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SONDRIO | Galleria Credito Valtellinese e Museo Valtellinese di Storia e Arte | Fino al 5 maggio 2017

Intervista a NANDO CRIPPA di Matteo Galbiati

Un piccolo popolo di figure anonime, ritratti di esistenze da noi tutti condivise, sentite e partecipate, eppure immerse in una solitudine apparentemente distante dalla nostra quotidianità, si manifesta nelle opere di Nando Crippa, un universo costellato di singolari presenze che catalizzano l’attenzione e lo sguardo. Davvero uno strano rapporto si instaura tra noi e le sue creazioni – scultoree e disegnate – che paiono proprio sondare aspetti tanto intimi e profondi, quanto saldamente legati alle nostre esperienze, visioni e sentimenti. Con Silent Movie l’artista porta presso la Galleria Credito Valtellinese e il Museo Valtellinese di Storia e Arte di Sondrio un saggio di queste opere a testimonianza di una ricerca attenta e curata negli anni. Lo abbiamo intervistato per fare un punto della situazione sulle sue riflessioni, sui contenuti di questa mostra e sui suoi prossimi progetti:

Nando Crippa. Silent Movie, veduta della mostra, Galleria Credito Valtellinese, Palazzo Sertoli, Sondrio Foto © Stefano Pensotti

Nando Crippa. Silent Movie, veduta della mostra, Galleria Credito Valtellinese, Palazzo Sertoli, Sondrio Foto © Stefano Pensotti

La grande mostra personale alla Galleria Credito Valtellinese fa un po’ il punto della situazione sul tuo lavoro, di quali pezzi si compone? Che scelte hai attuato per questa importante occasione?
La mostra si compone di una trentina di sculture (di cui circa la metà esposte per la prima volta al pubblico), un bassorilievo e 46 piccoli disegni colorati.
Quando ero agli inizi – ormai più di dieci anni fa – i primi miei collezionisti, che venivano a trovarmi in studio, tornavano quasi sempre a casa con un’opera appena terminata; così, per questa importante occasione offertami dal Credito Valtellinese, ho chiesto loro di concedermi in prestito per la mostra alcune di quelle prime sculture ritenendole particolarmente interessanti per il mio lavoro.
Tra le opere esposte poi vi è anche un piccolo bassorilievo di gesso dipinto; mi fa compagnia in studio da parecchio tempo e da questo non voglio separarmi: rappresenta un facchino che spinge un carrello con sopra una scatola piuttosto voluminosa. In questo lavoro il disegno è semplicissimo, elementare, i colori sono tono su tono, c’è una certa fissità; per me ha il sapore di una scultura egizia.
La gran parte dei disegni, invece, sono stati realizzati appositamente per questa esposizione. Mentre progettavo l’allestimento, insieme a Marco Rota e con la supervisione di Leo Guerra, ho pensato di comporre un’intera parete con questi piccoli lavori. Il risultato ottenuto è stato molto convincente a detta di chi ha visitato la mostra. Le sette sale, in cui si sviluppa questo progetto espositivo, sono suddivise in due differenti palazzi storici; sono stanze piuttosto raccolte, non hanno grandi superfici e le strombature di porte e finestre sono state sapientemente tamponate, sicchè lo spazio risulta neutro. Tutto ciò avvantaggia le mie piccole sculture che, illuminate con precisione, diventano le protagoniste della scena. 

Quali sono le tematiche importanti che affronti nella tua scultura?
Come hanno già scritto diversi critici (tu compreso!) i temi sono: la solitudine, l’attesa, la metafisica, la melanconia, l’esistenzialismo, l’angoscia, ma anche l’ironia, l’aspetto ludico, la leggerezza… Io, da artefice-creatore, voglio sottolineare anche la scelta della composizione nell’articolazione dei volumi con chiusure e attacchi fra le varie parti, l’omogeneità dell’insieme così come nel particolare, l’attenzione per il dettaglio. Vedo queste come sfide, come le identiche problematiche di un architetto in fase di progettazione. 

Nando Crippa, Senza titolo, 2006, gesso dipinto, 24.5x48x3 cm Courtesy dell’artista Foto © Stefano Pensotti

Nando Crippa, Senza titolo, 2006, gesso dipinto, 24.5x48x3 cm Courtesy dell’artista Foto © Stefano Pensotti

Che rapporto c’è tra i tuoi disegni e le opere scultoree? Sono indipendenti o uno è il prodromo dell’altro?
Sono due produzioni parallele: nei disegni ho più libertà d’azione, non esistono i vincoli strutturali che ci sono nella scultura, si lavora su due dimensioni per cui risulta tutto più agevole. I colori, invece, sono gli stessi che utilizzo per dipingere le terrecotte; alcune situazioni sono, se non proprio uguali, molto simili a quelle rappresentate nelle sculture. Per realizzare le opere scultoree non mi servo di disegni preparatori, comincio con l’impastare la creta direttamente sul tavolo, seguo l’idea vaga che ho in mente di quello che voglio realizzare e lo compongo poco per volta. Man mano che procedo fin dal primo abbozzo – in tempi diversi secondo la complessità della scultura – mi rendo conto se è bene continuare oppure se è tutto sbagliato e si deve rifare tutto dal principio.
Come materiale l’argilla è l’ideale per chi ha un temperamento impulsivo, per chi. come me è nevrotico ed ha poca pazienza! Nonostante la creta sia assolutamente congeniale al mio fare, tengo bene a precisare che non mi definisco affatto un ceramista. Seguendo il pensiero di Émile-Antoine Bourdelle, la scultura è prima di tutto costruzione, è architettura. E a me interessa fare scultura.

Ogni tua scena sembra sospendersi in una sorta di “metafisica del quotidiano”, quanto conta lo sguardo di chi osserva nella completa definizione del senso dell’opera? Quanto conta, invece, la sua personale esperienza?
Non è facile rispondere a questa domanda, sinceramente non me la sono mai posta, sai com’è, gli artisti sono parecchio narcisi ed egocentrici, si curano poco degli altri… Posso dirti che conta molto l’esperienza degli occhi, vale a dire che ci si augura – e questo credo valga per tutti coloro che fanno arte – che chi guarda le opere abbia una certa educazione visiva, ma è altrettanto vero che, nel mio caso siccome realizzo dei simulacri, la lettura dell’opera è, o pare essere, molto più facile e alla portata di chiunque.

Nando Crippa. Silent Movie, veduta della mostra, Museo Valtellinese di Storia e Arte, Palazzo Sassi De Lavizzari, Sondrio Foto © Stefano Pensotti

Nando Crippa. Silent Movie, veduta della mostra, Museo Valtellinese di Storia e Arte, Palazzo Sassi De Lavizzari, Sondrio Foto © Stefano Pensotti

Se non lasciano indifferenti finisce che in questi personaggi ci si immedesima un po’ tutti quanti. La propria esperienza personale certamente influisce nella modalità di approccio all’arte, io cerco sempre di tendere a qualcosa di universale, sospendendo la visione in qualcosa che sia il meno definito possibile. Infatti non modello ritratti particolareggiati, non definisco l’anziano, il grasso, il magro, il calvo, la barba, gli occhiali… I miei personaggi sono giovani, ma senza età; il loro modo di vestire è fuori moda proprio per la necessità di rendere una certa indefinitezza di tempo; questi piccoli uomini non fanno assolutamente niente, oppure, in pochi casi dove c’è azione, i loro restano gesti minimali, riconducibili ad un generico e banale agire quotidiano.
Non so, poi, se esista davvero un senso dell’opera; di recente una persona mi ha confidato che quando sta di fronte alle mie sculture si ritrova in uno stato simile a quello dell’ipnosi…Congelato nell’osservazione. Sicuramente l’artista col suo lavoro muove e tocca cose presenti nel profondo dell’animo, senza rendersene conto e senza un perché. Non esiste una ricetta o una soluzione a questo, nemmeno la scienza sa ancora dare risposte a quelle (eterne?) interrogazioni che assillano l’uomo dagli albori della sua civiltà.
Direi di goderci l’arte fintanto che persiste il primato del pensiero metafisico!

Come regoli l’affascinante equilibrio di opposti in cui si trovano i tuoi personaggi, perennemente sospesi tra abbandono e attesa, tra pace e tormento, tra silenzio e rumore, tra amore e odio…?
Posso dire che fare arte è sublimare se stessi, esplicitare ciò che siamo potenzialmente in grado di esprimere, nella forma più bella che ci riesce di ottenere. Se ci si rende conto di questo, si sta meglio, sotto tutti gli aspetti.

Tu da artista come vivi il rapporto con i tuoi personaggi, da regista li metti solamente in scena o ne condividi empaticamente lo stato d’animo diventandone testimone “esistenziale”?
Come ho già dichiarato una volta, i personaggi che realizzo sono un po’ tutti degli autoritratti. Il rapporto che ho con loro è, quindi, un confronto con me stesso; spesso si tratta di un conflitto e, siccome sono ferocemente autocritico, mi condanno a uno stato di insoddisfazione perenne… Dovrei volermi un po’ più di bene, ma se penso a come ero dieci anni fa, non posso fare a meno di riconoscere che, almeno sotto questo aspetto, gli spigoli più taglienti li ho smussati.
Si cambia quando ci si stufa di fare sempre gli stessi errori, mentre “sbagliare” ad ogni tentativo, allo stesso modo e nello stesso punto, è la condizione ideale affinchè possa germogliare un’espressione artistica. Comunque alla fine, ciò che conta veramente per l’artista è sempre e soltanto la Forma.

Nando Crippa. Silent Movie, veduta della mostra, Galleria Credito Valtellinese, Palazzo Sertoli, Sondrio Foto © Stefano Pensotti

Nando Crippa. Silent Movie, veduta della mostra, Galleria Credito Valtellinese, Palazzo Sertoli, Sondrio Foto © Stefano Pensotti

Quali sono i tuoi modelli? Che artisti hanno influenzato o influenzano il tuo lavoro?
Ho fatto studi artistici e di architettura; ho attinto moltissimo da tanti maestri del nostro glorioso passato, spinto più che dal dovere, da un’impellente necessità. Poi, però, per esprimere qualcosa di nuovo ho dovuto dimenticare la scuola; l’ho dimenticata piuttosto in fretta e senza troppi rimpianti ed è stata una fortuna che sia andata così. Lasciandomi guidare dall’angelo-demone che tutti abbiamo dentro, dopo anni di pausa in cui ho fatto tutt’altro, un bel giorno d’estate sono stato folgorato da alcune immagini pubblicitarie presenti sulle pagine dei rotocalchi. Dopo un po’ di tempo, ho scoperto che in alcuni casi si trattava di foto realizzate da artisti-fotografi riconosciuti a livello internazionale. Uno di questi per esempio è Terry Richardson. Ciò che catturava la mia attenzione, quello che mi incantava, era la situazione rappresentata. Non so perché accadeva questo e, comunque, ogni tanto accade ancora: proprio di recente ho strappato una pagina da una rivista, come facevo agli inizi, e l’ho appesa al muro dello studio perché ciò che compare in quella foto mi intriga molto. Un giorno o l’altro realizzerò un’opera ispirata a quella pagina. Non ho modelli o artisti che seguo in cerca di ispirazione, può succedere che trovi un’idea guardando il lavoro di un altro artista, ma la migliore condizione per la mia attività creativa è senza ombra di dubbio il piatto e scontato quotidiano.
Mi piacciono i film thriller, Buster Keaton, Truffaut, Hitchcock, Adolf Loos, Giovanni Muzio, Aldo Rossi, il Partenone, ul Dom de Milan, l’architettura romanica e anche quella romana, Jacopo della Quercia, lo scultore Giuseppe Grandi, Ettore Spalletti, Sandro Chia, Salvo, De Maria, i kouroi, la statuaria egizia. Ho un debole per Ettore Petrolini e per Arturo Martini. Ho provato una forte emozione a sostare col naso all’insù tra le colonne del portico del Pantheon a Roma ed anche a girarci intorno, la mattina presto, nella quasi perfetta solitudine, estasiato dalla solenne muratura esterna.
Avevo 13 anni e ricordo: la calura secca, il monastero di San Giorgio Koziba, piccino piccino, perchè piuttosto lontano e l’orizzonte del deserto del Negev, il luogo più a sud del mondo in cui sono stato.

Nando Crippa, Tombino, 2006, terracotta dipinta, 28x48.5x53 cm Collezione privata Foto © Stefano Pensotti

Nando Crippa, Tombino, 2006, terracotta dipinta, 28×48.5×53 cm Collezione privata Foto © Stefano Pensotti

Il titolo Silent Movie dato alla mostra allude ad un aspetto cinematografico del tuo lavoro, ti ritrovi in questa lettura? Come si svolge il tuo personale “film” attraverso i fotogrammi dati da ciascuna opera?
Mi ritrovo in pieno, così come mi ritrovo e mi piace il taglio interpretativo, l’analisi di Valerio Dehò, ciò che ha scritto a proposito del mio lavoro. Proprio grazie a questa mostra, al lavoro fatto insieme a Cristina Quadrio Curzio per la redazione del catalogo, mi sono soffermato su alcuni aspetti del mio fare. Esistono dei leitmotif: il muretto, la piastra quadrangolare, i solidi geometrici come il cubo, il cono, il cilindro, la sfera.
Le figurine sono spesso sedute, sdraiate, appoggiate; le sculture sono prive di punte e di spigoli; la freschezza e la sensualità della creta è evidenziata e potenziata dai colori satinati che ci stendo sopra una volta cotta. Direi che ciascuna opera ha una storia a sé, anche solo per come si è svolto il ciclo della lavorazione. Poi però i personaggi potrebbero essere tutti fratelli: di certo si trovano, nessuno escluso, nella medesima condizione, sono tutti sospesi nell’attesa di non si sa cosa e perché. Per tornare alla tua domanda rispondo: sì, le mie opere sono fotogrammi di un unico film. 

Come è evoluta la tua ricerca nel tempo? Quali cambiamenti ha vissuto e quale futuro l’attende?
Rispetto al 2003-2004, cioè gli anni in cui ho realizzato le prime opere, rilevo questo: oggi sono meno distaccato e freddo; se metto a confronto quelle opere con quelle che realizzo attualmente, non mi capacito di quanto fossi un killer, ovvero preciso, spietato, senza ripensamenti. Ricordo bene che allora, mentre lavoravo, mi accorgevo subito se c’era qualcosa di troppo. Le prime che ho fatto sono opere che esprimono un clima rarefatto, sospeso, sidereo alla massima potenza. Col tempo è come se mi fossi addolcito, ammorbidito, c’è più coinvolgimento emotivo e anche i colori sono diventati più decisi e tra loro più contrastati. Credo siano, invece, rimaste immutate la fissità, la tensione e come qualcuno ha rilevato, la potenza che, nonostante la ridotta scala dimensionale, si manifesta, in alcune opere più che in altre.
Riguardo il futuro spero, non tanto per me, quanto per i miei collezionisti, per i galleristi, per chi è appassionato al mio lavoro che non si esaurisca la mia vena creativa!

Nando Crippa. Silent Movie, veduta della mostra, Museo Valtellinese di Storia e Arte, Palazzo Sassi De Lavizzari, Sondrio Foto © Stefano Pensotti

Nando Crippa. Silent Movie, veduta della mostra, Museo Valtellinese di Storia e Arte, Palazzo Sassi De Lavizzari, Sondrio Foto © Stefano Pensotti

Quali strade vuoi percorrere nei tuoi prossimi lavori?
Vorrei provare a realizzare una mia opera in scala gigante. Non dispero di riuscire a farlo, magari anche in un prossimo futuro.

Su cosa stai lavorando? Futuri progetti in cantiere?
È stato terminato da poco un libro a tiratura limitata (33 copie) per l’Editore Quaderni di Orfeo. Stampato e rilegato interamente a mano da Roberto Dossi, contiene dei testi inediti del poeta Giampiero Neri accompagnati da miei disegni originali. Sono felice ed orgoglioso di questa collaborazione. Con lo stesso editore c’è un progetto in fase avanzata per realizzare un libro d’artista contenente sculture e disegni miei originali. Mio sarà anche il testo. Già da qualche anno collaboro assiduamente coi marchi Tollegno1900, Ragno e Julipet. In questo periodo sto realizzando dei disegni per stampa su tessuto e sculture in scala al vero e installazioni ambientali che saranno collocate presso alcuni dei loro punti vendita e in spazi dismessi di archeologia industriale.
Come consulente esterno sto lavorando al progetto per realizzare in Italia un’opera di grandi dimensioni di una nota artista tedesca. Infine, è in via di definizione il progetto per una mostra personale che si terrà in uno spazio istituzionale in centro Italia nel 2018.

Nando Crippa. Silent Movie
a cura di Valerio Dehò
catalogo con testi di Valerio Dehò e Marco Rota 

2 marzo – 5 maggio 2017

Galleria Credito Valtellinese
piazza Quadrivio 8, Sondrio 

e

Museo Valtellinese di Storia e Arte
Palazzo Sassi de Lavizzari
Via Maurizio Quadrio 27, Sondrio 

Orario: da martedì a venerdì 9.00-12.00 e 15.00-18.00; chiuso sabato, domenica, lunedì e il 25 aprile
Ingresso libero 

Info: galleriearte@creval.it
www.creval.it

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