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FIRENZE |Casa Buonarroti | 18 giugno 2014 – 20 ottobre 2014

di GAIA VETTORI

Inaugurata il 18 giugno 2014, la mostra Michelangelo e il Novecento negli spazi della Fondazione Casa Buonarroti a Firenze, rappresenta non solo un sentito omaggio alla figura dell’artista in occasione del 450° anniversario della sua morte, ma anche un riuscito tentativo di tracciare le propaggini culturali lasciate dall’irrequieto genio. Frutto di uno studio e di una ricerca scientifica lunghi quasi due anni, questa mostra ha in realtà luogo in due sedi: la già citata Casa Buonarroti e la Galleria Civica di Modena. Due spazi molto diversi tra loro e due nuclei tematici altrettanto differenti, accomunati però da un unico catalogo e dal mutuo intento di celebrare la figura di uno dei più importanti artisti italiani.

Le celebrazioni michelangiolesche del 1964 a Firenze Giovanni Gronchi tiene il discorso di chiusura delle celebrazioni fiorentine nel Salone dei Duecento in Palazzo Vecchio a Firenze 30 ottobre 1964 fotografia, mm 230x170 Firenze, Archivio Storico del Comune di Firenze

Se l’esposizione modenese – con le sue circa 30 opere – è incentrata sull’analisi dell’influenza michelangiolesca nella cultura visiva contemporanea, la sede fiorentina si propone, con le sue settante opere, di tracciare un percorso affascinante, volto ad analizzare i bagliori che hanno illuminato la poetica di numerosi artisti, dall’inizio del Novecento, fino a circa gli anni Settanta, con una particolare attenzione ai centenari novecenteschi della morte e della nascita dell’artista.

Giulio Aristide Sartorio, Bozzetto per il fregio di Montecitorio 1908-1912 olio su tela, cm 105x120 Velletri, Collezione Vincenzo Pennacchi e Patrizia Sartorio

Suddivisa in quattro sale situate al piano terreno della magione michelangiolesca, la mostra fiorentina inizia – non a caso – con un preciso riferimento all’anno 1964 (400° anniversario della morte), epilogo di una serie di fortunati eventi che portarono, sotto la guida dell’architetto Guido Morozzi e del Conservatore Onorario Guido Poggi, ad una restituzione dell’immobile all’antico splendore tardo ottocentesco. Documentazioni fotografiche di questo avvenimento, convivono qui con opere ispirate dall’artista fiorentino, come la Testa di donna di Emilio Greco (1969), fino ad arrivare alle concettualizzazioni di Claudio Parmiggiani e il suo Lo specchio di un momento (1965).

Claudio Parmiggiani, Elegia di un momento 1969 legno, gesso e vernice; cm 24,5x 40x141 Modena, collezione Cesare Leonardi

Il confronto con il genio michelangiolesco si presenta quasi come una tappa obbligata per chiunque desideri operare in ambito artistico: ne sono la prova gli studi del Campidoglio di Le Corbusier (1911-1915) – apparentemente molto distante dal tragico dinamismo di Michelangelo, eppure così affascinato dalle sue opere – e Il servo (1900-1903) di Henri Matisse, debitore della solidità dei corpi dell’artista, come si evince dal confronto diretto con alcuni disegni michelangioleschi, presenti in esposizione lungo tutto il percorso museale. Vasilij Kandinskij, Rot in Spitzform 1925 acquerello e china su carta, mm 485x325 Rovereto, MART, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, Collezione L.F.

Il dialogo tra le opere di Michelangelo e la contemporaneità è serratissimo, mai scontato, mai banale: lontano dall’essere un’antologia di capolavori frutto di sterile citazionismo, i curatori della mostra sono stati capaci di scegliere artisti i cui lavori testimoniano sì una profonda influenza, ma anche una consapevole rilettura, scevra da interpretazioni meramente formalistiche e monumentalismi fini a sé stessi. Basti allora pensare a quel libero e sicuro processo di sintesi riduttiva e razionalizzata che ha portato Aldo Rossi alla creazione della cornice specchiera Elba (1986), chiaramente debitrice nei confronti del portale del ricetto della Biblioteca Laurenziana di Firenze (visibile in un disegno datato 1526).

Non è perciò un caso se la mostra si concluda con un acquerello e china su carta di Vassilij Kandinskij – Rot in Spitzform (1925) – e con una citazione dell’artista russo, deciso a stabilire un parallelismo tra la sua arte astratta a quella tragicamente intensa di Michelangelo, entrambe connotate da una tensione formale ed espressiva. Ecco che allora si rivela senza reticenze il fine ultimo di questa mostra e cioè l’analisi della portata artistico-culturale di uno dei massimo protagonisti dell’arte italiana, sottolineando come i bagliori del suo genio contengano elementi che attraversano – nel profondo – le varie epoche successive. Dopotutto, è lo stesso Vasari a ricordarci – a proposito delle opere di Michelangelo – che:

“la fama delle quali mentre ch’e’ dura il mondo, viverà sempre gloriosissima per le bocche de gli uomini e per le penne degli scrittori, mal grado della invidia et al dispetto della morte.”

Michelangelo e il Novecento
a cura di Emanuela Ferretti, Marco Pierini e Pietro Ruschi

Artisti: Aurelio Amendola, BBPR, Sylvano Bussotti, Nado Canuti, Mario Ceroli, Joe Colombo, Tano Festa, Alberto Giacometti, Emilio Greco, Gigi Guadagnucci, Renato Guttuso, Vassily Kandinsky, Le Corbusier, Arturo Martini, Napoleone Martinuzzi, Henry Matisse, Roberto Melli, Giovanni Michelucci, Henry Moore, Luigi Moretti, Fabio Novembre, Eduardo Paolozzi, Claudio Parmiggiani, Giò Ponti, Aldo Rossi, Giulio Aristide Sartorio, Grazia Sgrilli, Francesco Somaini, Giuseppe Terragni, Robert Venturi, Bruno Zevi

18 giugno 2014 – 20 ottobre 2014

Casa Buonarroti
Via Ghibellina 70, Firenze

Info: +39 055 241 752
fond@casabuonarroti.it
www.casabuonarroti.it

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