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REGGIO EMILIA | Collezione Maramotti | 6 ottobre 2013 – 31 gennaio 2014

La Fondazione Maramotti ha inaugurato lo scorso fine settimana due mostre personali che sono state dedicate a Beatrice Pediconi (1972) e Michael van Ofen (1956).
Dell’artista romana, che da tempo risiede a New York, si presenta un lavoro che ne descrive la peculiare capacità di generare stupore, di manifestarsi all’improvviso e al contempo di ritrarsi, tutto questo per la caratteristica, tipica nella sua ricerca, di generare opere labili e mutanti. Il nuovo lavoro, presentato appositamente per la Collezione Maramotti, 9’/ Unlimited, pone al centro dell’analisi, in stretta continuità, logica e poetica, con serie di opere precedenti, una peculiare considerazione sull’acqua, di cui se ne ricercano non solo le caratteristiche fiscico-chimiche, ma anche viene riflessa e potenziata dalle e nelle libertà creative dell’artista.



Le sue immagini si muovono su campi percettivi differenti e sempre rinnovabili, certamente inconsueti per le immagini pittoriche cui si è abituati. Questo intervento, che impegna Pediconi con l’uso della polaroid o con scatti di grande formato realizzati con banco ottico, diviene il risultato di un processo quasi alchemico che si presenta in un ambiente suggestivo e coinvolgente. Le immagini di Pediconi conducono lo sguardo dello spettatore alla scoperta di spazialità e luoghi eventualmente possibili: le sostanze si muovono fluide e ondeggianti in cui le forme si compongono e decompongono generando sempre qualcosa di nuovo e inatteso. Irripetibile.
Interessante e particolare il volume proposto per l’occasione: concepito come un libro d’artista, in cui si raccolgono il flusso di immagini (le polaroid e gli still del video) dell’artista, si uniscono alle opere dell’artista anche un haiku della poetessa giapponese Momoko Kuroda, un musical score del compositore romano Lucio Gregoretti e una “misterica” formula chimica di Andrew Lerwill, ingegnere inglese in scienze della conservazione. Queste collaborazioni diventano significativi intrecci linguistici in cui poesia, musica, chimica e arti visive si amplificano vicendevolmente, assecondando il mistero di questa esplorazione e contemplazione.



Dell’artista tedesco 
Michael van Ofen si presenta un ciclo di dipinti che, come suggerito dal titolo Italia und Germania, rimanda ad una celebre opera del pittore Friedrich Overbeck del 1828. Van Ofen cerca di proporre un’indagine formale sui rapporti e le analogie che accomunano Italia e Germania, presupponendo quel legame forte e costante che il suo lavoro ha da sempre intrattenuto con la storia. La sua pittura, quindi, presta attenzione a quei capolavori dell’arte che, attinti dalla storia artistica dei due paesi, divengono per lui mezzo per la fondazione di una nuova iconografia concettuale. Nella descrizione delle forme citate, van Ofen perde formalismi e accademismi e lascia evolvere in modo essenziale, quasi diafano, le figure. Le forme si registrano come accadimenti o residui fantasmatici in cui segno e gesto cortocircuitano, nell’atto pittorico, la percezione delle immagini stesse. La pittura diventa quasi un flash visivo che pone al limite estremo la possibilità di percezione del visibile.
Questi ultimi suoi lavori fanno perdere la verosimiglianza a quelle vicende (e immagini) tramandate dal passato; egli annulla ogni prospettiva, luce e ambientazione plausibili per creare uno sfondo, in bilico tra astrazione e figurazione, in cui la rappresentazione della storia sembra esprimere l’ultima sua voce, l’ultima sua ipotesi narrativa e rappresentativa. 

Beatrice Pediconi 9′ | Unlimited 

Michael van Ofen. Germania und Italia. La continuazione del contemporaneo

6 ottobre 2013 – 31 gennaio 2014

Collezione Maramotti
Via Fratelli Cervi 66, Reggio Emilia 

Orari: giovedì e venerdì 14.30-18.30;  sabato e domenica 10.30-18.30; chiuso 25-26 dicembre, 1 e 6 gennaio
Ingresso libero


Info: +39 0522 382484

info@collezionemaramotti.org

www.collezionemaramotti.org

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