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Mattia Biagi. Black tar

di Alberto Mattia Martini


Italiano di nascita, ma americano d’adozione, Biagi torna in patria; l’occasione è una mostra personale, nella quale presenta circa 40 lavori, frutto della sua ultima produzione. Il protagonista è il catrame, che per mezzo della patina nera riveste completamente ogni materiale donandogli maggiore forza comunicativa, un’intensità emotiva che non ne nega la primaria realtà vitale, ma ne intensifica la presenza. Elementi della quotidianità facilmente riconoscibili, che venendo trasformati in simboli, prodotti funzionali o prettamente estetici, subiscono una metamorfosi identitaria.
In mostra sono numerose le immagini con chiara iconografia religiosa: crocefissi, sculture che riproducono madonne, cuori trafitti da chiodi o dagli stessi crocefissi. Il catrame una volta applicato alle immagini sacre esaurisce l’aura negativa, sacrilega, elevandosi di contenuto e sottolineando il percorso religioso messo in atto dall’artista.
Il tentativo di Biagi è quello di sensibilizzare il fruitore a recuperare la speranza, come fonte e forza per pensare e credere in modo più spirituale, non abbandonando ma perlomeno limitando i “catramosi” e statici piaceri tangibili.

Alberto Mattia Martini: Come nasce il tuo interesse, “l’attrazione” nei confronti del catrame?
Mattia Biagi: Tutto nasce a Los Angeles, dopo aver visitato Park La Brea, un’area geologica caratterizzata da giacimenti di catrame, pieni di fossili perfettamente conservati, da lì il resto e “storia” (per lo meno mia).

Nella mostra Black tar da Officine dell’Immagine a Milano, hai rivestito di catrame i più svariati oggetti come: Teddy Bear, scarpe, armi, chitarre, bombolette spray, candelabri, modellini di aerei. Come avviene la scelta degli oggetti?
La scelta degli oggetti avviene in maniera molto ponderata, ognuno è un’icona che esprime il pensiero che voglio raccontare attraverso il mio lavoro. Una volta individuato l’oggetto inizia la ricerca, attraverso mercatini del vintage, posti di riciclaggio e strada.

Oltre agli elementi sopra citati, protagonisti dei tuoi lavori sono anche soggetti a carattere religioso, tra i quali crocefissi, cuori trafitti, icone raffiguranti madonne. Che rapporto hai con la religione?
Direi che gli oggetti religiosi fanno parte del mio percorso personale; frequentando mercatini dell’usato, negli anni ho comprato crocefissi, croci e altri oggetti sacri, perché mi facevano sentire bene, quasi protetto. Da li ho innescato il mio percorso di ricerca di fede e il voler comunicare alle nuove generazioni che è fondamentale avere fede, qualsiasi sia la tua religione!
Il catrame applicato all’iconografia sacra perde qualsiasi connotazione blasfema, ma vuole invece enfatizzarne il messaggio.

Il nero non è solo il colore del catrame, delle tue opere, ma è entrato a far parte della tua parte più intima, di quella creativa, della tua quotidianità: mi sbaglio o il nero è diventato ed ha assunto nella tua vita un ruolo molto più importante di semplice colore?
Il nero è sempre stato presente nel mio lavoro, dalle prime foto della mia ombra, dove la parte in evidenza era l’ombra nera e così via. Ma sono anche un amante del colore e nelle ultime opere, nel mio nuovo lavoro, l’uso del nero è molto limitato e il colore torna in evidenza…non chiedermi perché!

Sono ormai parecchi anni che ti sei trasferito negli Stati Uniti, precisamente a Los Angeles. È stata una scelta dettata dalla tua attività di artista o da altro? Ti manca il tuo paese e come ti sembra l’Italia vista da fuori?
Direi di sì, decisamente una scelta dettata dalla mia voglia di creare qualcosa di nuovo e ripartire totalmente da zero!
Il cambio da Milano a Los Angeles è stato duro, durissimo, per i visti, patente americana e milioni di semplici cose della vita quotidiana, che diventano montagne insormontabili.
Mi piace il mio paese, ma da vivere come turista, non mi sento più a mio agio li, vedo l’Italia come un paese meraviglioso pieno di risorse ma male utilizzate. Vivendo all’estero  ora capisco come l’Italia è vista da questa parte del mondo e veramente potremmo creare un paese straordinario.
Per ora no, l’Italia non mi manca, ovviamente mi manca la famiglia, ma torno per lo meno una volta all’anno per visitarla.

La mostra in breve:
Mattia Biagi. Black tar
Officine dell’Immagine
Via Vannucci 13, Milano
Info: +39 0331 898608
www.officinedellimmagine.it
Inaugurazione 27 gennaio 2011 ore 18.00
27gennaio – 6 marzo 2011

In alto, da sinistra:
“Just Teddy”, orsetto tela bianca e catrame, cm 26x20x41
“Thanatos”, 2008, 
replica di armi, plastica, legno, metallo e catrame, cm 
234x20x182
In basso:
“Before Midnight”
, 2007, legno, metallo e catrame, cm 50x20x30h

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