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Intervista a GIANLUCA MARZIANI di MICHELA DI STEFANO

In occasione dell’inaugurazione delle mostre dedicate a Bucchi, Ostapovici e Maugeri, presenti attualmente a Palazzo Collicola Arti Visive di Spoleto, troviamo il tempo per intervistare Gianluca Marziani, il quale, da maggio 2010, ha preso la direzione della vecchia Galleria Comunale d’Arte Moderna di Spoleto trasformandola in un luogo di fermento artistico e culturale…

Michela Di Stefano: Palazzo Collicola Arti Visive, da circa un anno, sembra vivere una stagione di rinnovata vitalità. Quale strategia stai attuando per la direzione del museo?
Gianluca Marziani: A Palazzo Collicola devo fare continuamente fronte alla mancanza di fondi; nonostante mi sforzi di mantenere un livello qualitativo sempre maggiore trovo infatti una disponibilità di risorse sempre minore. Il mio desiderio sarebbe, infatti, quello di trasformare il museo in un luogo d’incontro e di scambio tra l’anima locale, il territorio nazionale ed il contesto globale. In questa prospettiva ho avviato una serie di eventi collaterali, ma per me centrali, come ad esempio dei microfestival e dei talk festival che si svolgeranno durante i weekend; dei momenti nei quali sarà possibile approfondire il legame dell’arte visiva rispetto alle varie forme artistiche del design, del cinema e della letteratura. L’idea è quella di dar vita a delle situazioni di dialogo e scambio attraverso delle attività pratiche di laboratorio. Su questa linea si colloca anche il progetto che sto portando avanti con la regione Umbria per attuare una rete territoriale dei musei e delle eccellenze presenti nella regione. C’è poi l’idea, per la prossima estate, di presentare una grande mostra per celebrare la famosa esposizione che venne fatta a Spoleto nel ’62, intitolata Sculture in città; fu la prima grande rassegna di arte pubblica in Italia, alla quale parteciparono i più importanti scultori del tempo. L’idea è quella di riprendere quella memoria per dar vita, dopo cinquant’anni, ad un evento che guarda al passato per costruire il presente.

Nonostante la tua giovane età hai già alle spalle un lungo percorso professionale. Quali caratteristiche secondo te bisogna avere per diventare un buon curatore?
Credo che la cosa più importante sia avere una visione, poiché è il corrispettivo del talento. Poi, naturalmente, bisogna riuscire a trasformarla in un fattore di personalità. Essa sii può tradurre nel fatto di specializzarsi su di un determinato ambito linguistico, culturale o geografico. Tutto ciò può essere rafforzato poi con la creazione di un profilo professionale che diventi un network di artisti e di strutture. Io non credo al curatore che guarda ed osserva quello che accade per poi dirigersi dove le cose funzionano. Per realizzare un progetto ho bisogno di crederci, di sentirlo mio. Sto facendo ora una mostra sulla video arte che si terrà a febbraio alla Fondazione Rocco Guglielmo di Catanzaro, dal titolo Corpo Elettronico. Video Arte in Italia tra materia, segno e sogno; sarà una mostra davvero importante perché cercherà di fare il punto perimetrale della video arte italiana lavorando con tutti quegli artisti che l’hanno fatta in maniera metodica e rigorosa, come ad esempio Cane Capovolto, ZimmerFrei, Bianco-Valente, Gianni Toti, Studio Azzurro, Theo Estetu e Masbedo.

Ci sono dei curatori di cui apprezzi particolarmente il lavoro?
Hans-Ulrich Obrist credo sia uno dei migliori. Poi naturalmente apprezzo la disciplina da studioso di Massimiliano Gioni, il modo empatico con cui Szeemann si avvicinava agli artisti, l’intelligenza acuta con la quale Carolyn Christov-Bakargiev sta impostando Documenta a Kassel. Mi piacciono quelli che decidono di rompere le logiche di sistema. Trovo che sia stato eccezionale il modo in cui Jérôme Sans ha diretto il Palais de Tokio, concependolo come un enorme bunker creativo. Insomma odio dover entrare in un posto e sapere già cosa troverò. Voglio entrare in un museo e rimanere spiazzato.

In quale direzione credi si stia dirigendo l’arte contemporanea?
Credo che questo sia un momento estremamente complicato per l’arte perché si trova ad essere invasa dalla luce accecante prodotta dal grande mercato dei paesi emergenti che, insieme al vecchio blocco anglosassone, creano uno scompenso di portata globale che genera delle trasformazioni nei modelli culturali di riferimento. Il sistema economico attuale ha infatti determinato una crescita esorbitante dell’aspetto artificioso, legato al mondano e al glamour, a discapito di quello intellettuale, legato al dibattito e alla ricerca. Con ciò non intendo dare un giudizio morale della situazione odierna ma solamente fornirne una visione il più possibile oggettiva. Il problema è che, nel mondo artistico, coloro che subiscono passivamente questo stato di cose sono gli artisti e gli operatori del settore, i quali divengono schiavi e sottomessi a quelle dinamiche delle quali si professano nemici.
Il metro della decadenza lo misuri dal fatto che tutti gli artisti vorrebbero esporre la propria opera da Gagosian, una galleria che, a mio parere, porta avanti  una linea di minore ricerca se confrontata a quella di altre realtà come Lehmann Maupin a New York, Mizuma a Tokio, Serpentine a Londra. Insomma, molti artisti, più che avere una visione e una personalità, cercano di entrare in codici standard, adeguando il loro lavoro alla richiesta del mercato. Questa credo costituisca la vera morte dell’arte e della ricerca.

Palazzo Collicola
Piazza Collicola 1, Spoleto (PG)
Info: +39 0743 46434
www.palazzocollicola.it

Mostre in corso:

INPUT Visioni italiane Contemporanee
Danilo Bucchi
a cura di G. Marziani
Fino al 29 febbraio 2012

ICON Attrazioni fatali tra immagin(ar)i e nuove tecnologie
MARCELLO MAUGERI “Circus”
a cura di G. Marziani
Fino al 29 febbraio 2012

INPUT Visioni italiane Contemporanee
SVETLANA OSTAPOVICI “In/NATURA/le”
a cura di G. Marziani
Fino al 29 febbraio

Catalogo VANILLAEDIZIONI

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