MONZA | Villa Contemporanea | 3-6 settembre 2015

Intervista a NO CURVES di Matteo Galbiati

La galleria Villa Contemporanea di Monza ospita una mostra “veloce” dell’artista No Curves che, in concomitanza dei giorni dell’86° Gran Premio d’Italia di Formula 1, e curata da Grauen Gallery, si ispira al mondo delle corse e celebra con un tributo il mito dell’indimenticato pilota Ayrton Senna.
Conosciuto per essere protagonista della Tape-art, abbiamo intervistato No Curves per avere un racconto “viva-voce” della sua ricerca, delle sue immagini e delle suggestioni grafiche che le sue opere consegnano allo sguardo dello spettatore. La parola al “filosofo del nastro adesivo”:

La tua espressione artistica si lega ad un mezzo espressivo particolare: il nastro adesivo. Come e quando hai iniziato ad utilizzarlo?
Circa una decina di anni fa, più per sperimentazione e casualità che con una idea ben precisa in mente. Successivamente mi sono reso conto delle potenzialità del mezzo e dell’affinità tecnica con le mie idee e con la mia impostazione stilistica e grafica. A tutt’oggi, non è molto diverso dall’utilizzarlo come forma pittorica.

No Curves, K.I.T.T 1982, opera ispirata alla serie Supercar Credits Andrea Ucchino – Grauen Studio

Usare solamente il nastro adesivo quali vincoli o limiti impone? Se ce ne sono naturalmente…
Usare il nastro adesivo è già di per sé un vincolo, di concetto prima di tutto  e secondariamente tecnico. Rappresenta, però, un vincolo scelto con un intento. È una scelta diretta e ponderata, e impone un certo modus operandi: precisione, rigore, pazienza e costanza. Da qui anche la volontà di lavorare esclusivamente con tagli  a 45°, contrastando la figura curvilinea dell’oggetto-nastro.
Dal punto vista tecnico non ci sono limiti per quanto mi riguarda, se non legati alla superficie di lavoro, ma a questo punto la durabilità (o non durabilità) diventa una scelta artistica: ad esempio trovo molto interessante come il collante, normalmente utilizzato per i nastri adesivi, abbia una sua resistenza-durata in base alla sua destinazione e al suo utilizzo “commerciale”. Con il giusto criterio progettuale si può sfruttare questa “durata” per creare un’opera destinata a scomparire entro un certo periodo.
Trovo che siamo troppo legati al concetto di “eternità” al “per sempre”. Niente è eterno bisognerebbe riconfigurare un po’ la visione della vita.

Che tipo di progettualità adotti per le tue opere: agisci seguendo l’intuizione oppure assecondi una meditazione più ponderata?
Entrambe le cose… Dipende dalla situazione e dal momento, ma con gli anni tutto diventa più studiato e pianificato. L’intuizione continua ad essere la molla di partenza di ogni idea, ma poi sono le meditazioni di “24h su 24h” che ti creano la “visione interna” di un’opera. Resti in attesa che tutto prenda una forma precisa e poi di colpo va realizzata. In fase creativa sono molto veloce (e poco paziente a dire il vero).

No Curves completa "Ayrton", l'opera dedicata al grande pilota brasiliano Ayrton Senna Credits Andrea Ucchino – Grauen Studio

Quanto conta l’azione nella tua ricerca? L’atto-gesto compositivo, l’istante della creazione, penso siano un momento fondante, anche perché credo non sia ammissibile l’errore…
Sì, come dicevo, sono molto veloce e ho poca pazienza, di conseguenza mi fido del gesto immediato, il raziocinio viene messo da parte per non perdere la visione d’insieme. Mentre procedo con il lavoro, ho di fronte una sorta di griglia cromatica, una “struttura” mentale che prende forma e cresce. Una sorta di paesaggio digitale alla Tron. Se aspetti troppo è come se qualcuno ti staccasse la spina dello schermo.

Rispetto la scelta cromatica che limiti ci sono, dovendo scegliere tra quanto viene offerto dalla produzione industriale?
Attualmente il commercio del nastro adesivo è cresciuto a dismisura e le varie aziende sono in grado di produrre ogni tipologia di colore e dimensione. Esistono però dei colori base che sono di più facile reperibilità, e spesso corrispondono anche alla gamma cromatica che uso di più. Rosso, blu, nero, e negli ultimi anni molti colori fluo.

Cos’è quindi la Tape-art? Ci sono altri artisti che come te ricorrono a questo mezzo espressivo? Che confronti hai avuto?
Onestamente ho iniziato ad utilizzare il termine Tape-art per dare una sorta di definizione internazionale che aiutasse il pubblico a capire cosa stessi facendo. Dieci anni fa non si parlava nemmeno di Tape-art.
Il nastro adesivo è stato utilizzato da diversi artisti per le proprie opere sin dagli Anni ‘70, ma effettivamente solo negli ultimi 5-6 anni viene riconosciuto come strumento identificativo di una sorta di “movimento”. Oggi forse quest’arte è diventata una certa moda, ma senza criterio purtroppo: non è una corrente artistica, c’è il mezzo, ma manca il contenuto. Senza un’idea progettuale non si va molto avanti.

Come nasce il progetto di questa mostra? Perché legare l’arte ad un evento sportivo come il Gran Premio d’Italia?
Al di là delle connessioni puramente “performative”, cioè istinto, velocità di esecuzione e sintesi, anche per un fattore generazionale. Sono della generazione degli Anni ‘70-’80 e, come tutti i miei coetanei di quegli anni, sono cresciuto con il mito del Gran Premio. Erano anni di fervore automobilistico. In questo abbiamo trovato un ottimo punto d’incontro con la Galleria Grauen (che cura la mostra) di Monza. Dal punto di vista ludico chi non ha avuto almeno una macchinina o una piccola replica delle auto sportive di quegli anni?  Io tuttora ho ancora un vecchio modello di Lotus nera e oro, quella guidata da Nigel Mansell, e la Ferrari di Michele Alboreto. 

No Curves, Ayrton, dettaglio opera dedicata al grande pilota brasiliano Ayrton Senna Credits Andrea Ucchino – Grauen Studio

Come hai pensato a questo progetto di mostra “veloce”?
È un mix tra opere e installazione. Partendo da alcuni elementi della Formula Uno si arriva a citazioni cinematografiche (soprattutto degli Anni ‘80) e al mondo del fumetto. Non è solo una mostra con pezzi fisici, ma con un’installazione grafica murale sullo spirito e sul mondo dei motori. Tutto rigorosamente studiato e realizzato “in velocità”.

Che soggetti, che opere presenti? Come ci racconti il mondo della F1 e il mito di Ayrton Senna?
F1 e Artyon, citati nella tua domanda, sono due delle opere principali. Rappresentano due punti chiave del mondo della Formula 1: la sigla F1 è la massima categoria di vetture monoposto a ruote scoperte da corsa su circuito e il binomio lettera+numero è un’icona grafica naturale. Senna, secondo me, è l’ultimo dei grandi piloti: traspariva in lui passione, ossessione e tormento. Ora tutto è molto più tecnico. Corri su bolidi ultratecnologici, la guida è più tecnica, c’è meno istinto. 

No Curves, Sommergibile Toti, Museo della Scienza e della Tecnologia "Leonardo da Vinci", Milano Foto ZI-Studio 2015 Credits Andrea Ucchino – Grauen Studio

Cosa vuoi raccontare al pubblico? Cosa vuoi che percepisca del tuo lavoro?
Spero di offrire la possibilità di vedere qualcosa di diverso e inusuale. L’intento non è solo mostrare quale ricchezza stilistica si può ottenere da un materiale di uso comune come il nastro adesivo, ma anche far ragionare su come la creatività non debba avere limiti precostituiti. 

Dopo questa mostra in cosa sarai impegnato? Prossimi progetti?
Stiamo lavorando con diversi partner cercando di pianificare dei grossi progetti per il 2016-2017: dopo la mostra personale Exp[l]oration e le installazioni al Museo della Scienza e della Tecnologia a Milano, è nata la voglia – e soprattutto la necessità – di lavorare sempre più in grande formato e su strutture inusuali, come lo era stato per il sottomarino Toti.

Speed. Mostra temporanea di No Curves
a cura di Grauen Gallery

3-6 settembre 2015
Inaugurazione giovedi 3 settembre 2015 ore 19.00 

Galleria Villa Contemporanea
Via Bergamo 20, Monza 

Orari: 15.00-22.00; la mattina su appuntamento

Info: www.nocurves.ws
www.villacontemporanea.it
www.grauengallery.com

 

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