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ROMA | Musia | da ottobre 2017

di TOMMASO EVANGELISTA

Ovidio Jacorossi. Foto R. De Antonis

Ovidio Jacorossi. Foto R. De Antonis

La tradizione italiana è ricca d’esempi di imprenditori che hanno investito in arte e hanno considerato tale investimento, per sua natura simbolo di verifica e sperimentazione, anche una forma di innovazione nella misura in cui il collezionismo va ad incidere nella ricerca dell’impresa, nella costruzione di nuovi linguaggi e nella creazione di un proprio carattere culturale, ovvero di un’immagine. È positivo a Roma, in un periodo di confusione e poca progettualità pubblica, assistere alla nascita di nuove fondazioni private, nate da imprese, legate al contemporaneo. Lo scorso luglio è stato presentato Musia Musia living (&) arts, nuovo spazio per l’arte contemporanea, operativo dal prossimo ottobre, che si sta costituendo nel cuore della capitale, in via dei Chiavari, a pochi passi da Campo de’ Fiori, nel luogo in cui nel 1922 la famiglia Jacorossi iniziò la sua avventura imprenditoriale con un piccolo negozio di carbone.

Cantiere Musia, Roma, luglio 2017

Cantiere Musia, Roma, luglio 2017

Musia, a metà tra spazio d’arte contemporanea e galleria, è infatti collegato alla figura di Ovidio Jacorossi il cui gruppo, legato da sempre alle fonti energetiche, negli anni Ottanta per dimensioni e fatturato era il decimo gruppo industriale d’Italia. Nella fase di massima espansione industriale Jacorossi ha iniziato ad interessarsi all’arte del Novecento italiano con un occhio attento alla documentazione quanto più completa possibile dei singoli decenni artistici, dei diversi gruppi e delle svariate ricerche, arrivando a collezionare, attualmente, circa 2.500 opere. Oltre al collezionismo Jacorossi ha guardato da sempre, anticipando spesse volte i tempi, all’industria culturale e creativa investendo dagli inizi degli anni Novanta ingenti capitali in luoghi cardine del consumo culturale italiano: nel 1990 investe 18 miliardi per la riapertura del Palazzo delle Esposizioni di Roma, gestendone i servizi, mentre nel 1992 recupera Palazzo Ducale di Genova rendendolo uno spazio espositivo all’avanguardia. Proprio tale visione innovativa dei servizi museali, tra l’altro, ha ispirato la storica legge Ronchey con la quale lo Stato ha sancito nuovi criteri di affidamento – ad oggi in vigore – delle attività accessorie nei musei e negli spazi espositivi pubblici.

Cantiere Musia, Roma, luglio 2017

Cantiere Musia, Roma, luglio 2017

Come si può intuire Musia non sarà solamente un mero spazio espositivo bensì una struttura complessa, aperta a diverse modalità di fruizione e ricezione (1000 metri quadrati, 4 livelli, 2 ingressi su via dei Chiavari, 6 ambienti dedicati all’arte contemporanea e all’enogastronomia) e soprattutto con un taglio progettuale europeo, elemento invero assai raro nella Roma di questi ultimi anni. Lo spazio sarà gestito da un’associazione in cui confluiranno soci interessanti, imprenditori e imprese familiari, sarà una galleria d’arte ma anche un ristorante, un caffè, un wine bar, e ospiterà due residenze d’artista. Tutto ciò sarà articolato su tre livelli fra cortili, chiostri, spazi interrati e tre aperture al piano terra. Come riferisce il collezionista infatti:

«Ho deciso di aprire al pubblico la Collezione perché il sogno della mia vita è sempre stato quello di rendere democratica e popolare l’arte contemporanea, ritenuta invece elitaria nell’immaginario collettivo».

Uno sguardo dovuto va alla collezione. Si va dal Simbolismo di fine Ottocento al Futurismo (l’Autoritratto di Giacomo Balla è tra le opere più significative della collezione), dalla Metafisica al Surrealismo di De Chirico e Clerici, con lavori importanti del periodo del Ritorno all’Ordine (Martini, Broglio, Severini, Sironi e Scuola Romana, Raphäel, Mafai, Scipione, Cagli, solo per citarne alcuni). L’Astrattismo degli anni Cinquanta è testimoniato dal gruppo Forma 1 con Perilli, Turcato, Sanfilippo e Dova. Gli anni Sessanta con la Scuola Romana di Piazza del Popolo vedono Angeli, Festa, Schifano, Ceroli, Fioroni e Lo Savio. L’Arte Povera e l’Arte Concettuale hanno tra gli esempi più rappresentativi le opere di Pistoletto, Fabro, Paolini, Prini e il complesso lavoro di De Dominicis. E ancora Fluxus per gli anni Settanta e la Transavanguardia per gli Ottanta. Un panorama complesso e stratificato, dunque, per raccontare un positivo esempio di dialogo tra arte e impresa attraverso l’esperienza Jacorossi, un unicum nel contesto italiano e buona pratica da seguire e valorizzare.

Cantiere Musia, Roma, luglio 2017

Cantiere Musia, Roma, luglio 2017


Musia living (&) arts

Nuovo spazio per l’arte contemporanea

da ottobre 2017

Via dei Chiavari 7/9, Roma

Info: www.musia.it

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