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MILANO | Spazio GIVA | 20 marzo 2014 – 1 giugno 2014

Intervista a FRANCESCO ARECCO di Valeria Barbera 

Con la mostra Punti di partenza si avvia il progetto Resilienza Italiana, nuovo movimento d’arte e cultura avviato da Francesco Arecco e Ilaria Bignotti, teso a valorizzare le tante potenzialità degli artisti visivi e degli intellettuali italiani. Approfondiamo con Francesco Arecco il senso del progetto: 

Tieni molto al progetto Resilienza Italiana; come è nato, cos’è esattamente?
A novembre Ilaria Bignotti mi chiama a far parte di un nucleo di artisti rappresentativi della situazione della scultura italiana, per l’elaborazione di un testo che intitola Strategia della resilienza. Fondamenti, negazioni e sopravvivenze nella scultura italiana delle giovani generazioni, per partecipare a un bando per curatori indetto da Sculpture Network (che ci ha poi scelti). Mi chiede se la posso aiutare a strutturare un volume scientifico in questa materia. Lo fa perché sono naturalista (ambito dal quale arriva il concetto di resilienza) e perché ho spesso curato volumi su temi complessi e collettanei. Rilancio e le dico che per il volume avremmo potuto aspettare un po’ (ma già ieri l’editore ci ha confermato l’uscita a settembre per Mimesis in italiano e per Mimesis International in inglese), ma che quello che mi premeva di più era il creare un movimento. Erano anni che questa idea lavorava dentro di me.

Lo scorso autunno si concretizzavano le condizioni: Ilaria Bignotti con la quale creare un nucleo di lavoro; un manipolo di scultori con una voce forte e chiara; un gruppo di comunicazione dotato; mecenati e amici con cui confrontarsi; critici e curatori disponibili e attenti; gallerie e istituzioni che attendevano da anni un movimento.

Alberto Gianfreda per Resilienza italiana

Si parla di Movimento d’Arte e Cultura: cosa si propone?
Due principali scopi: creare opportunità di dialogo e interazione fra un primigenio nucleo di scultori fondatori e le grandi realtà culturali (non solo dell’arte visiva, ma anche di altre arti e scienze) italiane e non; lavorare ad una vera e propria rinascita dell’arte italiana. Rinascita che è resilienza perché già partiamo bene: in Italia si sono formate – o hanno trovato il loro momento di verifica – tutte le novità culturali umane di cui abbiamo memoria storica.
Il termine resilienza, nato nel naturalismo, descrive la capacità di adattarsi o riadattarsi ad un agente di disturbo. Raggiungendo una condizione uguale o migliore rispetto al punto di partenza. Più serena e fresca di una Resistenza. Più arrabbiata di un Rinascimento. La scelta di vita del momento. 

Perché un “movimento” oggi? Dagli artisti per gli artisti, che senso ha nel contesto attuale?
Occorreva un movimento perché si sentiva il bisogno di emozionarsi, di credere in qualcosa. Il nome Movimento è parlante.
Il Movimento prende avvio da un gruppo di sei artisti che non hanno paura a confrontarsi e dialogare con gli altri. Contro l’individualismo un po’ pettegolo e molto autolesionista che – minoritario ma rumoroso – rischia di apparire la regola in tutte le realtà intellettuali e creative. Vogliamo far ritornare l’uomo al coraggio di donare idee agli altri e al coraggio – forse ancor più importante – di accettare idee dagli altri. Lavorare insieme. 

Come si diventa Resiliente e cosa vuol dire esserlo? Chi può essere Resiliente?
La resilienza è uno stato mentale. Non sarà mai necessaria mai una patente per esserlo e dichiararsi così. Lo saranno artisti, curatori, operatori dell’arte, galleristi, musei, ma anche intellettuali di ogni tipo, fruitori dell’arte e persone che sentono più il tema poetico che quello artistico. Il Movimento promuoverà azioni e interventi ma accetterà anche proposte. Non tutto riusciremo a fare e non con tutti riusciremo a lavorare. Il nostro ruolo è catalizzare un mutamento, non certo crescere sino all’onnipresenza.

Daniele Salvalai per Resilienza italiana

Come abbiamo detto non solo arte quindi…
Stiamo lavorando a un volume – quello già citato, per Mimesis – in cui dialogare con filosofi, economisti, tecnici, oltre che con il mondo dell’arte resiliente. Stiamo progettando incontri e confronti con operatori della cultura italiana ed estera pregnanti e stupefacenti. Divertimento nel senso vero della parola.

Sei artisti, come vi siete ritrovati e riuniti? Mi pare notevole che gli artisti “facciano gruppo” oggi quando regna un individualismo a volte davvero esasperato…
Il nucleo dei fondatori è composto da sei perché volevamo avere un gruppo semplice e coeso di scultori. I sei fondatori sono quelli – entro la selezione fatta da Ilaria Bignotti per il progetto di Sculpture Network – che lavorano con materiali e tecniche riconducibili a materiali della tradizione, ferro, legno, pietra e tecniche “pesanti” per i tre uomini: Daniele Salvalai, Alberto Gianfreda ed io; a materiali tessili e plastici e tecniche di accostamento e intreccio per le tre donne: Laura Renna, Francesca Pasquali e Valentina De’ Mathà.
“Ricerche resilienti perché utilizzano materiali locali, interrogano i luoghi, destrutturano le forme della tradizione pur restando all’interno di essa e ponendosi in rapporto dialettico. In questo senso esprimono perfettamente la capacità degli artisti attuali di svelare attraverso le loro opere metafore del ruolo dell’artista nella società: chiamata del pubblico ad essere osservatore consapevole e a volte anche partecipe attivo del processo di connotazione estetica e politica dell’opera” per dirla con le parole di Ilaria Bignotti.
Riguardo l’individualismo… Che dire? In Italia sono poche oggi le realtà che aiutano a conoscere, apprezzare e rispettare gli altri. L’individualismo tipico italiano è spesso visto come una qualità anche dalle istituzioni. Per fortuna noi sei abbiamo lavorato con il gruppo di curatori che fa capo alla Galleria San Fedele di Milano: Daniele Astrologo Abadal, Ilaria Bignotti, Chiara Canali, Matteo Galbiati, Chiara Gatti, Massimo Marchetti, Kevin McManus, Michele Tavola e Andrea Dall’Asta e Chiara Cardini, che sono meravigliosi. Una scuola di rispetto e confronto.

Un progetto orizzontale, “alla pari”, senza direttive calate dall’alto. Come si organizza la Resilienza Italiana?
Orizzontale quasi verticale, citando alcune opere di uno dei miei Maestri, Mirco Marchelli. Il Movimento è tanto democratico che non ha né assemblee né forma giuridica, che comporterebbe automaticamente l’esclusione di chi non è iscritto. Imparata la lezione dei movimenti che ci hanno preceduto. Riflessione comune a tutte le persone che vorranno farsi sentire e azione curata dal gruppo di lavoro e comunicazione che vedete sul nostro sito Internet. 

Laura Renna per Resilienza italiana

Critici e i curatori, come sono individuati e scelti? Fanno parte già del vostro percorso di maturazione artistica? Che rapporto avete con loro?
Le persone con cui si lavora bene si scelgono da sé. Progetto per progetto, proponiamo a artisti e curatori maturi, collaborativi e dotati della poetica rivolta al tema le condizioni di lavoro che riusciamo ad avere con i partner. Così siamo agili e pratici e i rapporti sono chiari e fattivi. Abbiamo impostato alcuni progetti con curatori storici della nostra ricerca, che in più occasioni hanno scoperto, supportato, letto in maniera poetica la nostra opera. Penso a me: ho percorso e percorro strade di ricerca profonde e meravigliose con Matteo Galbiati – che ha segnato con uno sguardo severo il mio ingresso nel mondo dell’arte professionale – Ilaria Bignotti, Kevin McManus, Flaminio Gualdoni, Andrea Dall’Asta, Giorgia Salerno, Francesca Passerini, Enzo Fiammetta e Francesca Corrao, Michele Tavola… In altri casi lavoriamo con curatori per noi nuovi, che si dimostrano resilienti, collaborativi, fattivi. È un percorso di crescita nostra e del movimento che vogliamo condividere con il mondo della critica artistica italiana. Una call for action aperta. 

Cosa avverrà nella serata di presentazione?
Chi parteciperà all’incontro si godrà:
I) Lo stupore di vederci arrivare vivi al 20 marzo. Per organizzare il lavoro di Resilienza italiana e i mille rapporti che implica stiamo lavorando da quattro mesi come formiche.
II) Fra le 18.00 e le 18.30 Ilaria Bignotti ed io, ad esporre il tema di Resilienza italiana con un protagonista d’eccellenza dell’arte e della cultura italiana: Ugo La Pietra. Con lui, che ha una importante esperienza teorica e poetica, oltre che di movimenti artistici, dialogheremo insieme ai presenti. Senza rete.
III) Dalle 18.30 in poi, la mostra, con una scheda percorso divertente e chiara.
Importante conoscere i nostri ospiti: la casa di moda fondata da Giulia Caccia Dominioni, che continua nella linea di mecenatismo avviata dal nonno Giuseppe Panza di Biumo e proseguita dalle due famiglie Panza di Biumo e Caccia Dominioni, e offre una sede milanese, giovane e stimolante, al Movimento. Non finiremo mai di ringraziare lei e il suo socio Paolo Magaldi.
Nel mentre, due sponsor tecnici che mi seguono da anni – Birra Baladin e Vigneti Ghio Piemontemare (fra l’altro, entrambi hanno da poco aperto punti vendita a Milano) – avvieranno una degustazione semplice e raffinata. 

Francesco Arecco per Resilienza italiana

Residenza Italiana: l’attributo che qualifica l’italianità presuppone uno sviluppo o uno scambio con una dimensione internazionale?
L’aggettivo italiano l’ho proposto – e gli altri lo hanno subito amato – sulla base di una riflessione profonda degli ultimi anni. Lavorando molto sia in Italia che all’estero ho considerato a lungo l’idea di portare la mia giovane famiglia a crescere altrove. Amo l’Oceania, in particolare. Poi però ho riflettuto sul fatto che chi parte si rende, almeno per una generazione e mezza, un emigrante in terra straniera. E che valeva la pena di dare una chance all’Italia. Man mano ho compreso, anche con questa esperienza, che le possibilità ad un Paese le diamo, ma non possiamo attendere che quest’entità sociale le colga. Il Paese siamo noi e dobbiamo costruirlo noi. Per questo quando qualcuno mi chiede se il Movimento è politico dico di sì. Non nel senso della parola ormai in uggia a tutti, ma nel senso del poïesis, del facere che costruisce la nostra civiltà.
Lavoreremo a corroborare il potenziale italiano, a scoprire le eccellenze e i collaborativi. Fortificare il fronte interno e nel frattemo sviluppare quello esterno. Nel corso del 2014 compiremo un giro d’Italia di presentazioni e mostre. Esperienze che già adesso che sono in progetto ci danno forza e sicurezza.
Nel frattempo stiamo sviluppando il potenziale estero. Molte realtà sono interessate al bagaglio che i Resilienti (artisti e curatori) hanno già. A breve potremo offrire loro quanto stiamo scoprendo in giro per l’Italia. Sarà una valigia piena di meraviglie da portare in viaggio. Un viaggio non più da emigranti, ma da ambasciatori della nostra Italianità. 

Quali sono i progetti già in cantiere?
Milano, Torino, Brescia, Livorno, Palermo. L’avvio del Giro d’Italia.

Per i progetti futuri invece? Cosa ci anticipi?
Nulla. È sorprendente scoprire quanta voglia di sana, gioiosa Italia si riscontra in giro. E quante persone lavoreranno con noi in futuro. Però parlo solo quando sono sicuro. Segnaleremo tutto su www.resilienzaitaliana.org

Resilienza italiana
Artisti fondatori: Francesco Arecco, Valentina De’ Mathà, Alberto Gianfreda, Francesca Pasquali, Laura Renna e Daniele Salvalai 

Presentazione del gruppo:
Resilienza Italiana. Punti di partenza
a cura di Ilaria Bignotti 

20 marzo 2014 – 1 giugno 2014
presentazione 20 marzo 2014 ore 18.00

Spazio GIVA
Via Aurelio Saffi 9, Milano

Orari: dal 20 marzo 2014 al 1 giugno 2014, apertura su appuntamento contattando www.spaziogiva.com

Info: www.resilienzaitaliana.org

Bio: Francesco Arecco è nato nel 1977 a Gavi (AL).
Vive e lavora tra Gavi e Altrove.
Crede nella scultura e nelle altre discipline. O meglio, crede nella scultura quale disciplina di vita ed azione.
Dati e cataloghi su www.francescoarecco.it

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