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Nell’attesa di leggere la corposa intervista a cura di Silvia Conta in uscita sul numero di #65 di Espoarte (giugno-luglio) le abbiamo chiesto di introdurre il lavoro di Marco Neri a partire dalla sua ultima personale in corso fino al 29 maggio da Andre Arte contemporaneA di Vicenza. Leggiamo dal comunicato: «[…] Una ventina di opere costituisce il nucleo espositivo di Plaza de la Revolución. Il titolo della mostra fa riferimento al celebre falansterio che sorge a L’Avana, “teatro di grandiose manifestazioni” in cui svetta l’immagine di Che Guevara. Durante un suo viaggio nella Perla delle Antille, Marco Neri è infatti rimasto affascinato dall’icasticità e dal valore socio-culturale di questo edificio. Ma la “rivoluzione” cui allude l’artista non ha nulla a che vedere con la lotta di indipendenza del popolo cubano, giacché egli non intende esprimere una posizione politica o polemica, né “provocare” in senso ideologico, ma più semplicemente sovvertire l’immaginario collettivo attraverso la pittura. Più che la crisi nazionale di Cuba, quello che preme all’artista è esprimere la creatività e la libertà della pittura, perché – come scrive Octavio Paz – «il fine dell’attività artistica non è l’opera ma la libertà. L’opera è una via e niente altro». Ripulite da tutti i loro stereotipi (in primis da quelli turistici), le immagini sono state trasformate in alibi per la pittura, escamotage che ha permesso all’artista di ridiscutere il dato culturale con un dato puramente visivo/immaginifico: quello cioè del colore e delle sue forme. Le opere di Neri non sono quindi destinate al clamore delle provocazioni, appartengono viceversa a un genere di arte che quietamente influisce sul presente, sopportando con stoicismo le brucianti interrogazioni della postmodernità […]».

Silvia Conta: Plaza de la Revolución, che rapporto c’è con la piazza de L’Avana? Perché se ne riconoscono le strutture, ma hai tolto elementi che la connotano fortemente come il ritratto di Che Guevara?
Marco Neri: In realtà ho utilizzato questo soggetto per poter sviluppare una serie di lavori in cui attuare una “mia” rivoluzione. Per me la “piazza della rivoluzione” è la tela, è quello il “luogo” dove tutto può essere rivisto, rovesciato, trasformato.. oltre ad essere – la piazza – luogo metafisico per eccellenza, mi è sembrato necessario mantenerne struttura e nome per lo sviluppo della serie, ma non altrettanto connotarla geograficamente o politicamente. Il soggetto è sempre un pretesto per inquadrare il mondo e, mantenerlo costante, mi ha permesso le derive formali e cromatiche che vedi.

Geometria, colore e persino cinque polittici che introducono la tridimensionalità attraverso la sovrapposizione di tele che si trasformano negli edifici rappresentati nelle tele. Si tratta di ulteriori sperimentazioni?

Si, di ulteriori “rivoluzioni”… allargare la tavolozza a colori che non avevo mai neppure pensato di usare e senza mai arrivare al nero, così come fare “uscire” la rappresentazione dalla bi-dimensionalità sono state la rivoluzione simbolica e personale che la pittura mi ha permesso.

L’impressione è quella di un forte lavoro sulla potenzialità: dal ritratto di un luogo simbolo di rivoluzioni socio-culturali, i tuoi lavori – penso soprattutto a quelli in cui prevale il rosa – si trasformano in immagini di sviluppo urbano. La libertà del pittore è anche quella di sapere immaginare sulla tela ciò che accadrà domani ai luoghi che lo ispirano fortemente?

Perché no? Ci sono un sacco di cose che a Cuba non si possono fare, lì la mancanza di libertà è evidente, e per noi ha qualcosa di incomprensibile e surreale, ho voluto rivedere quel luogo alla luce di una libertà totale, al di là di ogni vincolo, una specie di “risarcimento” simbolico ad un popolo già libero dal bisogno (di mangiare, di studiare, di curarsi, questi Cuba li garantisce come può) ma non ancora di viaggiare, di offrire alla propria esistenza punti di vista diversi sul mondo e di ricostruirsi. Queste possibilità sono quel che di più manca ai miei amici cubani e a quella piazza accecante.

La mostra in breve:
Marco Neri. Plaza de la Revolución
a cura di Alberto Zanchetta
Andrea Arte contemporaneA
Corso Palladio 165, Vicenza
Info: +39 0444 54 10 70
www.andrea-arte.com
Fino al 29 maggio 2010

In alto da sinistra:
Plaza de la Revolución, 2008, tempera e acrilico su tela di lino, cm 120×120
Plaza de la Revolución 3D, 2007, tempera su tele assemblate, cm 80x145x6

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