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CHEMNITZ | Kunstsammlungen Chemnitz

Intervista a INGRID MÖSSINGER e FRANCESCA POLA di Matteo Galbiati

A vent’anni dalla scomparsa è stata una prestigiosa istituzione museale tedesca – il Kunstsammlungen di Chemnitz – a celebrare l’artista Mario Nigro, omaggiandone la ricerca con una grande antologica. La retrospettiva, che ha recentemente chiuso i battenti, ha riunito più di trenta lavori che, attraverso una severa selezione, hanno evidenziato il complesso percorso poetico del maestro livornese: dagli Spazi totali ai Tempi totali, dalla Metafisica del colore ai Dipinti satanici – per citare alcuni dei cicli presentati in mostra – il linguaggio di Nigro ha posto attenzione e coscienza su una pittura che si è sempre scostata dall’esperienza oggettiva meramente descrittiva per maturare, con lucida inventiva, un coerente, quanto radicale, sistema di pensiero che si avvicinasse agli ideali universali dell’uomo e che si fondasse sul divenire della sua esperienza. Le opere di Nigro definiscono, con una personalità originale e autonoma, istanze nuove, spazi nuovi; aprono prospettive inedite e sconosciute che guardano oltre i confini stretti del visibile e del reale. Al Kunstsammlungen di Chemnitz si è quindi potuto ammirare, decifrandone le coordinate e i gradienti principali, i segni più esaustivi e prioritari della ricerca di Nigro, attraverso opere in cui  il suono e l’immagine perdurante della sua riflessione rimangono vivi e attualissimi. Una mostra che ci auguriamo possa avere un seguito anche in Italia.
Per un bilancio di questo importante puntamento abbiamo posto alle domande alle curatrici – Ingrid Mössinger e Francesca Pola – alcune domande:

Matteo Galbiati: La prestigiosa istituzione che dirige ha dedicato una mostra a Mario Nigro, artista italiano, importante per la storia delle vicende artistiche dell’ultimo cinquantennio, ma che in Italia, rispetto ad altri, non è ancora celebrato e riconosciuto come meriterebbe. Perché questa scelta?
Ingrid Mössinger: Mario Nigro è certamente una tra le personalità maggiori tra quegli artisti che sono stati pionieri dei movimenti artistici del secondo dopoguerra. Il suo forte potere creativo e il suo pensiero radicale sono mirabili ed esemplari. Il lavoro e la ricerca di Mario Nigro si trovano, a mio avviso, esattamente al confine netto tra il passato e il futuro. Questi sono solo alcuni tra i numerosi argomenti e motivazioni che hanno favorito il progetto di questa mostra delle opere di Mario Nigro in Germania.

Ha in programma altre grandi esposizioni come questa dedicata a Mario Nigro dedicate ad artisti italiani?
Mi piacerebbe sicuramente presentare le ricerche di diversi altri artisti italiani che hanno operato in questo fecondo periodo, questi progetti rimangono subordinati alle possibilità del budget del museo.

La mostra ha da poco chiuso, quale bilancio fa di questa esposizione? Che risposta ha dato il pubblico tedesco?
Sono molto soddisfatta. Abbiamo avuto risposte decisamente positive, con un’affluenza di circa 25.000 visitatori. Soprattutto qui, in Sassonia, molti tra i numerosi spettatori hanno dichiarato di aver ammirato il lavoro di Mario Nigro e di averlo trovato una meravigliosa scoperta.

Dopo la pubblicazione del monumentale catalogo generale dell’opera pittorica di Nigro, questa mostra rappresenta la prima grande restrospettiva dedicata alla sua figura. Perché è stato scelta questa sede istituzionale in Germania?
Francesca Pola: La Germania è sempre stata molto sensibile all’opera di Nigro, già dai primi anni Settanta, con una serie di mostre anche personali e la sua presenza in varie collezione pubbliche e private. Credo che le ragioni di questo successo dipendano da quella particolare unione che c’è nell’opera di Nigro tra espressione e razionalità, tra portato emotivo e rigore strutturale, che sono costantemente posti in tensione tra loro. Sono componenti che nel suo lavoro vengono a costituire una sorta di distillato mediterraneo di un dualismo tipico anche dell’arte tedesca: quello appunto tra espressività ed esattezza. Sicuramente il successo della mostra di Chemnitz dimostra questa continuità di relazione, ma rende anche Nigro un artista sempre più diffusamente europeo e mondiale nella sua ricezione attuale.

Gli studi scientifici sulla sua opera possono essere approfonditi anche – e soprattutto – in occasioni come questa, offrendo alpubblico uno sguardo peculiare sulle sue opere. Che principi avete adottato nella scelta rigorosa delle trentadue opere che avete presentato in questa occasione?
La definizione del corpus delle opere ha seguito sostanzialmente due criteri molto rigorosi, individuati con Ingrid Mössinger, che devo dire è stata veramente un direttore di museo esemplare nella sua attenzione ad ogni aspetto del progetto costruito insieme.
Da un lato, era per noi importante presentare al pubblico internazionale una scelta di eccellenza, storicamente significativa ed emblematica dell’opera di Nigro, ma anche un percorso che fosse chiaramente leggibile da un pubblico il più vasto possibile, e potesse restituire sia la ricchezza sia la coerenza del suo procedere creativo. Dall’altro, è stato essenziale mantenere nella scelta un’attenta e costante relazione con la specificità degli spazi espositivi del Kunstsammlungen Chemnitz, che sono veramente eccezionali nella loro ampiezza e luminosità: abbiamo potuto così esporre con grande efficacia anche grandi opere a carattere installativo, come quelle straordinarie presentate da Nigro nella sua sala personale alla Biennale di Venezia del 1968, il monumentale Ettore e Andromaca (esposto alla Biennale di Venezia, nel 1978), o ancora lavori di grande dimensione appartententi ai cicli degli Incontri e dei Dipinti satanici.

Sei una tra le più attente studiose della sua figura, ci dici brevemente in cosa si contraddistingue la visione poetica di Nigro, coerente anche attraverso un percorso composto da cicli di opere, apparentemente, tanto diverse tra di loro? Ci dai il segno della peculiare grandezza di Nigro?
Nigro è uno dei grandi maestri dell’arte italiana della seconda metà del XX secolo, uno dei grandi inventori di linguaggio che hanno letteralmente “ricostruito” la cultura visiva del nostro paese, in un’ottica internazionale, dalla tabula rasa del secondo dopoguerra, in parallelo ad altri grandi maestri come Fontana, Burri, Capogrossi, Vedova.
Credo che tutto il suo lavoro vada visto in questa prospettiva altamente etica, che lo porta a rinnovare e modificare continuamente il suo lavoro come necessità di restare sempre aderente a quello che accade intorno a lui nel mondo, attraverso quella che lui stesso già nel 1969 ha definito “una ricerca estetica come struttura intima dell’uomo”. Per lui, è una questione di responsabilità verso la collettività, con la quale cerca sempre e costantemente un dialogo: questo io ritengo renderà sempre più attuale il suo lavoro, perché Nigro ha cercato di unificare prospettiva individuale e universale, ha cercato di stabilire con la sua opera un dialogo tra gli uomini e le culture, attraverso i tempi della storia, anticipando di decenni quella prospettiva che oggi riconosciamo come glocale, tra singolo e mondo.

Sono previste mostre celebrative anche in Italia? Ci puoi anticipare qualche progetto?
L’attività dell’Archivio Mario Nigro, che ha sede a Milano, prosegue da molti anni non solo nella catalogazione scientifica e nella tutela dell’opera dell’artista, ma anche nel coltivare relazioni con importanti istituzioni italiane e straniere, con la collaborazione fondamentale della galleria A arte Studio Invernizzi di Milano. Lo fa anche attraverso la sua attiva collaborazione a importanti mostre monografiche, come ad esempio nel 2000 la retrospettiva all’Institut Mathildenhöhe di Darmstadt, o nel 2006 l’Omaggio a Mario Nigro alla Collezione Peggy Guggenheim di Venezia. La mostra al Kunstsammlungen Chemnitz, e il catalogo che contestualmente abbiamo costruito insieme al museo con grande attenzione, hanno riscosso un notevole interesse e riscontro di stampa anche in Italia: questo è certamente un ottimo segnale da parte del nostro paese, che auspichiamo possa preludere a una sempre maggiore diffusione e a un sempre più esteso riconoscimento dell’opera di questo protagonista del XX secolo, qui come all’estero.

Mario Nigro. Werke 1952-1992

a cura di Ingrid Mössinger e Francesca Pola

Kunstsammlungen Chemnitz, Chemnitz (Germania)

www.kunstsammlungen-chemnitz.justexpertise.de

 

 

 

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