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MILANO | Edicola Radetzky | Fino al 10 aprile 2018

Diventa un ambiente controllato – secondo la terminologia scientifica una cleanroom predisposta per compiere operazioni tecnologiche complesse – asettico, zen e a-temporale lo spazio di Edicola Radetzky di Milano in occasione della progetto Signal (The Dragon’s Egg) di Luca Pozzi (1983): qui, nella gabbia-parallelepipedo di vetro costituita dalla struttura dell’edicola, l’artista dispone, una pallina da tennis, sospesa che, nella speciale capsula in cui si trova, sembra vivere una deformazione straniante rispetto la sua normale condizione fisica, tanto da apparire altro rispetto a ciò che è. Il tempo rallenta e mostra questa palla, distorta nella sua fisicità, come fosse un corpo celeste proveniente dal profondo del cosmo, ripreso e trattenuto in un fermo immagine che lo fissa poco prima di impattare sul suolo terreste.
Pozzi porta lo sguardo a percepire quell’oggetto con una valenza monumentale, come se fosse visto con uno speciale ingrandimento macroscopico che spinge oltre le soglie del visibile.
In aggiunta, l’opera è dotata di un rivelatore che, realizzato dall’INFN (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare), segnala, accendendo una luce Led,  il passaggio fugace attraverso ad essa e l’effimera presenza di particelle subatomiche.

Luca Pozzi, The Dragon’s Egg (dettaglio), mostra "Signal", Edicola Radetzky, Milano

Luca Pozzi, The Dragon’s Egg (dettaglio), mostra “Signal”, Edicola Radetzky, Milano

Annota lo stesso artista:

“Le Dragon’s Eggs comprimono sulle loro superfici specchianti tutta l’informazione dello spazio circostante, ma la loro natura interna sembra essere costantemente negata o rimandata da un’eccessiva riservatezza. Sono elementi arcaici, ma alludono alla massima smaterializzazione, all’entanglement quantistico, alla discrezione dei neutrini. Sono il risultato di una collaborazione con l’istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) che le ha equipaggiate di veri scintillatori muonici in grado di percepire il passaggio nella scultura di particelle subatomiche altrimenti invisibili. Per me sono delle “WIMP”, letteralmente “buone a nulla”, ma che in gergo scientifico rappresentano l’acronimo di Weakly Interacting Massive Particle. Mi piace immaginarle come uova di drago vecchie 13,820 miliardi di anni.”

La scultura in Pozzi, pur attingendo dal suo consolidatissimo repertorio formale (è in bronzo, materiale massiccio e antico), si rivolge anche al mondo delle cose invisibili, dalle teorie di fisica quantistica, come i neutrini e le altre entità subatomiche, oppure rimandando a grandezze misurabili solo su scala universale. La sua opera introduce l’esperienza di lettura di messaggi che arrivano da zone imponderabili, non definibili e non decifrabili nella normale e quotidiana percezione della nostra vita.
Signal evoca, quindi, anche quelle nuove informazioni percepite e lette dai più aggiornanti ed innovativi sistemi scientifici che provano l’esistenza di altre entità che ci avvicinano sempre più alla soluzione (teorica) del mistero della materia oscura e la vera natura del cosmo. Nell’uovo di drago di Pozzi, catapultato sulla Darsena milanese, si accostano, al nostro vivere, quegli speciali segnali di eventi cosmici che, ancora esistenti e  rilevabili, sono avvenuti ormai migliaia di anni luce da noi.

Luca Pozzi. Signal (The Dragon’s Egg)
a cura di Alessandro Azzoni
Progetto Città Ideale

Fino al 10 aprile 2018 

Edicola Radetzky
Viale Gorizia (Darsena), Milano

visibile tutti i giorni 24 ore su 24

Info: www.edicolaradetzky.it
www.progettocittaideale.com

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