibili, ha donato un nuovo status ai collezionisti di cui, nella prima metà del ‘500, iniziano a vedersi i primi ritratti; qui esposto un illustre esempio, il Ritratto di Andrea Odoni di Lorenzo Lotto.

Da sinistra a destra: Pier Jacopo Alari Bonacolsi, detto l’Antico VENERE ACCOVACCIATA 1520 circa; bronzo, fusione Zurigo, Collezione Thyssen-Bornemisza Giambologna VENERE ACCOVACCIATA CHE SI ASCIUGA 1584 circa; bronzo dorato, fusione Firenze, Museo Nazionale del Bargello Antonio Susini (da Giambologna) VENERE ACCOVACCIATA CHE SI ASCIUGA 1600 circa; bronzo, fusione Bath, The Holburne Museum Bernardino Licinio UNO SCULTORE E I SUOI ALLIEVI 1533 circa; olio su tela Alnwick Castle, Collezione del the Duca di Northumberland VENERE ACCOVACCIATA I-II sec. d. C.; marmo Madrid, Museo Nacional del Prado Veduta della mostra “Portable Classic”, co-curata da Salvatore Settis e Davide Gasparotto Sezione: “Emulazione: imitare l’antico nel Rinascimento” Fondazione Prada Venezia 2015 Foto Attilio Maranzano Courtesy Fondazione Prada

Lasciandosi alle spalle una serie di dettagliate riproduzioni di architetture romane, ci si ritrova subito di fronte ad una rilettura, progettata ad hoc da Rem Koolhaas, dello studiolo, ambiente nel quale, dal Rinascimento in poi, i collezionisti usavano conservare ed esibire le proprie opere e svolgere i loro studi. In questa citazione dell’antica modalità espositiva si possono ammirare i bronzetti ispirati a opere romane di Willem van Tetrode.
La mostra si conclude offrendo una serie di riproduzioni settecentesche di Capodimonte, Volpato e Bruschi in porcellana, allontanandosi materialmente dalla Gipsoteca dalla quale eravamo partiti e approdando verso Serial Classic, mostra gemella di Portable Classic, visitabile nella sede milanese della Fondazione Prada.

Portable Classic
a cura di Salvatore Settis e Davide Gasparotto

9 maggio – 13 settembre 2015

Fondazione Prada
Calle Corner Della Regina, 2215, 30135 Santa Croce, Venezia

Info: +39 041 810 9161
info@fondazioneprada.org
fondazioneprada.org
#fondazioneprada


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