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Arte Boccanera contemporanea
Trento

Nebojša Despotović. Velvet Glove (di Oriana Bosco)

Le opere di Despotović nascono da una caccia alle immagini a partire dai libri di storia, dalle vecchie foto, dai vecchi volumi di enciclopedie e testi scolastici trovati ai mercatini delle pulci. Sono porzioni di memoria personale abbandonate che finiscono nelle mani di uomini distanti nel tempo e nello spazio, senza che vi sia nulla in comune tra colui che guarda ed i soggetti raffigurati. Non sono mai icone ma, al contrario, identità precise, persone che hanno vissuto, combattuto, amato, sofferto. La distanza, la carta ingiallita, testimoniano l’usura del tempo e la perdita del loro valore. I bambini, le donne e gli uomini che Despotović ritrae – dopo averli scovati e riesumati all’oblio – nelle pose che avevano assunto di fronte l’occhio del fotografo, ci raccontano di un mondo che non c’è più e che è ormai saldamente entrato nel mare magnum della storia, probabilmente senza che essi ne siano stati protagonisti o personaggi riconoscibili. (Estratto dal comunicato della mostra)


Oriana Bosco: Velvet Glove è il titolo della tua personale, ed è anche un elemento presente in una delle tue tele. Ha un valore particolare, assume un significato simbolico?
Nebojša Despotović:
Sta ad indicare la protezione della memoria, la sottigliezza e la morbidezza del linguaggio di questa particolare produzione. Il velluto (velvet) è già di per sé un materiale simbolico.

Come si svolge il tuo processo creativo? Da dove trai ispirazione?
Ogni giorno guardo una quantità infinita di immagini: riviste, internet, libri ecc… Dipende dal ciclo al quale sto lavorando. La scelta dell’immagine è il punto iniziale da cui creare un percorso, l’impatto dell’immagine stessa, quello che mi trasmette, rappresenta lo stimolo necessario per trasfigurarla in un’opera. L’atto di creazione rappresenta per me il processo creativo perché le scelte formali vengono fatte proprio durante il dialogo con l’opera stessa. Un processo che non ha una fine soltanto ma infinite quantità di possibili scenari. La bellezza sta nel fatto di trovare la combinazione che mi soddisfa, mi fa compiere un viaggio unico e irripetibile ogni volta. Io creo delle immagini, nel senso di compiere delle scelte.

La sfocatezza, l’indeterminatezza dei paesaggi e dei soggetti che rappresenti sembrano essere il veicolo di un messaggio che vuole spingersi in profondità, non fermarsi alla superficie. In certi casi sembra che la tecnica prevalga rispetto al soggetto rappresentato. Che rapporto c’è tra tecnica e soggetto e che significato assume la tua scelta di privilegiare la mancanza di particolari, di descrivere l’atmosfera più che il dato preciso?
Credo che la pittura, intesa come medium, possieda ancora la qualità di creazione fuori da mode, linguaggi e soggetti rappresentati. Questo mi spinge a sperimentare e usare immagini di partenza come indicazioni per la costruzione e non come significato dell’opera. Quello che dipingo è costruito da significati stratificati dove né il soggetto né l’atmosfera e la qualità formale hanno il posto privilegiato nell’immagine finale. La lettura è composta di vari livelli percettivi. Quello che noi percepiamo è un insieme di significati.

Da cosa è dettata la tua scelta di usare la pittura come medium preferito?
È quello che mi offre la possibilità di riflettere e pormi quotidianamente domande. Ho una certa confidenza con la pittura nel senso che mi sono creato un metodo dove posso soddisfare, dentro l’opera stessa, la necessità di divertirmi sperimentando e confrontandomi con una pittura per così dire seria, tenendo presente che – se non è intesa come prodotto ma come ricerca – la pittura è un esercizio intellettuale di alto livello.

Il punto di partenza della tua opera non è la realtà di per sé, ma delle immagini della realtà che ripeschi dal passato. Quella che metti in opera è una rappresentazione della rappresentazione. Puoi spiegarmi questo processo e la motivazione che ne sta alla base?
Mi servono le immagini che contengono già una forte carica di significati dell’inconscio collettivo. Per comunicare ho bisogno di una piattaforma decifrabile. La pittura non rappresenta mai una cosa reale, per questo non parto dalla realtà.

La mostra in breve:
Nebojša Despotović. Velvet Glove
a cura di Daniele Capra e Luigi Meneghelli
Arte Boccanera Contemporanea di Giorgia Lucchi
via Milano 128/130, Trento
Info: +39 0461 984206
www.arteboccanera.com
Inaugurazione sabato 13 novembre 2010 ore 18.00
13 novembre 2010 – 29 gennaio 2011

In alto, da sinistra:
“Lipstick”, 2010, olio su tela, cm 130×160
“Timesteps”, 2010, olio su tela, cm 140×180
In basso, da sinistra:
“Modello dell’apparenza”, 2010, olio su tela, cm 50×60
“Concrete chamber”, 2010, olio su tela, cm 50×40

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