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Non è facile

ROMA | Palazzo Incontro | fino al 10 dicembre 2011

intervista a CLAUDIO LIBERO PISANO di DANIELA TRINCIA

Fedele alla filosofia di creare un luogo di ritrovo e di aggregazione, Palazzo Incontro della Provincia di Roma prosegue la propria attività espositiva, inaugurando un ciclo di quattro mostre di arte contemporanea, col desiderio di avvicinare anche quel pubblico non avvezzo alle espressioni artistiche di spiccata ricerca. Curato da Claudio Libero Pisano il programma espositivo, che si protrarrà fino al mese di maggio del prossimo anno, è inaugurato dalla collettiva Non è facile. La mostra, invece di utilizzare le sale espositive, è stata allestita al pian terreno. La grande sala palesa, però, la sua completa estraneità a una funzione espositiva mantenendo inalterata quella di passaggio, è incapace di accogliere le opere scelte e crea una certa distanza col visitatore.
Volutamente di generazioni differenti le opere di Simone Cametti, Alberto Di Fabio, Caterina Silva, Kiki Smith e Nancy Spero, sembrano voler didatticamente rispondere a quelle domande di solito elaborate da chi non frequenta con assiduità le attuali espressioni delle arti visive. Così, Non è facile vuole avvertire che spesso le opere sono il risultato di una stratificazione di significati non sempre immediatamente intelligibili. L’aspetto decorativo delle carte di Alberto Di Fabio, cela l’articolata ricerca di tradurre il processo creativo della natura. Un superficiale decorativismo rintracciabile anche nei lavori di Nancy Spero, che denuncia la volontà di assegnare alla donna un ruolo subalterno. Centralità dell’universo femminile su cui si impernia anche l’opera di Kiki Smith. Una negazione dei significati che si avverte anche in Caterina Silva che sovrappone le tele al fine di impedirne una lineare fruibilità. Un inganno in cui lo spettatore frettoloso può essere tratto anche dall’installazione di Simone Cametti.
Ma è lo stesso curatore, Claudio Libero Pisano, a parlarci della mostra…

Daniela Trincia: Come nasce questa mostra in questo spazio?
Claudio Libero Pisano: La Provincia di Roma desiderava continuare a proporre mostre di arte contemporanea. Insieme si è così ideato un ciclo espositivo. Non è facile è la prima, seguirà Here I am, Paesaggi, Fragile per sempre e, a conclusione della rassegna, sarà presentato il relativo catalogo. Anziché proseguire a Palazzo Valentini, è stata scelta questa sala. È uno spazio particolare, che ha una vetrina sulla strada ed è collegato alla libreria Fandango, caratteristiche che hanno avuto su di me una certa ascendenza incuriosito cioè, dalla possibilità di curare delle mostre in un luogo che è un posto di incontro, interessato a capire come le persone che lo frequentano possano rispondere a questo progetto.

Qual è l’idea di base di ciascuna mostra e dell’intera rassegna?
Le quattro mostre non seguono una linea unitaria ma sono ognuna un progetto diverso, accomunate da questo spazio. Mi è piaciuta l’occasione di poter offrire uno spaccato dello stato dell’arte nelle sue più recenti declinazioni e anche una riflessione sul contemporaneo.

Sono stati messi a confronto artisti di una certa fama ad artisti giovanissimi, come mai?
Mi interessava capire se dei giovani artisti erano in grado di relazionarsi con artisti affermati. Così come volevo anche verificare se questo spazio potesse rispondere a una mostra di arte contemporanea. Mi sono cioè posto delle piccole domande dalle quali sono nate le proposte delle mostre.

E quindi Non è facile su quale domande si è costruita?
Principalmente sulla constatazione che alcune opere, come quelle scelte per la mostra, dietro al loro aspetto di facile riconoscibilità, celano significati altri e invitano ad andare oltre. Ad esempio, l’installazione di Alberto Di Fabio, realizzata con quaranta fogli di carte cinesi, con segni leggeri che si sovrappongono apparentemente rimanda alle vetrate medievali. In realtà quei segni, tracciati su fogli sui quali i cinesi riportano delle preghiere che poi consegnano alle acque dei fiumi, intendono riprodurre le particelle molecolari che sono alla base del mondo e della vita stessa; e con linee disegnate a matita direttamente sulla parete, che richiamano un partito musicale della sinfonia della natura, divide in due parti l’installazione per una lettura basata sugli opposti: sopra/sotto, terra/cielo, materiale/immateriale. Quindi, segni che raccontano altro, come le carte realizzate negli anni ’90 da Nancy Spero che, oltre la serena apparenza accattivante, tratta temi cari al femminismo. Simile discorso anche per Kiki Smith che ha dedicato tutta la sua ricerca artistica al corpo della donna e, seppure la postura delle figure ritratte rimandi alla nota immagine della Madonna col Bambino, niente di più lontano da un significato religioso. Una negazione di significato che Caterina Silva estremizza, sovrapponendo le tele impedendone, in questo modo, addirittura la lettura complessiva. Mentre Simone Cametti con i suoi cinquantacinque pezzi che riproducono, su scala ingrandita, il gioco didattico per bambini dei regoli, contraddice la leggerezza realizzando i pezzi con marmo di Carrara.

Non è facile
Simone Cametti, Alberto Di Fabio, Caterina Silva, Kiki Smith, Nancy Spero
a cura di Claudio Libero Pisano
Palazzo Incontro
via Dei Prefetti 22, Roma

Info: +39 06 676622893
ufficiostampa@provincia.roma.it
Progetto ABC: Alberto Ferrigolo 06 67667155 | progettoabc@provincia.roma.it
9 novembre – 10 dicembre 2011

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