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FIGINO SERENZA (CO) | 56 di Via Vico Necchi | Fino al 30 novembre 2017

Intervista a NATALY MAIER di Cristina Casero

Il 56 di Via Vico Necchi a Figino Serenza (CO), spazio versatile e poliedrico pensato e voluto da Emanuela Pozzoli ed Alessandra Comi come luogo di condivisione e diffusione della cultura artistica contemporanea, propone per il suo primo appuntamento l’opera di Nataly Maier (1957), qui presente con una selezione interessante di lavori con cui si documenta la sua intensa e varia ricerca sui valori e le espressività del colore.
In questa occasione le abbiamo posto alcune domande:

Nataly Maier, Himmel Diptychon gross, 2000, fotografia su alluminio e acrilico su tela, 240x150 cm

Nataly Maier, Himmel Diptychon gross, 2000, fotografia su alluminio e acrilico su tela, 240×150 cm

In occasione di questa mostra hai esposto alcune bellissime fotosculture. Vuoi parlarci un po’ di questi lavori?
Sono lavori che nascono all’inizio degli anni Novanta, all’epoca ero una fotografa professionista, ma con la fotografia mi esprimevo anche artisticamente: da questa duplice “veste” è nata la necessità di indagare tutte le possibilità espressive del mezzo fotografico. Negli anni Settanta, gli artisti dell’Arte Analitica in Europa, o vicini alla Radical Painting in America, riflettevano sulle possibilità e sui limiti del loro linguaggio pittorico. Il mio intento era simile al loro, ma meno intellettuale e molto più ironico (come dimostrano i titoli delle opere): voleva essere una provocazione sulla fotografia, che cattura la realtà e la riproduce bidimensionalmente.
Nel 1989 realizzai la mia prima fotoscultura: la fotografia era diventata oggetto nello spazio. Ero consapevole della particolarità di questi lavori, tanto che non sapevo come chiamare questa operazione. Usavo la fotografia come fosse un materiale adatto alla scultura, anche se la foto era ovviamente soltanto il punto di partenza. A me piaceva molto lavorare con i materiali della scultura e usavo i più differenti: gesso, legno, ferro, bronzo, ceramica. La sfida che queste opere rappresentano era costituita dal fatto di dover integrare la stampa fotografica con questi materiali.

Nataly Maier. Una festa di colore, veduta della mostra, 56 Via Vico Necchi, Figino Serenza (CO)

Nataly Maier. Una festa di colore, veduta della mostra, 56 Via Vico Necchi, Figino Serenza (CO)

E questa sfida l’hai vinta! In questa ultima mostra, hai esposto opere inedite assieme ai lavori ormai storici. Da cosa è nata l’esigenza di queste nuove sperimentazioni?
Questa mostra è quasi una piccola antologica. Sono esposte Il mare in scatola del 1994 e Giacometti si sposa del 1993, come esempi di fotoscultura. Nello spacchettare  Il mare in scatola, opera acquistata più di 20 anni fa da Enzo Pozzoli, è nata questa mostra. Infatti, mi è venuta l’idea di ripetere l’operazione, cioè di riportare la pittura – che è il linguaggio con il quale lavoro dal 2003 – in un contesto tridimensionale.

Nataly Maier, Cromoscultura 8, 2017, acciaio e tempera all'uovo, 47x24x6 cm

Nataly Maier, Cromoscultura 8, 2017, acciaio e tempera all’uovo, 47x24x6 cm

Buffo è il fatto che si è ripetuto lo stesso disagio in merito al nome da dare a queste opere, che per adesso si chiamano cromosculture…
Ho praticamente rifatto, con i dovuti “aggiornamenti”, due lavori che avevo realizzato per la mostra del 1992 da Fabio Sargentini alla Galleria Attico di Roma. Così è nato L’albero libellula, con i petali cromatici al posto dei petali di carta fotografica che avevo messo nella versione del 1992.
Nelle vasche con le Ninfee, galleggia ora la pittura e l’acqua diventa il suo fondo. È stata proprio un’esperienza fondamentale in termini pittorici notare come gli elementi che rappresentano le ninfee con la loro cromia non funzionassero affatto una volta colorata l’acqua, a differenza di quanto accadeva nella versione fotografica: infatti, in pittura, il fondo “comanda” e interferisce in modo fondamentale, tanto che ho dovuto ridipingere tutte le mie ninfee.

Nataly Maier, Cromatismi fluttuanti, 2016, 5 elementi, ferro e tempera all’uovo su carta A3 intelaiata, 82x130x25 cm (dettaglio)

Nataly Maier, Cromatismi fluttuanti, 2016, 5 elementi, ferro e tempera all’uovo su carta A3 intelaiata, 82x130x25 cm (dettaglio)

Questa mostra, a differenza di altre che hai allestito in tempi recenti, mette molto in luce il carattere articolato ed eterogeneo della tua ricerca. Come molti artisti della tua generazione, disinvoltamente sei passata (e passi) dalla fotografia alla pittura e, in entrambi i casi, ti sei anche mossa dalla bidimensionalità alla tridimensionalità.  La coerenza del tuo lavoro resta bene evidente, ma vuoi dirci da quale esigenza nasce questa tua versatilità?
Io vedo molti pittori muoversi verso la fotografia e pochi che invece fanno il passaggio inverso: so anche perché! La pittura è un mezzo che chiede molto impegno e, nel praticarla, un artista deve fare i conti con i 10000 anni di esperienza che ha questo primo mezzo di espressione dell’uomo. Ma io sono convinta che sia la disciplina più rigorosa, e questo mi intriga molto.
I miei dittici, che in mostra sono rappresentati da Cielo del 2000, sono sempre composti da una parte fotografica e una pittorica; questi lavori, che ho sviluppato negli anni, ben dimostrano il mio bisogno di accostare all’immagine il colore, inteso come una componente che oscilla fra razionalità ed emozione.

Nataly Maier. Una festa di colore, veduta della mostra, 56 Via Vico Necchi, Figino Serenza (CO)

Nataly Maier. Una festa di colore, veduta della mostra, 56 Via Vico Necchi, Figino Serenza (CO)

La preparazione di questa mostra ti ha offerto nuove suggestioni, nuove idee per il futuro?
Grazie alla fertile collaborazione con Alessandra Comi e Emanuela Pozzoli ho potuto sviluppare il grande passo di estendere il mio approccio “spaziale” anche alla pittura e nel riflettere su questa operazione ho potuto capire meglio l’importanza delle fotosculture. Secondo me per usare con atteggiamento “provocatorio” un mezzo, bisogna prima conoscerlo molto bene. La tridimensionalià in questo momento mi sembra una via sperimentale, libera, mentre la pittura resta la gamba d’appoggio. Ma mi faccio volentieri sorprendere, lasciandomi condurre dove mi porta il lavoro.
Con questa mostra, insomma, ho provato ad estendere il concetto di pittura, fino allo sconfinamento dai margini, alla estensione nello spazio: la tela mi sembra sempre troppo piccola…

Nataly Maier. Una festa di colore
a cura di Emanuela Pozzoli e Alessandra Comi
testo critico di Giulia Belluco

Fino al 30 novembre 2017

56
Via Vico Necchi, Figino Serenza (CO)

Info e orari: melapo@libero.it

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