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Filosofia, mitologia e pensiero, che si concretizzano in immagini di un fascino ammorbante anche immediatamente prima che il tema venga palesato dal titolo. Gian Luca Beccari, presenta il suo più recente corpus di lavori fotografici alla mc2 gallery di Milano, che attraverso mascheramenti rituali ed altri sensuali artifici dichiaratamente riferibili ad una personalissima interpretazione delle Metamorfosi di Ovidio, proiettano lo spettatore in una dimensione esperienziale intima. Ci si ritrova così in un luogo silenzioso e meditativo, per opera di un prepotente processo di ricerca e riflessione capace, alla fine, di svelare quella parte del sé spesso ignorata, altre volte trattata con eccessiva retorica e per luoghi comuni. La serie Mutazioni, sembra sgorgare appositamente per dimostrare che la morte è un semplice passaggio di routine dinanzi al quale non abbiamo scelta, una tappa fondamentale ed immancabile davanti alla quale è inutile avere paura; da considerarsi senza paura, come una semplice porta che si spalanca una volta soltanto, per proiettare l’uomo in luoghi e tempi che non ci è dato sapere.

Viviana Siviero: Gian Luca Beccari, puoi disegnare a parole il tuo profilo poetico per i nostri lettori? Da dove parte la tua ricerca e soprattutto dove pone il desiderio d’arrivo?
Gian Luca Beccari: La morte è una componente della vita, la filosofia è un modo per prepararsi alla morte. La mia ricerca artistica passa dal misticismo alla logica filosofica. L’ontologia delle figure mitologiche che ricorre nei miei lavori è quanto mi occorre per indagare il concetto di morte/vita; da qui il mio movimento allegorico e di ricerca attorno all’asse filosofico e morale dei monaci orientali, dei guerrieri mitologici e dei filosofi greci.

Le Metamorfosi di Ovidio sono al centro della produzione che presenti nella tua personale alla mc2 gallery di Milano, tesa – come hai affermato – fra filosofia e mitologia. Che valore hanno, per te, questi due termini nell’era del contemporaneo e di cosa consta questo corpus di lavori?
La filosofia è pensiero e questo accompagna tutta la storia dell’uomo. Socrate risponderebbe che la filosofia non serve a niente ma se non ci fosse non ci sarebbero nemmeno tutte le altre scienze. La scienza del pensiero genera pensiero che è energia creativa. Inoltre, la logica è quello che ci permette di guardare il reale senza esserne travolti. La mitologia, nella mia visione, è una grande rappresentazione metaforica del reale (come Alice nel paese delle meraviglie, per antonomasia); un mondo fantastico che rivela l’essenza vera della realtà. Il “Mito” esiste al di là della sua rappresentazione: è metamediale perché si manifesta attraverso forme diverse come la pittura, la scultura, la letteratura, o la stessa rappresentazione teatrale, lasciando inalterati i significati che “incarna”. Così la mitologia è la rappresentazione dell’essenza della natura di cui noi siamo parte e spettatori.

Da quale percorso è nata l’idea ispirante?
Da riflessioni sulla vita, come sempre, da studi ontologici, da intime urgenze espressive che lascio raccontare all’opera stessa. Il cambiamento è anche divenire, è una condizione dell’essere. Nelle metamorfosi di Ovidio che ispirano Mutazioni, si coglie questa necessità di trasformarsi per continuare a vivere, ad esistere. Sono toccate moltissime figure mitologiche, da Narciso ai Satiri… Tutte potrebbero essere fonte di riflessione ed ispirazione. Con Mutazioni ho voluto costruire nuove storie, con nuovi personaggi. Fonte di ispirazione sono stati anche i testi alchemici conservati nella biblioteca universitaria di Bologna che, assieme a quella di Ravenna, è tra le più ricche di questi preziosi materiali. Ho rappresentato ad esempio la Genesi, scegliendo le cascatelle di Saturnia per le loro acque sulfuree: lo zolfo rappresenta il fuoco che genera il cambiamento. L’unico vero riferimento didascalico ad Ovidio in Mutazioni è la Vergine Astrea (…. Ultima fra gli Dei lascia la terra madida di sangue). Sacrificio Cannibale rappresenta invece una madre che per suo egoismo (o forse per pura sopravvivenza) divora il proprio figlio appena nato.

Hai frequentato il DAMS e poi il Complutense di Madrid; ti sei specializzato in video e multimedia design alla Faculty of Art Media and Design di Bristol: cosa ci racconti della tecnica che utilizzi per produrre le tue visioni?

Mi sono iscritto al Dams nel 1988, ma ne sono letteralmente fuggito dopo un anno. Dopo alcuni esami di Sociologia a Scienze Politiche, ho soggiornato in Olanda e Francia, prima di frequentare la Complutense nel 1994. Mi sono laureato in scultura all’Accademia di Belle Arti di Bologna, presentando una tesi sul rapporto fra corpo e comunicazione di massa. Poi ho completato la mia formazione a Bristol. La comunicazione per me è architettura; essa modifica l’ambiente nel quale viviamo con evidenti implicazioni sulla nostra vita. La tecnica che utilizzo è “mista”: teatro, musica, fotografia, cinema, grafica, software, sono gli elementi che danno “corpo” all’opera che cambia forma adattandosi allo spazio in cui viene rappresentata, sia esso una galleria d’arte, una rivista, un monitor o un palcoscenico.

Come nasce un tuo lavoro?
Il mio lavoro nasce semplicemente dall’esigenza di vivere, trovare le ragioni per esistere in questa forma polimorfa e allo stesso tempo umana. Ogni lavoro nasce dalla morte di quello precedente, in fondo si tratta dello stesso lavoro che nasce e muore continuamente.

Quanto e come le nuove tecnologie influiscono sulla sua realizzazione e qual è la loro importanza e il loro significato nell’oggi, rispetto alle tecniche ritenute più classiche?

La tecnologia è uno strumento, niente di più, niente di meno. Le nuove tecnologie mi permettono di raggiungere un pubblico ampio; la digitalizzazione trasforma le interfacce della comunicazione in palcoscenico. Credo che le tecniche “ritenute più classiche” non abbiano questa duttilità; pur amandole, le ritengo inadeguate ai tempi della comunicazione contemporanea… Quello che voglio è una loro evoluzione, la loro rinascita nella contemporaneità.

Ho letto che hai realizzato e diretto molte performance multimediali: ci racconti un po’ di questo aspetto, in generale poco indagato e considerato (e fin troppo diffidato) in Italia?
Si, la performance multimediale… il teatro è anche uno spazio di sperimentazione delle dinamiche sociali: se trasformiamo lo spazio teatrale, attraverso l’utilizzo delle tecnologie informatiche e multimediali, otteniamo uno spazio più simile a quello che viviamo, dove è possibile sperimentare questa evidente relazione fra umano ed “umano tecnologicamente modificato (alterato?)”. Chiudere gli occhi su questa relazione significherebbe ingannarsi sul “reale”.

Progetti per il futuro? Altre mostre in vista? A che cosa stai lavorando in questo momento?

Una video-drammaturgia per uno spettacolo che debutterà a Palmi (RC) il 18 luglio.
Poi inizierò una nuova produzione dove riprenderò il Fedone e tratterò il mito di Eracle che trovo molto umano, “troppo umano”: “A me si confà unicamente il giorno seguente al domani. C’è chi è nato postumo”. Continuerò inoltre la collaborazione con l’INFN e il CNR progettando videoinstallazioni interattive.

Che cosa ti aspetti da questa mostra e dal suo pubblico, ormai abituato ai travestimenti e ai discorsi profondi, fatti “scivolare addosso” come gocce d’acqua su un vetro?
Si, il diluvio dell’informazione… l’affogamento delle specificità espressive nel mare impetuoso che tutto mescola e uniforma. Quello che posso fare è costruire un’Arca (virtuale s’intende!) per un estremo tentativo di salvataggio, restiamo ancora una volta nel mito, nella fattispecie biblico.

La mostra in breve:
Mutazioni. Gian Luca Beccari
mc2 gallery
viale Col di Lana 8, Milano
Info: +39 02 87280910
www.mc2gallery.com
Fino al 24 aprile 2010

In alto da sinistra:
Satiro, lido di Volano, 2010, stampa digitale montata su plexiglass, Ed 1/5  Courtesy: Gian Luca Beccari. Foto di Paolo Panzera
Madre cannibale, lido di Volano, 2010, stampa digitale montata su plexiglass, Ed 1/5  Courtesy: Gian Luca Beccari. Foto di Paolo Panzera
Credits:
Drammaturgia e regia: Gian Luca Beccari
Live electronics sound: Massimiliano Cestari
Arrangiamenti e violoncello: Enrico Guerzoni
Programmazione video live set – operatore camera: Marco Grassivaro
Postproduzione, last minute angel – Gian Luca Macaluso
Operatore/tecnico di scena/postproduzione – Michele Zaninello
Tecnico di scena, riprese subacquee, operatore – Alessandro Finessi
Fotografo di scena – Paolo Panzera
Scenografie e costumi Caccadura (Bologna)
Consulente di produzione – Nicola Spaccucci
Assistente di produzione – Naoko Watanabee
Assistente di produzione Valeria Berardi
Attori:
– Fedra Boscaro
– Valeria Dada Berardi
– Novella Margini
– Domenico Nuovo
– Elisabetta Miozza
– Pasquale Belmonte
– Gianluca Ceglia
– Beatrice Mezzogori
– Eleonora Massa
– Giulio Nesi
– Francis Rigal
– Massimo Persia
– Gianluca Macalso
– Naoko Watanabee

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