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MILANO | Galleria d’Arte Moderna | 6 dicembre 2013 – 23 febbraio 2014

di KEVIN McMANUS

Le celebrazioni per il bicentenario verdiano, che hanno coinvolto tutte le possibili forme di cultura, analogiche o digitali che siano, giungono al loro culmine con una mostra sul rapporto tra Verdi e le arti figurative, ospitata dalla GAM milanese e curata da Paola Zatti, con la collaborazione di Fernando Mazzocca, Angelo Foletto e Vittoria Crespi Morbio.
Giovanni Boldini, Ritratto di Giuseppe Verdi, 1886, olio su tela, 118x96 cm, Casa di Riposo per Musicisti, Fondazione Giuseppe Verdi, MilanoSi prova un’innegabile familiarità nel visitare gli spazi dell’esposizione, quasi come se quelle sale, visitate mille volte, avessero sempre avuto un profumo verdiano; sicuramente, il nucleo di lavori esposti si colloca in assoluta continuità con il resto della collezione, dialogano con essa, al punto che quasi non ci si rende conto, passando davanti alla splendida bacheca di Medardo Rosso, di essere fuori dallo spazio dedicato all’evento. Questo a testimonianza dell’indiscutibile presenza che Verdi, con il tipo di cultura associato alla sua produzione teatrale, ha avuto nella Milano del suo tempo, e il merito principale della mostra è proprio quello di far vedere l’ampiezza, la portata e la multiformità di questa presenza.
C’è il Verdi uomo come soggetto di ritratti, c’è il Verdi operista come fonte letteraria, c’è infine il Verdi collezionista come sostenitore e conoscitore dell’arte a lui contemporanea; c’è infine, e il passaggio è naturalissimo, il Verdi della prassi teatrale, rappresentato da una selezione di costumi del Museo scaligero, accuratamente scelti tra alcune delle più significative produzioni del Novecento. Il punto d’incontro di tutte queste prospettive sul compositore di Busseto è senza dubbio il Verdi protagonista della cultura milanese dell’epoca, e proprio sull’ambiente culturale si apre il breve percorso, presentando una serie di ritratti di personalità legate al circolo Maffei, uno dei principali salotti dell’alta cultura meneghina, crocevia di letterati, artisti e musicisti, come appunto Verdi ma anche Liszt, che della musica verdiana fu un estimatore entusiasta.
Le iconografie verdiane sono analizzate attraverso i lavori di due pittori personalmente molto vicini al maestro, Hayez e Domenico Morelli – del quale è presentato anche un quadro posseduto da Verdi, Gli Ossessi – ma anche Achille Formis. Il volto di Verdi (accostato a quelli di persona a lui vicine, come la moglie Giuseppina Strepponi) è studiato attraverso le bellissime opere di Vincenzo Gemito e Giovanni Boldini.

Domenico Morelli, Gli ossessi, 1873-76, olio su tela, 210x120 cm, Casa di Riposo per Musicisti, Fondazione Giuseppe Verdi, Milano

Completano il percorso, come detto, i costumi della Scala, suggestive incarnazioni di un immaginario poetico capace di accostare, intrecciandole indissolubilmente, l’azione eroica dell’impegno sul presente e la contemplazione dello sguardo sull’esotico e sul passato. Ne emerge un Verdi che non sembra limitarsi ad intrattenere legami con il mondo dell’arte, ma che si fa quasi a sua volta artista figurativo, produttore di un immaginario, di un gusto e di uno stile nei quali la Milano risorgimentale ha saputo trovare un’identità.

Giuseppe Verdi e le arti
a cura di Paola Zatti
con la collaborazione di Fernando Mazzocca, Angelo Foletto e Vittoria Crespi Morbio

6 dicembre 2013  – 23 febbraio 2014 

Galleria d’Arte Moderna
Via Palestro 16, Milano

Orari: da martedì a domenica 9.00-13.00 e 14.00-17.30 (ultimo ingresso alle 17.15)
Ingresso libero 

Info: +39 02 88445947
c.galleriadartemoderna@comune.milano.it
www.gam-milano.com

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