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MILANO | PoliArt Contemporary | 22 febbraio – 22 marzo 2014

Intervista a MARCELLO DE ANGELIS di Matteo Galbiati

Marcello De AngelisPer la nuova personale alla galleria PoliArt Contemporary di Milano, l’artista Marcello De Angelis (1977) ha predisposto un impegnativo progetto, che lo ha visto impegnato per diversi mesi, in cui si presentano al pubblico circa una settantina di opere. Tutte di piccole dimensioni – per questo non meno impegnative e lente nella lavorazione per la tecnica peculiare da lui utilizzata – questi lavori costituiscono “speciali” ritratti che non offrono l’immagine dell’individuo, ma la sua identificazione nella propria impronta digitale. Del progetto Portrait of… e di Genesia, collaterale a questa mostra, parliamo direttamente con il giovane artista veneto: 

Nella scorsa ArtVerona abbiamo avuto un saggio iniziale di quello che avresti preparato per questa mostra. Ci racconti la genesi di questo progetto?
L’idea di questo progetto è nata un pomeriggio quando pensavo di essere in ritardo con la sistemazione del mio archivio. Forse pochi sanno che sul retro di ogni mio dipinto su tela, applico un’etichetta con i dati identificativi dell’opera, il numero di archivio, la mia firma e la mia impronta digitale.
Sono proprio il ritardo nella sistemazione dell’archivio e la raccomandazione di apporre quanto prima le mie impronte ad avermi suggerito il ciclo dei Portrait of…: anziché apporre la mia impronta come la garanzia sul mio lavoro, realizzo l’impronta del committente realizzando così il suo ritratto. 

So che ha riscosso molto successo e le “committenze” sono cresciute quasi fuori controllo. Come si organizza la procedura operativa?
La procedura è semplice anche se allo stesso tempo un po’ macchinosa. Il commitente mi rilascia sette impronte del pollice sinistro o destro e sceglie i colori della tela e dell’injection painting sulla base di una gamma cromatica prefissata.
A questo punto scelgo l’impronta migliore, ovvero quella in cui le linee che la compongono risultano più nitide; successivamente scansiono l’impronta, la ingrandisco in base ad un parametro matematico prestabilito ed infine ricalco le linee dell’impronta digitale direttamente sulla tela mediante una speciale carta copiativa. Non mi resta poi che intervenire con l’injection painting per dare corpo, volume e luce al ritratto.

Marcello De Angelis, Injection painting

Le impronte digitali che ti vengono lasciate sono anche un “dato sensibile” che provvedimenti devi adottare?
Ogni persona che vuole partecipare al progetto deve compilare una scheda tecnica in cui, oltre a scegliere i colori e rilasciarmi le impronte, deve autorizzarmi ad utilizzare la propria impronta a fini artistici, oltre a firmare l’autorizzazione del trattamento dei dati personali.
Mi sono anche consultato con un avvocato per la stesura della scheda di adesione al progetto. 

Formalmente l’impronta digitale si adatta perfettamente a vestire la tua tecnica (la injection painting in cui il colore viene distribuito con l’uso di siringhe), quali difficoltà hai incontrato?
Non ho avuto grandi difficoltà realizzative. L’unico prolema l’ho riscontrato nella ricerca delle carte copiative più adatte, in quanto ricalcare sull’acrilico è un problema soprattutto se il fondo della tela è nero. 

La tua injection painting viene definita come il tentativo di razionalizzare il dripping di Pollock. Che ne pensi?
Quella frase è farina del mio sacco in quanto il dripping di Pollock è stato uno dei miei punti di partenza ed uno dei motivi che mi hanno spinto a gocciolare il colore da una siringa da iniezione. La mia idea iniziale è stata proprio questa. 

Marcello De Angelis, A.P.'s portraitCon Portrait of… ritroviamo un De Angelis che abbandona visioni e formulazioni astratto-geometriche per guardare a qualcosa di maggiormente biologico, vivo, anche se poi espresso in una via “astratta”. Che definizioni dai del ritratto, cosa rappresenta per te? Anche in riferimento a quello che hai fatto con questo impegnativo lavoro…
Non è del tutto vero che abbandono visioni astratto-geometriche. In questo ciclo è vero che abbandono l’uso del CAD che utilizzavo per la creazione di forme geometrie, ma allo stesso tempo utilizzo geometrie già presenti che non ho creato io ma si sono “naturalmente formate”.
La natura stessa si basa su formulazioni matematiche e la stessa impronta digitale ha un ordinamento logico-matematico ben preciso, in bilico tra ordine e disordine. Anziché creare un progetto, ne utilizzo uno già fatto personalizzandolo. 

A cosa allude Uno e molteplice espresso nel titolo della mostra? Cosa ci vuoi dire?
Uno e molteplice è il titolo scelto da Leonardo Conti – gallerista e curatore della mostra – che approvo in pieno. La mia intenzione è quella di creare un ossimoro, un “unico-collettivo” che potesse coniugare il singolo individuo e contemporaneamente la collettività, senza distinzione di sesso, colore della pelle o tratti somatici. Anche le tele hanno tutte le stesse dimensioni.
Di ogni singolo individuo ne rimane l’orma, la propria identità, l’impronta che resta costante nel tempo, uguale dalla nascita alla morte, senza modificarsi, senza cambiare col passare degli anni se non, in alcuni casi, con la comparsa di qualche ruga di “espressione”. 

Riprendendo l’idea dell’impronta come ti poni rispetto agli artisti che nella storia hanno lavorato su questo concetto e su questa idea? Penso a Klein, Manzoni, …
L’impronta rappresenta il passaggio dell’uomo, l’“io c’ero”, come necessità di sigillare il proprio passaggio nella storia. Non mi rivolgo solamente a Klein e Manzoni – la cui arte è ricca di valenze concettuali che ben si prestano al tema trattato – ma a qualcosa di molto più lontano nel tempo: se pensiamo alle grotte del Paleolitico spesso si trovano le orme delle mani lasciate in negativo: ritengo sia il desiderio dell’uomo di restare eterno, di lasciare il proprio segno. 

Marcello De Angelis, C.P.'s portraitIl tema delle impronte è sensibile anche per la cronaca e la storia attuali per le sue implicazioni sociali e politiche (vedi la registrazione delle impronte per la sicurezza internazionale o la schedatura dei clandestini…). Hai pensato anche a queste considerazioni che sono proprie del nostro tempo?
Per la serie Portrait of… non sono partito da queste considerazioni. Non approvo queste metodologie di schedatura di controllo dell’uomo: le trovo molto simili ai metodi di schedatura “numerica” che applicavano i nazisti. 

Poi abbiamo Genesia con un’altra immagine iconograficamente significante – nel passato e nel presente dell’arte – come l’uovo. Cosa ci dici di questo?
Genesia è un progetto nato nel 2001 ma che ho portato a termine solamente alla fine dello scorso anno. Ho impiegato 13 anni di ricerca per verificare cosa potesse accadere alle uova col passare del tempo e come ricreare loro il guscio per evitare che col tempo potesse deteriorarsi. Sembrerà strano, ma dopo 13 anni queste uova, che sono vere uova di gallina, sono rimaste esattamente le stesse e non è successo nulla.
Una volta finito il trattamento, le ho divise in 6 gruppi da 9 e le ho colorate a smalto con il giallo, l’arancio, il rosso, il viola, il blu e il verde.
L’idea iniziale era quella di prendere una cellula e modificarne la forma, come una sorta di demiurgo che realizza una manipolazione genetica, sfregiando la cellula-uovo della sua forma perfetta. Ogni singolo uovo è poi contenuto in un contenitore in silicone industriale da me prodotto.
L’uovo è anche il simbolo dell’origine della vita e della creazione: basti pensare alla Pala di Brera di Piero della Francesca in cui l’uovo è il fulcro divino di tutto il dipinto, o alla foto di Philippe Halsman, che ritrae Salvador Dalì in posizione fetale dentro un uovo.
Diverso è il concetto di Piero Manzoni per il quale l’uovo ha una funzione più fisica, legata al nutrimento ed al sostentamento del corpo – sia dell’artista che del pubblico. 

Come si lega a Portrait of… e al resto della tua ricerca?
Anche se il concetto di uovo per Manzoni era prettamente fisico e concettuale ma meno “spirituale”, sono partito proprio da questa idea cercando di ricreare un ready-made.
Ho preso l’uovo di Manzoni e l’ho scisso, l’ho diviso e ri-creato (come scrive Leonardo Conti nel testo del catalogo della mostra): da una parte l’uovo e dall’altra l’impronta. L’impronta non più dell’artista ma del commitente, l’uovo non più commestibile ma “geneticamente modificato”, del quale resta solo una massa informe di colore. 

Marcello De Angelis, Genesia O4

Solitamente i cataloghi sono accessori per una documentazione scientifica, mentre qui il catalogo, anzi i cataloghi, sono importanti. So che hai lavorato anche a questi dedicando una specifica attenzione. Ci racconti i contenuti delle due pubblicazioni che accompagnano la mostra?
In mostra a Milano saranno presentati due cataloghi ai quali sto ancora lavorando.
Un catalogo, dedicato al ciclo Portrait of…, raccoglierà tutti i “ritratti” realizzati fino a questo momento: sarà edito in 120 esemplari firmati, numerati e conterrà un mio piccolo intervento pittorico. Ogni singolo intervento sarà la continuazione di un altro presente nel successivo catalogo: per realizzare questi lavori collaterali ho dipinto un unico foglio, l’ho diviso in 120 parti ed ho incollato ogni singolo elemento all’interno di ogni catalogo.
Unendo le 120 singole parti e osservando la numerazione del catalogo in cui questo piccolo dipinto è contenuto, si può quindi ricreare il disegno originario.
L’altro catalogo invece è dedicato al ciclo Genesia ed è autoprodotto: sono realizzati 81 esemplari, 27 dei quali contengono un dipinto realizzato ad hoc. Contiene tutte le immagini delle 54 uova realizzate.
C’è anche una sorpresa che ancora non tutti sanno. Ho sviluppato un progetto di mail art, una cartolina realizzata in 100 esemplari ed inviata a tutti i committenti del progetto Portrait of…. Il fronte della cartolina è un patchwork, un collage di tutti i ritratti presenti in mostra.  Ad ogni committente ho spedito per posta la propria cartolina di invito con intervento ad injection painting per ogni singola casella che lo rappresenta. 

Marcello De Angelis, Genesia G1

Un’ultima domanda dedicata al pubblico: quali sono i riscontri e i pensieri di chi ha avuto modo di apprezzare questo lavoro? Quali implicazioni e riflessioni suscita?
Non ho avuto molti riscontri diretti ma mi sembra che l’idea ed il lavoro siano piaciuti molto. 

Dopo questa grande fatica quali progetti hai per il futuro? Hai già in cantiere qualcosa?
Dal 28 al 30 marzo parteciperò a STEP09 con la Galleria PoliArt Contemporary con la quale avrò uno stand monografico relativo al progetto Portrait of… 
C’è anche un grosso progetto in ballo del quale, per il momento, non posso dire nulla!
Inoltre sempre con la Galleria PoliArt Contemporary stiamo pensando di realizzare per il 2015 il primo volume del mio catalogo ragionato che ripercorrerà 15 anni di lavoro e di evoluzione artistica.

Marcello De Angelis. Uno e molteplice
a cura di Leonardo Conti 

22 febbraio – 22 marzo 2014

PoliArt Contemporary
Viale Gran Sasso 35, Milano 

Orari: da martedì a venerdì 16.45-20.00; sabato 11.00-13.00
Ingresso libero 

Info: +39 02 70636109; +39 388 6016501
info@galleriapoliart.com
www.galleriapoliart.com
www.marcellodeangelis.com

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