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A quasi undici anni dalla scomparsa di Mattia Moreni, protagonista dell’arte italiana del secondo Novecento, che in modo sintomatico ha vissuto ed interpretato la grande trasformazione scientifica sfociata nell’era della tecnologia, la Galleria La Torre vuole omaggiare la figura di questo valente artista con la mostra IdentiKit… entriamo nel lavoro del Maestro leggendo in anteprima alcuni stralci del testo critico, a cura di Adriana Cristina Rota, che troverete pubblicato in catalogo…

La produzione pittorica moreniana a ridosso degli anni Ottanta e tutto il decennio successivo è caratterizzata dall’interessante dialettica pittura-scrittura e dal continuo utilizzo dell’interrogativo denunciatore “PERCHÉ?”. Normalmente, nell’idioma umano, si pone questo tipo di interrogativo appena si viene a conoscenza di un oggetto e si vuole, subito dopo, capire la sua funzione. Questa espressione verbale rientra frequentemente nel linguaggio del bambino, curioso e desideroso di conoscere il mondo reale, che all’istante sa percepire la novità, o meglio, il diverso. È quello che è accaduto a Mattia Moreni, il quale ha saputo cogliere ed interpretare in pittura, la grande mutazione antropologica elettronica. Nel suo ultimo periodo di produzione artistica, Moreni è impegnato ad affrontare la tematica del rapporto uomo – macchina – computer in cui mostra il cambiamento sociale verso l’età elettronica.
La società consumistica tra gli anni Ottanta e Novanta del Novecento stava vivendo un progresso tecnologico: la scoperta dei cibernot, la nascita della robotica e contemporaneamente dell’informatica, poi, l’utilizzo di internet. Allo stesso tempo, questa società civilizzata stava cambiando, inconsapevolmente, i valori etici, umanistici e culturali in favore delle nuove strutture scientifiche capaci di generare vita robotica. Moreni denunciava l’anormale mutamento genetico della società umana in artificata.

[…]
Ora l’avanguardia è l’elettronica. Per l’artista, l’evoluzione tecnologica altro non è «la vita che muore». Siamo pertanto di fronte alla «rivoluzione della vita senza idealità dove il computer è diventato un nuovo feticcio». Il nuovo oggetto elettronico, costruito dall’artista sulle basi di una geometria indisciplinata, ancora sconosciuto per molti, è perciò usufruibile per «un’altra mente», ma presto assumerà una funzione polivalente ed entrerà nella quotidianità di tutti: la discofloppyteca per gli adulti e i videogames per i bambini.
Egli ha sviluppato un linguaggio pittorico infantile, fatto di immagini meccanomorfe ed elettromorfe, in concomitanza con gli sviluppi scientifici.
I lavori pittorici su carta e su tela del periodo del Regressivo Consapevole e del Regressivo Decadente rappresentano la protesta e la profonda ribellione personale al disfacimento dei valori umanistici, causati dall’apporto elettronico, e all’incombente mutazione che stava colpendo la società pre-moderna, così considerata dall’artista stesso per il mancato assorbimento totale dell’elemento calcolatore, ma che ben presto arriverà. È quindi una regressione della specie umana a tutti i livelli, quello politico, sociale, artistico ed organico in quanto lo stesso patrimonio biochimico umano si sta fondendo nell’ingegneria computerizzata studiata dalla nuova scienza, la genetica.
Egli si trova in uno stato di attesa, oscillante tra la delusione e la speranza del nuovo che sta per arrivare.
In modo ossessivo Moreni affronta, dunque, la problematica metamorfica dell’uomo in una macchina elettronica aliena. È un essere mutante compatibile all’applicazione artificiale di organi biomeccanici tubolari.


Da sinistra: “L’identikit ratificato – la genetica nel computer, il computer nella genetica…..PERCHÉ?”, 1995, tecnica mista su tela, cm 66×48. “L’andare fumettato identikit”, 1999, tecnica mista su carta, cm 73,5×47,5

[…]
Moreni è un artista visionario, costruisce identikit artificati mutevoli nel loro essere: da robot in sviluppo cibernetico, ma ancora umanoide, a quello tutto computer intriso della genetica elettronica, dipinti con la «freddezza, il pulito, il distacco e l’eleganza dell’età elettronica». È un’umanità smarrita tra fili elettrici e protesi tubolari. È la metamorfosi meccanica dell’homo sapiens in homo tecnologicus, concretizzata attraverso un nuovo processo biochimico. La meccanizzazione dell’essere umano sta avvenendo in una oscena fusione di organico e tecnologico. L’elettricità è l’energia vitale dei suoi antropo-computer. Ora il computer pensa al posto dell’uomo, quest’ultimo diretto verso la morte cerebrale.
La pittura regressiva moreniana è una mera pittura di protesta, di angoscia e di amara ironia: la scrittura assieme alla pittura e ai soggetti pittorici costituiscono una parodia dell’arte.
Le scritte che svolgono l’odierno ruolo di titolo sono come slogan del vivere contemporaneo. Il linguaggio ha un tono ironico sebbene Moreni affronta angosciosamente questa tematica. Le frasi scritte con un lessico estremamente soggettivo, non sono una spiegazione dell’opera, ma è l’esposizione del proprio sentire il mutamento antropologico della civiltà umana e del suo interrogarsi continuamente sulla trasformazione biochimico-genetica in umanoidi computerizzati.
Nella serie dell’umanoide tutto computer, Moreni offre l’aspetto asettico dell’elemento elettronico in quanto è un prodotto del laboratorio biogenetico.
Egli ha, dunque, dipinto la premonizione che l’arte avviata ad un futuro prossimo elettronico e ad un futuribile digitale non sarà più la stessa. Nella sua pittura si passa dal meccanoforme all’elettroforme nella potenza generatrice del puro magnetismo.
Moreni ha saputo cogliere in modo sintomatico la grande trasformazione scientifica sfociata nell’era della tecnologia, degno di un maestro che come disse Duchamp “l’artista è quello che guarda”.
Ma nulla può spiegare, così alla perfezione, il suo sentire artistico, di fronte a questa mutazione antropologica, se non quando nel 1996 nel suo atelier davanti alla telecamera di Giorgio De Novellis e al microfono di Ennio Bianco disse:«Il grande dispiacere che io ho è quello di morire senza poter vedere o sentire altri pianeti…»
(Adriana Cristina Rota)

La mostra in breve:
Mattia Moreni. IdentiKit
a cura di Filippo Conte
testo a cura di Adriana Cristina Rota
La Torre Galleria d’Arte Moderna
Via Settala 10 ing. V.le Tunisia 18, Milano
Info: +39 02 29510480
www.gallerialatorre.it
11 febbraio – 11 marzo 2010
Inaugurazione giovedì 11 Febbraio 2010 ore 18.00

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