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Come scrive Peter Weiermair: «Mataro si definisce “pittore” nella misura in cui, da un punto di vista concettuale, si muove all’interno della tradizione della pittura su tavola, soprattutto di area italiana e di epoca rinascimentale. Ciò che gli interessa è sviluppare, partendo dalla messa in scena dell’immagine, la dialettica mediale di pittura e fotografia, ma anche la questione dell’identità di chi interpreta le immagini, un’identità che viene modificata dalla sua tecnica in modo tale da non assomigliare più all’immagine originaria, già resa “artificiale” dal linguaggio della fotografia».
Ascoltiamo l’artista parlare del suo mondo, tra pittura e fotografia, sperimentazione dei mezzi, passato e presente, sacro e profano…


Ganymedes, 2008,pittura digitale sotto plexiglas, tondo cm 175×175.
Salomè, 2004, pittura digitale su tela, cm 120×142.
Flora, 2005, pittura digitale su tela, cm 90×120

Il dibattito intorno alle reciproche influenze tra pittura e fotografia ci riporta ad una riflessione che affonda le radici nel mezzo fotografico, nella sua storia dal punto di vista tecnico e formale e nelle sue successive evoluzioni. Come raggiunge la continuità e la sintesi tra passato e presente?

Credo che il rapporto tra la pittura classica e la fotografia affondi idealmente le radici nella storia stessa dell’uomo ma che oggi comincia a diventare processo creativo cosciente e tecnico a partire dalla pittura fiamminga del ‘400. Fu Van Eyck il primo ad utilizzare nel processo pittorico creativo tecniche innovative quali lenti e specchi che permettevano un maggiore realismo “fotografico” (vedi I Coniugi Arnolfini). Tecniche che in Italia furono introdotte da Antonello da Messina che notoriamente soggiornò lungamente nelle Fiandre e conobbe direttamente dalla frequentazione dagli artisti fiamminghi del tempo. Dico questo per sottolineare il fatto che c’è sempre stata una parte della pittura che ha guardato alla realtà e ad un certo realismo pittorico. E per ottenere questo alcuni artisti hanno utilizzato questi mezzi tecnologici all’avanguardia per l’epoca e che poi saranno le basi della moderna fotografia (vedi la camera oscura, le lenti o gli specchi…). Così come esiste un lato della fotografia che ha guardato alla pittura. Ora con il mio lavoro ho cercato di dare continuità a questo dialogo. Se nei secoli la pittura ha imitato la realtà della natura con la realtà della fotografia unita al computer può imitare la pittura, chiudendo così un cerchio: da qui la nascita della Pittura Digitale.

Qual è il suo rapporto con il mito e, nello specifico, con il linguaggio del sacro? Come viene filtrato dai suoi occhi?

Il mio rapporto con il mito è molto profondo, direi ancestrale. I miti sono le favole dell’umanità e sono stati anche quelli della mia infanzia. Trovo una profondità straordinaria nel mito unita ad una grande capacità di raccontare l’animo umano (non a caso Freud li ha utilizzati per definire certi aspetti della psicoanalisi).
Viaggio nel mito greco antico e in quello cristiano come fossero mari di uno stesso oceano interiore, cercando di esplorare quel che c’è di sacro nel profano e viceversa. Cerco di ritrovare in questa combinazione quella “sacralità della natura” che ci permette di guardare la nudità dell’uomo con lo stesso incanto religioso con cui si guarda un fiore e trovare in un fiore la medesima sensualità pagana del corpo umano.

Si parla di “pittura” a dispetto di un dichiarato modus operandi… Cosa rende “pittorica” la sua arte?
Intanto nel suo processo creativo. Io seguo gli stessi parametri della pittura classica ma con mezzi assolutamente moderni ed attuali come la fotografia e il computer. Se nella pittura classica si parte da un disegno e poi si pongono i colori col pennello, i miei dipinti digitali nascono da foto B&W che io prendo del soggetto o dell’oggetto e poi successivamente con lo scanner introdotte nel computer e quindi colorate e modificate col computer stesso attraverso un processo di livelli che ricordano le velature della pittura classica.
La fotografia come disegno della realtà e il computer come tavolozza.
La mia arte è tanto pittorica nel suo esprimersi quanto fotografica nell’essenza.

Mette in scena un doppio artificio: il set fotografico e l’elaborazione digitale dell’immagine…

Sì la mise en scène è fondamentale nei miei dipinti digitali. La teatralità fa parte del mio percorso artistico così come del mito e della sacralità stessi. Il teatro nasce dal rito sacrale pagano. È quindi impossibile per me scindere la teatralità data dal soggetto dell’opera da quello che è il percorso creativo altamente tecnologico e in apparenza contrastante ma che alla fine produce quell’ambigua fascinazione estetica che è la pittura digitale.
Nelle mie opere lo spettatore percepisce qualcosa di antico e storicamente riconoscibile unito a qualcosa di estremamente attuale dato non solo dalla tecnica esecutiva ma anche dal supporto realizzativo. L’opera finale si sintetizza nel fotogramma unico di un racconto filmico più vasto e complesso che però non appare e resta nel processo creativo compiuto partendo da un’idea o uno schizzo preparatorio.

Dai ritratti e figure alle immagini storiche. Quali sviluppi prevede nella sua ricerca?
La mia ricerca nasce e si lega ad un continuo sviluppo sia della tecnologia digitale (le possibilità creative del computer oggi non sono certo quelle di quando ho iniziato ad usare il computer, nel lontano ’92) ed anche alle possibilità tecniche che ogni giorno vado scoprendo utilizzando il mezzo.
Quindi la mia ricerca vede vari piani di sviluppo seguendo una mia poetica estetica che unisce le arti del tempo a quelle dello spazio, passando dai ritratti alle immagini storiche, dai miti ai santi, dal soggetto all’oggetto secondo un discorso dialettico che vede insieme gli opposti dialogare e non scontrarsi per una visione libera dell’essere umano nella sua complessità e della sua storia che nell’arte vive la sua massima rappresentazione ideale e il suo presente. Un presente che lo lega virtualmente alla grande lezione del passato per guardare meglio al futuro dell’arte specie a quello digitale.

La mostra in breve:
Mataro da Vergato. Mitologia del sacro
Sabrina Raffaghello Arte Contemporanea – sr contemporary district
Antico Spedal Grande Chiesa SS Antonio e Biagio
Via Treviso 17, Alessandria (AL)
Info: +39 01311953264
www.sabrinaraffaghello.com
Fino al 12 febbraio 2010

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