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VALLETTA (MALTA) | Spazju Kreattiv, St.James Kavalier | Fino al 11 febbraio 2018

Intervista a IRENE BIOLCHINI e MARINELLA PADERNI di Matteo Galbiati

White Memory. Art in Malta e Poland 1989/2018 è una di quelle mostre che, progettata, pensata, studiata e organizzata da due brave (e preparate) studiose – Irene Biolchini e Marinella Paderni – ha la necessità di essere messa in evidenza e all’attenzione di un pubblico ampio per l’impegno dei suoi contenuti che esplorano, attraverso generazione diverse di artisti di due paesi di “confine” come la Polonia e Malta, il tema attualissimo dell’identità. Nell’Anno Europeo del Patrimonio Culturale questo progetto non guarda solo alla storia, ma getta le basi per ripensare anche al futuro di una nuova identità europea, culturale e artistica, ma anche sociale ed economica. Vista l’urgenza di questi tempi che superano l’arte e toccano direttamente la nostra  società, abbiamo intervistato le curatrici per approfondire i contenuti di questa importante e significativa mostra:

White Memory. Art in Malta e Poland 1989/2018, veduta della mostra, Spazju Kreattiv, St. James Kavalier, Valletta (Malta) Foto di Sergio Muscat

White Memory. Art in Malta e Poland 1989/2018, veduta della mostra, Spazju Kreattiv, St. James Kavalier, Valletta (Malta) Foto di Sergio Muscat

Come nasce questo progetto? Perché avete voluto unire artisti maltesi e polacchi?
IB: Il confronto tra i diversi artisti è iniziato dopo uno studio durato diversi mesi, e nato da un viaggio in Polonia durante il quale sia io che Marinella abbiamo avuto modo di vedere le diverse realtà del contemporaneo della scena polacca, conoscere gli artisti, visitare i loro studi. A seguito di questa importante esperienza, abbiamo notato che la produzione degli artisti polacchi indagava temi ed adottava filoni di ricerca molto prossimi alla realtà maltese. Da qui è nata l’intenzione di indagare il legame tra la produzione di due paesi geograficamente molto distanti, ma culturalmente molto vicini.

Chi avete proposto? Ci descrivete brevemente nomi, percorsi, ricerche?
IB e MP: Gli artisti in mostra si dividono in diverse generazioni, ma possono essere racchiusi all’interno di tre momenti: i maestri (Józef Robakowski e Gabriel Caruana) che hanno lavorato ai temi della memoria prima dell’indipendenza dei due paesi; coloro che sono cresciuti artisticamente nel momento della definizione identitaria nazionale post-indipendenza (Norbert Francis Attard, Paweł Althamer, Mirosław Bałka, Vince Briffa, Austin Camilleri, Mark Mangion, Pierre Portelli, Raphael Vella); una generazione più giovane che ha formato le proprie ricerche nel momento in cui i paesi entravano nell’Unione Europea (Victor Agius, Ewa Axelrad, Alicja Dobrucka, Magda Skupinska, Jakub Woynarowski, Agnieszka Polska, Nicolas Grospierre).

White Memory. Art in Malta e Poland 1989/2018, veduta della mostra, Spazju Kreattiv, St. James Kavalier, Valletta (Malta) Foto di Sergio Muscat

White Memory. Art in Malta e Poland 1989/2018, veduta della mostra, Spazju Kreattiv, St. James Kavalier, Valletta (Malta) Foto di Sergio Muscat

A confronto ci sono, quindi, ricerche assai diverse per contenuti, tecniche e per generazioni… Come avete coordinato le diverse presenze? Cosa le avvicina?
IB: Il percorso espositivo si muove cercando di creare un percorso basato su similarità formali e tematiche. I lavori che presentiamo in mostra hanno la capacità di proporre una rilettura delle narrazioni nazionali. Il fulcro di questa analisi verte non tanto sugli effetti della dominazione (che entrambe le nazioni hanno vissuto), quanto piuttosto sul processo di definizione identitaria che hanno attraversato. Confrontando dunque i lavori esposti risulta evidente che il taglio che si è scelto di adottare è stato (come notavi) multilinguistico, multigenarazionale ed estremamente variegato. Il risultato è il perenne oscillare tra una memoria collettiva che si richiama alle grandi tradizioni della storia dell’arte (come nel caso di Gabriel Caruana, Victor Agius, Jakub Woynarowski), la riflessione concettuale sull’idea di eredità culturale (ad esempio in Mirosław Bałka e Raphael Vella), la discussione di una costruzione neo-liberale che associa in maniera semplicistica libertà e prosperità (Josef Robakowski e Vince Briffa), una definizione identitaria fondata sulla dimensione partecipativa (Paweł Althamer e Austin Camilleri) e la ridiscussione delle forze che muovono la memoria del singolo in un tentativo di riaffermazione dell’individualità (Alicja Dobrucka, Norbert Francis Attard, Pierre Portelli, Ewa Axerald, Agnieszka Polska). Un risultato complesso e variegato dal quale emerge l’impossibilità di qualsiasi semplificazione e la volontà di affermare una dimensione compromissoria tra le grandi tradizioni e l’individualità, rifiutando qualsiasi dominante culturale (sia essa esterna o nazionale) per arrivare ad un’ibridazione perenne in cui è la personalità e la visione del singolo ad emergere con forza.

White Memory. Art in Malta e Poland 1989/2018, veduta della mostra, Spazju Kreattiv, St. James Kavalier, Valletta (Malta) Foto di Sergio Muscat

White Memory. Art in Malta e Poland 1989/2018, veduta della mostra, Spazju Kreattiv, St. James Kavalier, Valletta (Malta) Foto di Sergio Muscat

Interessante l’arco temporale preso in esame: partite dal 1989, un anno simbolico che ha ridisegnato, di fatto, i confini dell’Europa…
IB e MP: La mostra lavora su un confine cronologico prima ancora che geografico: tentando di riflettere su una data spartiacque, quella del 1989. La caduta del muro, infatti, ha certamente segnato la storia nazionale polacca ma ha anche permesso di ridefinire gli orizzonti culturali e critici occidentali. È da questa data-feticcio, infatti, che molta critica è ripartita per discutere la fine del Postmoderno e tentare una definizione dell’epoca a noi contemporanea. Inserendoci all’interno di questo dibattito, il nostro intento è stato quello di presentare una storia del contemporaneo che interroghi il canone, e le vulgate critiche al fine ultimo di presentare un insieme mescidato e compromesso, mai banale e per questo a nostro avviso particolarmente stimolante.

Come si affronta con l’arte un tema complesso come quello dell’identità, della memoria, del presente e del futuro senza dimenticare il passato?
IB e MP: L’identità e la memoria sono tra i temi più sentiti della ricerca artistica contemporanea internazionale, soprattutto in quelle nazioni che dalla Caduta del Muro di Berlino prima, e dalle politiche dell’Unione Europea poi, sono state maggiormente coinvolte. La configurazione geopolitica europea è così cambiata dal 1989 ad oggi che gli artisti si sono sentiti chiamati a riflettere sul divenire della loro identità culturale, in particolare in quelle nazioni “giovani” che vivono ai confini del continente europeo e che nella storia passata sono state sotto lo scacco delle dominazioni straniere. La memoria – come pure la (non) memoria – lavora silenziosamente anche quando sembra essere dimenticata: è un processo aperto, dinamico, che riallaccia le trame del passato con il presente proiettandoli verso l’avvenire. Nell’Anno Europeo del Patrimonio Culturale la memoria della cultura materiale (le arti, le scienze) e immateriale (la filosofia, la letteratura, l’antropologia) è l’essenza imprescindibile di ogni identità presente e futura. Pur nella loro diversità gli artisti di questa mostra esprimono con le loro opere la necessità di guardare alla memoria come “mappa di un territorio”: solo osservando l’andamento della memoria, si può comprendere appieno dove si sta andando e come progettare il futuro.
Il titolo White Memory parla proprio di questo movimento tra passato e futuro nella costruzione dell’identità: dall’idea novecentesca di una memoria chiusa, già scritta, celata negli archivi, alla visione di una memoria viva, in progress, aperta al confronto tra similitudini e differenze, immaginazione e tecnologia. Malta, come la Polonia, sono paesi di frontiera: e come tutti i luoghi aperti al passaggio, meglio riflettono le trasformazioni tra valori nazionali antichi e le nuove esigenze della modernità, tra la storia e il divenire dell’identità nel tempo.

White Memory. Art in Malta e Poland 1989/2018, veduta della mostra, Spazju Kreattiv, St. James Kavalier, Valletta (Malta) Foto di Sergio Muscat

White Memory. Art in Malta e Poland 1989/2018, veduta della mostra, Spazju Kreattiv, St. James Kavalier, Valletta (Malta) Foto di Sergio Muscat

Nel tuo saggio critico, Irene, affronti il tema della geografia identitaria, sottolinei come nel luogo esistano già le ragioni di particolari condizioni che determino la storia e, per Malta e Polonia, metti in luce la loro comune e condiviso ruolo nella storia europea…
IB: Ci sono luoghi che da sempre sono considerati fuori da un certo canone, periferici alla tradizione dominante: certamente Malta è uno di quei luoghi. O forse sarebbe più corretto dire che la tradizione dominante ha esercitato su luoghi come Malta il proprio dominio, imponendo culture, tradizioni e lingue. Una storia di invasioni dovute anche alla sua posizione strategica, al suo essere così perfettamente tra est e ovest aprendo i confini europei alla vicinanza con la Libia e il nord Africa. Se si analizzano i temi della centralità, del dominio e dell’indipendenza allora le vicinanze socio-culturali tra i due paesi inizieranno a parlarci. Intendo cioè che pochi eventi hanno segnato la storia e l’immaginario europeo come l’invasione della Polonia del 1939, ultima delle numerosissime invasioni che hanno segnato la storia della nazione. La centralità strategica di Malta trova dunque un inaspettato, ma non per questo meno calzante, parallelismo con la centralità polacca, permettendoci di riflettere su due nazioni che hanno visto passare al loro interno una storia che altro non è che la storia europea, equamente divisa tra i due opposti dell’imperialismo (nel caso maltese) e dei totalitarismi (che hanno invece abitato la Polonia per oltre cinquanta anni). Il confronto tra i due paesi ci ha dunque permesso di indagare quale è l’idea di Europa che stiamo definendo, quali possono essere i punti “parlanti” di questo incontro e quale il nostro patrimonio condiviso.

White Memory. Art in Malta e Poland 1989/2018, veduta della mostra, Spazju Kreattiv, St. James Kavalier, Valletta (Malta) Foto di Sergio Muscat

White Memory. Art in Malta e Poland 1989/2018, veduta della mostra, Spazju Kreattiv, St. James Kavalier, Valletta (Malta) Foto di Sergio Muscat

Marinella nel tuo testo, invece, parli di “contro-memoria sotterranea che dà corpo al segreto, al nascosto, al non detto”: cosa intendi per contro-memoria? Come agisce? che ruolo ha e come si manifesta?
MP: Visitando due paesi così diversi dall’Italia come la Polonia e Malta, ho potuto osservare quanto la memoria storica di un popolo sia sempre accompagnata da una memoria non pubblica, non spettacolarizzata o celebrata: nel caso della Polonia il film Ida del regista polacco Pawel Pawlikowski racconta bene come la sua identità nazionale abbia radici profonde anche negli eventi famigliari più scomodi e tragici, che si è cercato di occultare sotto il velo del silenzio (molti dei lavori di Miroslaw Bałka portano l’attenzione sulla contro-memoria). Tutto ciò che è stato taciuto sull’occupazione nazista e sul dominio sovietico nel caso della Polonia, o sulle trasformazioni rapide degli ultimi decenni di Malta, ha dei riflessi incisivi sulle questioni contemporanei che vediamo in atto nelle loro politiche odierne.
La contro-memoria manifesta ciò che molti sanno ma che non è stato dichiarato pubblicamente o elaborato a livello d’inconscio collettivo; la si vede spesso in controluce nei comportamenti sociali spontanei (pensiamo ai sentimenti razziali ancora oggi presenti) oppure nella resistenza di tradizioni e fedi molto antiche.
La consapevolezza di sé come popolo è un processo che affonda sia sulla memoria pubblica su scala nazionale che sulla contro-memoria dei singoli e delle comunità.

Come sta reagendo il pubblico?
IB: Il confronto tra i due paesi sembra a tutti improbabile, ma una volta entrati in mostra e visti i lavori, la risposta è piuttosto unanime: vi è un nesso parlante nelle ricerche degli artisti in mostra e la risposta è sempre sorpresa. Il che è bello, credo che la vera sfida per chi fa una mostra oggi sia aprire connessioni ed offrire nuovi punti di vista su ciò che è inaspettato, permettere di uscire da uno spazio con una visione nuova.

White Memory. Art in Malta e Poland 1989/2018, veduta della mostra, Spazju Kreattiv, St. James Kavalier, Valletta (Malta) Foto di Sergio Muscat

White Memory. Art in Malta e Poland 1989/2018, veduta della mostra, Spazju Kreattiv, St. James Kavalier, Valletta (Malta) Foto di Sergio Muscat

Quali progettualità sperate nascano da questa mostra? Che frutti si potranno cogliere?
IB e MP: La mostra ha una parte progettuale significativa anche nel catalogo, dove le nostre riflessioni critiche di carattere artistico e filosofico intrecciano l’attualità. Nel catalogo si approfondiscono gli sviluppi dell’arte polacca e maltese dal 1989 ad oggi in relazione ai temi della mostra e allo scenario contemporaneo. Abbiamo dedicato spazio anche al divenire della memoria in tempi dove il mal d’archivio è diventata un’ossessione sociale, grazie anche alla crescente presenza nelle nostre vite di dispositivi che archiviano il nostro vissuto.
Il progetto nella sua interezza è un capitolo aperto già da qualche anno sulla natura di un’Europa nuova alla ricerca di un’identità che nasce dalle identità di tutti i paesi comunitari. Da sempre l’arte è stata il veicolo privilegiato per parlare del futuro anche tra lingue diverse. La mostra di Malta avrà sicuramente un seguito, magari in Polonia.

White Memory. Art in Malta e Poland 1989/2018
a cura dI Irene Biolchini e Marinella Paderni
in collaborazione con Arts Council Malta -Malta Arts Fund, Istituto Polacco di Roma, Spazju Kreattiv
con il patrocinio di Valletta2018
catalogo in inglese con testi di Irene Biolchini e Marinella Paderni

15 dicembre 2017 – 11 febbraio 2018

Spazju Kreattiv
St. James Kavalier, Valletta (Malta)

Info: +356 2122 3216
outreach@kreattivita.org
www.kreattivita.org

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