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Intervista a MASSIMILIANO PELLETTI di Niccolò Bonechi*

A Pietrasanta, due spazi diversi tra loro ma entrambi densi di storia e fascino. Massimiliano Pelletti raddoppia e al primo studio, caotico ed intimistico, si aggiunge un nuovo spazio dagli ambienti aperti ed essenziali. Qui la modernità la ritroviamo solamente nelle attrezzature da lavoro, tutto è stato volutamente lasciato al suo posto, perché si conservi la memoria della produzione artistica e delle professionalità che hanno reso importante il territorio a cui appartiene.

Quali esigenze ti hanno portato ad appropriarti di questo nuovo laboratorio, mantenendo ancora un forte legame con il tuo primo studio?
Certamente l’esigenza primaria è di natura logistica. Con nuovi ed importanti progetti futuri, ho riscontrato la necessità di disporre di maggiore spazio. In questa maniera, delegando la funzione operativa a questo nuovo ambiente, ho la possibilità di mantenere intatta la forza generatrice del vecchio studio, un luogo fondamentale sotto il profilo creativo e personale: uno spazio che mi è stato lasciato da mio nonno (un noto “scalpellino” del marmo, ndr) e che, ad oggi, mantiene tutto il suo fascino originario, ricco com’è di storia, sculture antiche, animali in tassidermia e di modelli con cui interagire. Qui, oltre a ritrovare la memoria dei miei affetti, riesco a sedere sulla mia poltrona e, guardandomi attorno, trovare lo stimolo per un nuovo lavoro. Diversamente i nuovi locali sono molto più aperti e, in un certo senso, meno contaminati, adatti per dimensioni e caratteristiche ad interventi di rifinitura e di patinatura. Allo stesso tempo, però, ho pensato di predisporre una parte di essi per l’accoglienza: qui collezionisti, curatori ed addetti ai lavori troveranno un focolare, delle poltrone ed un tavolo per scambiare riflessioni durante una cena o semplicemente di fronte ad un calice di vino.

Massimiliano Pelletti, Crystal Boy, 2016, onice bianco madre cava, cm 54x40x30. Foto: Nicola Gnesi

Massimiliano Pelletti, Crystal Boy, 2016, onice bianco madre cava, cm 54x40x30. Foto: Nicola Gnesi

Vivi e lavori da sempre a Pietrasanta. Quanto è importante mantenere le tue radici in questo territorio?
È fondamentale. Ho vissuto fin da piccolo in un ambiente in cui si parlava e si viveva di scultura. Per questo devo ringraziare mio nonno che mi ha trasmesso questa passione ma soprattutto la conoscenza della materia. Il mio non è solamente un lavoro finalizzato alla produzione di un’opera d’arte ma anche alla conservazione di una memoria e al rispetto per le nostre montagne.
È per tutti questi motivi, infatti, che ho scelto questo nuovo spazio tra i tanti che ho visionato nell’ultimo anno. Qui ci troviamo in un luogo autentico che mantiene l’impronta del vecchio studio d’arte che purtroppo a Pietrasanta sta scomparendo, lasciando il passo a boutique di moda piuttosto che a ristoranti. In questo luogo, invece, si conserva ancora intatta la memoria del passato, quindi la mia vocazione è stata quella di non modificarne la struttura e l’apparenza.

Studio del nonno di Massimiliano Pelletti. Foto: Nicola Gnesi

Studio del nonno di Massimiliano Pelletti. Foto: Nicola Gnesi

Come nasce un’opera di Massimiliano Pelletti? Qual è il tragitto che compie dalla fase d’ideazione a quella di produzione?
Il primo step è ovviamente di natura creativa nel mio primo studio. Questa è la parte fondamentale che contempla un momento di riflessione congiunto ad uno altrettanto necessario di raccolta. Sono costantemente in viaggio per scovare modelli di sculture da cui prendere spunto e per fortuna la mia terra ne è ricca. Questo è l’aspetto cruciale della mia indagine: il mio lavoro nasce per l’appunto attraverso l’uso di copie antiche effettuate direttamente su calchi della scultura originale. È naturale quindi che, tra il pezzo originale e la mia opera, ci sia un unico grado di separazione.
Successivamente inizio un lavoro di ricerca sui materiali e sulla tecnica che prevede il coinvolgimento di alcuni laboratori che da inizio secolo sono ancora in attività e che, grazie all’aiuto di alcuni assistenti, mi danno la possibilità di lavorare in condizioni ottimali: a partire dalla scelta del blocco nella cava, al trasporto in situ, al taglio e all’eventuale sbozzamento. A questo punto l’opera è pronta per essere trasferita nel nuovo studio, dove verrà terminata.

Massimiliano Pelletti al lavoro. Foto: Nicola Gnesi. Courtesy: Fondazione Henraux

Massimiliano Pelletti al lavoro. Foto: Nicola Gnesi. Courtesy: Fondazione Henraux

Quali progetti hai nell’imminente futuro?
Sono stato invitato da Alessandro Romanini a partecipare alla mostra Il passo sospeso. Esplorazioni del limite che vede coinvolti numerosi spazi del centro storico di Lucca ed artisti internazionali come, tra gli altri, Lucio Fontana, Alighiero Boetti, William Kentridge, Marina Abramović. In particolare le mie opere sono esposte, dalla fine di giugno ai primi di settembre, al L.U.C.C.A. Museum e alla Fondazione Ragghianti.
L’8 luglio inaugura, invece, Sacra Privata, la mia prima personale alla Galleria Barbara Paci, a cura di Flavio Arensi. Il progetto si compone di due momenti: il primo vede l’apertura al pubblico dell’esposizione in galleria e mette in evidenza una decina di opere realizzate negli ultimi due anni; il secondo, su invito, presso il nuovo studio dove amici e collezionisti sono stati invitati a confrontarsi in maniera più intima con altre opere. Quale migliore occasione per inaugurarlo?

Eventi in corso:

Il passo sospeso. Esplorazioni del limite
a cura di Alessandro Romanini
Fondazione Centro Studi sull’Arte Licia e Carlo Ludovico Ragghianti
(e spazi pubblici del centro storico di Lucca)
Complesso monumentale di San Micheletto
Via San Micheletto 3, Lucca
24 giugno – 3 settembre 2017
www.fondazioneragghianti.it

Massimiliano Pelletti. Sacra Privata
a cura di Flavio Arensi
Galleria Barbara Paci
Via Garibaldi 45, Pietrasanta (LU)
9 luglio – 6 agosto 2017
www.barbarapaciartgallery.it

Info: www.massimilianopelletti.com

*da Espoarte #98

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