MILANO | Fonderia Artistica Battaglia e sedi varie | Fino al 18 ottobre 2015

Intervista ad HANS MARIA DE WOLF di Deianira Amico

Costruire un ponte tra la scena artistica belga contemporanea e l’Italia: questo l’obiettivo del progetto Forme e Anti Forme, presentato attraverso un programma che coinvolge diversi luoghi di Milano: la mostra nella suggestiva cornice della Fonderia Artistica Battaglia, i convegni alla Triennale e la performance di Michel Francois alla Fondazione Prada. Il curatore Hans Maria de Wolf, archeologo e docente di storia dell’ arte all’Università di Bruxelles, racconta la genesi e le istanze critiche che sostengono un lungo lavoro di ricerca.

veduta della mostra Forme e Anti-Forme. Foto: Christian Parravicini.

Com’è nato il progetto e l’idea di portarlo a Milano?
La mostra si inserisce nell’ambito di un programma promosso dal Governo di Bruxelles, in collaborazione con l’università Vrije di Bruxelles ed un team di giovani ricercatori da me coordinato. L’obiettivo del progetto non è solo di far conoscere al pubblico internazionale gli artisti belgi contemporanei, ma quello di instaurare un ponte con la città di Milano, di cui abbiamo cercato di conoscere l’essenza, attraverso uno scambio culturale e di interazione con il pubblico. In questa direzione si colloca la collaborazione dell’Accademia di Belle Arti di Brera con un internship di curatori e ricercatori che saranno presenti ogni giorno in mostra in qualità di mediatori culturali, incaricati di offrire assistenza e informazioni ai visitatori. Abbiamo già portato avanti questo programma nell’estremo oriente, a Pechino, Shangai e Seul, ed oggi ritorniamo in occasione dell’Esposizione Universale in Italia, il paese dove ho trascorso parte della giovinezza, respirando la meravigliosa cultura contemporanea italiana degli anni ’80 e ’90, parte fondamentale della mia educazione sentimentale.

veduta della mostra Forme e Anti-Forme. Foto: Christian Parravicini.

Quali sono le riflessioni che percorrono la mostra?
La mostra parte da una riflessione sul concetto di bellezza: l’Italia è forse l’unico paese europeo a non avere mai abbandonato un profondo legame con l’idea di bellezza, punto di riferimento per una visione del mondo che si esprime in tutti gli aspetti della quotidianità, dal vestire al comportamento delle donne. Il titolo della mostra allude alla citazione di un arazzo di Alighiero Boetti, in mostra, che indica una delle più antiche coppie dialettiche dell’umanità: la lotta tra il bisogno di ordine che non abolirà mai un bisogno che l’artista sente di “disordine”. La posizione di Boetti rimane “aperta”: il piccolo arazzo reca lo stesso messaggio di 16 lettere (Ordine e disordine), ciascuna sistemata in un quadrato 4 per 4, ben organizzato, ma connotato dall’uso di colori casuali e da un’installazione che lo inserisce tra altri arazzi della stessa dimensione disposti disordinatamente, perché il disordine non può essere evitato. La medesima dialettica si ripete nella disposizione delle sedie collocate di fronte all’opera di Boetti: nell’installazione piccoli sgabelli artigianali in legno, come quelli che troviamo nelle province della Cina, ognuno diverso dall’altro anche se all’apparenza sembrano tutti uguali, si mescolano casualmente con le sedie di Alvar Aalto, oggi distribuite da Ikea, rappresentante di uno dei più grandi successi del modernismo. L’interazione del pubblico con queste sedie suggerisce un nuovo equilibrio tra ordine e disordine. Il piedistallo, in quanto oggetto, è un altro dei principi guida della mostra, a cominciare dai piedistalli delle sedie in mostra, tutti bianchi, come quello per la sedia arrugginita ricoperta da denti di leone di Michel Francois, mentre l’unico piedistallo colorato, blu, è quello che sorregge la sedia del designer Mendini, un’opera celebrazione della forma. Attraverso il tema del piedistallo si propone un raffronto tra l’idea di forma come incarnazione della bellezza fisica ed esclusiva – la sedia di design – e l’idea di anti-forma esemplificata dall’opera di Didier Vermeiren: un piedistallo realizzato per reggere una scultura invisibile di Auguste Rodin.

In mostra è presente anche Concetto spaziale di Fontana. Si tratta tuttavia di una copia …
L’opera di Fontana è stata una delle più influenti sullo sviluppo dell’arte moderna. Fontana si è mosso al di là della struttura bidimensionale creando una nuova visione del concetto di spazio. Il dipinto come forma è stato sottomesso da Fontana alla casualità, ad un’azione che aveva portato ad un gesto dalle conseguenze irripetibili e dalla natura fortemente iconoclasta. Conseguenza del successo dell’artista sul mercato, oggi le opere di Fontana sembrano essere considerate delle icone e trattate dai collezionisti come meri dipinti. Il significato iconoclasta dell’opera è andato totalmente perduto. Per questo abbiamo deciso di presentare in mostra un Fontana “falso”, o meglio una copia, la cui produzione in quanto tale viene proiettata attraverso un documento video. La copia di Concetto spaziale invita all’interazione del pubblico: allontanando infatti la tela dalla parete ed osservando lo spazio che si apre dietro al taglio, possiamo comprendere con nuova forza l’atto di distruzione dell’artista a favore della conoscenza.

Il binomio forma e antiforma, ricerca estetica (del bello) e necessità espressiva, è uno scontro ideologico ancora vivo nell’arte contemporanea?
Credo che ogni questione estetica porti con sé un proprio bagaglio ideologico. Un ambiente borghese in cui collezionisti altamente istruiti circondano se stessi di oggetti preziosi non può che svilupparsi e sopravvivere in una società in cui da una parte la competenza estetica può essere alimentata liberamente, dall’altra, al tempo stesso, gli oggetti del desiderio – le opere d’arte – inevitabilmente diventano merci che non saranno più validate da persone rappresentanti del mondo dell’arte, ma dal mercato. Nonostante l’elevata qualità delle competenze che un tale ambiente può sviluppare, anche questo è un fenomeno altamente determinato ideologicamente, che si basa sulle omissioni e le esclusioni. Molti degli artisti d’avanguardia in mostra, dagli anni ’60 in avanti, vorrebbero apertamente prendere le distanze da tali ambienti a sostegno di altri “biotopi”, dove l’artista possa essere considerato per quello che realmente è, e non come produttore di opere d’arte per il mercato. Se guardiamo all’opera di Laurens Wieners Wall Withdraw, tuttavia, non possiamo negare che anche la sua posizione è piuttosto ideologicamente determinata rispetto a ciò che propone come modello alternativo per il mercato. In Wieners scopriamo un artista viennese che sembra aver trovato con intelligenza la propria strada attraverso tutti quegli scogli ideologici. Franz West non sarebbe mai potuto essere altro che Franz West. Nessun dibattito ideologico lo avrebbe mai raggiunto e, in caso lo avesse fatto, ne sarebbe stato molto sorpreso, o avrebbe giocato ad esserlo.

veduta della mostra Forme e Anti-Forme. Foto: Christian Parravicini.

Come può descrivere la scena dell’arte contemporanea in Belgio?
Il mondo dell’arte belga è difficile da afferrare. È pieno di contraddizioni e alcune di queste sono semplicemente eco del Belgio stesso, che potrebbe apparire come una nazione instabile, dalla fragile identità. Tuttavia con questa considerazione identifichiamo anche la sua prima qualità nel mondo dell’arte. Gli artisti in Belgio non si aspettano di dover corrispondere ad una particolare immagine di sé. Al contrario, la natura caotica delle politiche quotidiane offre loro un terreno molto fertile per sviluppare i propri progetti artistici. Il mondo dell’arte in Belgio è molto vario. Possiamo parlare di centri diversi, tutti molto attivi in ​​termini di gallerie e collezionisti, che non sono realmente collegati tra loro: Bruxelles, Anversa, Gand, Liegi; tutti mantengono le proprie specificità e si incrociano l’un l’altro una volta all’anno durante Art Brussels. La vitalità del Belgio è certamente legata alla una lunga tradizione del collezionismo. Uno dei paradossi, oggi, è che per il momento c’è molta poca arte contemporanea da vedere a Bruxelles a causa di una catastrofica politica delle principali istituzioni; tuttavia credo che nessuna città al mondo abbia un livello paragonabile per qualità nelle collezioni nascoste. Qua e là nuove fondazioni spuntano fuori, ma il contesto giuridico è ancora sotto sviluppato al fine di sostenere tali iniziative. Tuttavia, se consideriamo Bruxelles come posto di lavoro per gli artisti, scopriamo subito che ci sono pochissimi luoghi in Europa con uno scenario artistico così ricco e diversificato. Bruxelles potrebbe anche essere, insieme a Berlino, una delle mete più apprezzate per i giovani artisti. Questo non è risultato della politica del governo, ma della combinazione di diversi fattori: un affitto relativamente economico, una situazione estremamente centrale in Europa e una buona rete di organizzazioni e iniziative non profit molto attive. E la concorrenza è alta, ma non rigida. Per la nostra mostra ho selezionato sei giovani artisti. Solo due di loro sono belgi, uno è un croato, uno proviene dal Ruanda, uno è francese ed un altro olandese, ad illustrare la diversità delle generazioni a venire.

veduta della mostra Forme e Anti-Forme. Foto: Christian Parravicini.

Quali sono invece, a suo avviso, gli artisti italiani contemporanei più interessanti?
Mi dispiace ma non sono molto aggiornato sulla scena artistica contemporanea italiana. Ci sono alcuni nomi di artisti italiani che conosco, che frequentano la scena artistica contemporanea, ma credo che i giovani artisti italiani escano con difficoltà dai confini nazionali. Se dovessi lasciarmi prendere da una sorta di nostalgia, ricordando la posizione dell’Italia negli anni ’60 e ’70, il ruolo di alcuni intellettuali come Pier Paolo Pasolini, affermerei che l’Italia ha perso una centralità. Un artista a cui guardare per le nuove generazioni dovrebbe essere a mio avviso Luciano Fabro, un artista legato alle avanguardie che al tempo stesso non ha mai creduto alla rivoluzione, un artista che conosceva gli ingredienti della sua identità e di quella artigianale.

Come vede invece Milano nel sistema dell’arte italiano, ed europeo?
Milano è il primo centro del design del mondo, oltre che di produzione nel settore della moda e dei prodotti di lusso. Non conosco abbastanza la scena dell’arte emergente a Milano, ma spero che l’iniziativa di questa mostra possa aiutarmi in questa direzione. Credo sia una città che può emergere ancora di più dal punto di vista della proposta culturale; mi sembra che le tendenze dei giovani artisti e curatori siano quelle di un recupero della figurazione in controtendenza rispetto ad altre ricerche. Credo che in ogni ricerca sia necessario sviluppare in modo autentico il bisogno della forma e dell’antiforma.

La mostra è arricchita da un programma di conferenze e performance. Quali sono gli appuntamenti principali?
La mostra è accompagnata da un programma di lectures e incontri che vedrà il coinvolgimento di artisti e di personalità del mondo dell’arte, della cultura, dell’architettura e della moda, come Hans Belting, Jean-Francois Chevrier, Eugen Blume, Diedrich Diederichsen, Paul Robbrecht, Walter Van Beirendonck. L’artista Michel Francois, invece, sarà protagonista di una performance presso la Fondazione Prada, per la prima edizione di quello che è destinato a diventare un appuntamento annuale: la Fondazione ospiterà infatti ogni ottobre una performance e un incontro in collaborazione con la Vrije Universitet Brussels. Il programma nasce per creare un vero scambio culturale con l’Italia e la città di Milano e coinvolgere un pubblico diversificato. Speriamo di esserci riusciti.

MOSTRA:

Forme e Anti-Forme
a cura di Hans Maria De Wolf
Artisti in mostra: Alighiero Boetti (1940 – 1994), George Brecht (1926 – 2008), Marcel Broodthaers (1924-1976), Stanley Brouwn (1935), David Claerbout (1969), Vu Dan Tan (1946-2009), Thierry De Cordier (1954 Ronse, Belgio), Wim Delvoye (1965), Lucio Fontana (1899 – 1968), Michel François (1956), Valérian Goalec (1986, vive e lavora a Bruxelles), Aukje Koks (1977, vive e lavora a Bruxelles e Amsterdam), Joseph Kosuth (1945), Marcel Mariën (1920, Aversa – 1993, Bruxelles), Jan Mast (1980, vive e lavora ad Anversa e Bruxelles), Hana Miletić (1982, vive e lavora a Bruxelles), Bruce Nauman (1941), Sonia Niwemahoro (1987, vive e lavora a Bruxelles), Panamarenko (1940), Kato Six (1986, vive e lavora a Bruxelles), Walter Swennen (1946), Angel Vergara (1958), Didier Vermeiren (1951), Lawrence Weiner (1942) Franz West (1947 – 2012).

24 settembre – 18 ottobre 2015

Fonderia Artistica Battaglia
Via Stilicone 10, Milano

Orari: da martedì a domenica dalle 10.00 alle 17.00

APPUNTAMENTI:

Sabato 10 ottobre 2015
Saletta Lab – Triennale di Milano
incontro aperto al pubblico con:
Paul Robbrecht, Architetto
Jean François Chevrier, Storico e critico dell’arte e curatore, nato nel 1954, vive e lavora a Parigi. È professore di Storia dell’arte contemporanea presso l’École nationale supérieure des beaux-arts.

Domenica 11 ottobre 2015 
Saletta Lab – Triennale di Milano
incontro aperto al pubblico con:
Eugen Blume, Direttore dell’Hamburger Bahnhof di Berlino
Diedrich Diederichsen, Critico e teoretico
Walter Van Beirendonck,  Fashion designer

Sabato 17 ottobre 2015 
Fondazione Prada, Milano
Performance di Michel Francois

Info: +39 02 341071
info@fonderiabattaglia.com
www.fonderiabattaglia.com

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