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FIRENZE | Museo Novecento

Intervista a SERGIO RISALITI di Tommaso Evangelista*

La nuova stagione del contemporaneo a Firenze ha interessanti elementi di novità, soprattutto una forte componente progettuale se si considerano in particolare due recenti mostre, Ytalia. Energia Pensiero Bellezza, ideata e curata da Sergio Risaliti – la grande mostra promossa dal Comune di Firenze e organizzata da MUS.E e che ha avuto come sede principale il Forte di Belvedere ma che ha coinvolto, come in un “museo diffuso” le più importanti sedi museali cittadine – e Nascita di una Nazione. Tra Guttuso, Fontana e Schifano, a cura di Luca Massimo Barbero in corso a Palazzo Strozzi: un viaggio tra arte, politica e società nell’Italia tra gli anni Cinquanta e il periodo della contestazione del Sessantotto. Mostre che, già dal titolo, indicano una spiccata vocazione programmatica e di riflessione storica. In questa linea di visione e riflessione sul recente passato artistico nazionale, abbiamo chiesto a Sergio Risaliti nominato, all’inizio di quest’anno, direttore artistico di Museo Novecento cosa aspettarci dal Museo e dalla città. Proprio in questi giorni il Museo Novecento avvia un progetto espositivo pluriennale che si fonda sull’idea di disegno in rapporto alle altre discipline artistiche o scienze. In occasione della prima mostra Il disegno dello scultore – nelle sale al primo piano del Museo Novecento, ora trasformate in nuovo spazio espositivo – sono presentate opere grafiche firmate da Adolfo Wildt, Jacques Lipchitz, David Smith, Louise Bourgeois, Luciano Fabro, Rebecca Horn e Rachel Whiteread, alternando figurazione e astrazione, studi sul corpo e indagini sullo spazio, schizzi e progetti…

Veduta della mostra, Il disegno dello scultore, Museo Novecento

Veduta della mostra, Il disegno dello scultore, Museo Novecento

Cosa riserva, quindi, l’immediato futuro?
L’apertura del Museo Novecento ha rappresentato un punto di svolta e direi di non ritorno nella storia contemporanea di Firenze. Con un ritardo di decenni la città, culla del Rinascimento, fino a ieri impermeabile alle avanguardie del secolo breve e all’attualità, ha finalmente deciso che pure l’arte di Morandi o De Pisis, quella di Fluxus o la Poesia Visiva dovessero essere conservate e valorizzate in una cornice museale. Questo significa aver capito che il Novecento è storicizzato e che pure le emergenze degli ultimi decenni dall’Arte povera in poi già lo sono. Dal 2014 non esistono solo gli Uffizi o il Museo del Bargello, Palazzo Pitti o La Galleria dell’Accademia. E la storia non si ferma ai Macchiaioli. Si tratta di una mutazione ideologica e perfino antropologica. Aiutata da più fattori e concause. La città ha vissuto un’accelerazione culturale negli ultimi tre quattro anni, grazie all’attività di diversi soggetti anche istituzionali e la creazione di eventi, mostre, e con l’attuazione di progetti speciali tra cui le grandi mostre a Forte Belvedere, quelle al Museo Bardini e soprattutto le presenze di sculture in Piazza Signoria. Senza tralasciare l’attività di Marino Marini, Museo Ferragamo, Palazzo Strozzi, e Festival come Lo Schermo dell’arte e Fabbrica Europa, oltre a Base e altre gallerie private estremamente attive. Al centro di questa rete ricca e multiforme metterei il Museo Novecento, perché storicamente il Museo è e deve essere il faro e il punto di gravitazione della vita culturale cittadina. Luogo di ricerca e sperimentazione, di riflessione e di aggiornamento che ha un ritmo e un indirizzo diverso da altre strutture più condizionate da fattori di durata e ritorno di investimenti. Il ritorno di investimento più importante di un Museo è infatti la crescita culturale dei cittadini, la loro sensibilizzazione, il loro aggiornamento, la disponibilità alla riflessione che può, anzi spesso, deve avvenire in concomitanza con meraviglia stupore eccitazione e perfino shock, addirittura reazioni di disappunto o repulsa. Un museo – a Firenze ancora di più – deve essere un Giano bifronte, mai statico, sempre in progress, multitasking. Rivolto al passato, in questo caso al Novecento, attento al presente, in grado di intercettare e prevedere il futuro più immediato e quello ancora lontano. Ma il rapporto con il passato non si deve consumare con atteggiamenti nostalgici o di triste conservazione, fondati sovente su aridi concetti storici, poca immaginazione e sensibilità. Tra passato e presente, lo scorrimento dei piani è continuo e mai lineare. Il discorso però è complesso e riguarda soprattutto il ritardo di crescita e maturazione di gran parte degli studi storico artistici del nostro Paese. Ecco perché un Museo è indispensabile. Perché è un laboratorio e una palestra. Qui si incontrano studiosi e curatori, critici e intellettuali sul campo. La differenza sta nella vivacità e dinamicità, nel tipo di energia e apertura mentale. Nel futuro prossimo il Museo potrebbe assumere il ruolo di cabina di regia dei progetti al Forte Belvedere e Museo Bardini, così come per quelli in Piazza Signoria o Piazza Santa Maria Novella. Un progetto museale unico nel panorama nazionale e internazionale. Un altro obiettivo importante è l’incremento della collezione permanente con il coinvolgimento di collezionisti privati e artisti. Oltre a un programma di borse di studio che cercheremo di attivare già quest’anno. Più vicinanza al mondo universitario, all’Accademia di belle arti e agli istituti d’arte, ai centri di ricerca e alle fondazioni culturali.

Veduta del Museo Novecento, Firenze

Veduta del Museo Novecento, Firenze

Se vi sono positivi elementi di vitalità e progettualità parimenti si sono avuti dei momenti non propriamente felici per quanto riguarda la ricezione del pubblico, penso per esempio ad Urs Fischer in Piazza della Signoria o a Gaetano Pesce a Santa Maria Novella. Una messa in discussione dei luoghi storici di Firenze implica un dialogo, confronto o scontro che a volte può essere percepito come elemento di disturbo nel contesto organico e stratificato del centro. Secondo lei come l’artista deve dialogare con tali luoghi senza correre il rischio di basare tutto sulla forza dei capolavori o dei contesti del passato con i quali si relaziona?
Senza questi shock salutari saremmo ancora qui ad attendere Godot. Saremmo ancora vittime della rendita di posizione che non è solo economica o commerciale, ma prima ancora culturale. Dietro a stantie ideologie di conservazione si cela una difesa di spazi e di logiche di potere. Fare sfoggio di sapere per consolidare la propria autorevolezza, cela in verità la paura di fronte allo sgretolarsi del principio di autorità che si genera quando l’oggetto del sapere è sconosciuto, alieno. In poche parole chi non frequenta o non ha frequentato l’arte degli ultimi decenni si spaventa non tanto per il destino culturale degli altri quanto per la perdita di credibilità propria. Pazienza. L’assimilazione è lenta. Siamo a Firenze, anzi in Italia. Potremo valutare meglio l’impatto di Koons o Fischer tra qualche anno, quando un lavoro di aggiornamento sarà stato fatto. Fino a ieri non era immaginabile acquistare un’enciclopedia di arte contemporanea in edicola. Ormai accade. Mentre nei manuali dei ragazzi della scuola media inferiore nelle pagine dedicate all’educazione visiva si trovano già immagini di opere di Bruce Nauman o Mario Merz assieme a quelle di Burri e Fontana. Ho fatto questa incredibile scoperta quest’anno grazie a mio figlio Isacco di 11 anni.

Veduta esterna Museo Novecento

Veduta esterna Museo Novecento

Come nasce questo ambizioso programma di progettazione culturale che sta portando avanti insieme all’amministrazione, ovvero come si cambia il volto e la vocazione culturale di una città senza intaccare la sua forte identità storico-artistica?
Senza una forte condivisione di politica culturale con il primo cittadino le cose non avvengono, procedono a singhiozzi e troppe volte si interrompono. E non userei parole come “intaccare” e “forte identità storico artistica”, perché si farebbe un torto all’evoluzione dei contesti storico artistici e dell’arte proponendo una visione che come minimo ritengo tardo ottocentesca.

*Intervista tratta da “Focus Neo Direttori” pubblicata su Espoarte #101

Museo Novecento

Complesso dello Spedale delle Leopoldine
P. Santa Maria Novella 10, Firenze

www.museonovecento.it

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