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ROMA | Ermanno Tedeschi Gallery | 11 marzo – 30 aprile 2013

di DANIELA TRINCIA

Disegni a carboncino, spiegati con tratti veloci e convulsi, percorrono i duemetrieventitre per ottantatrecentimetri di pergamena e abbozzano il Disegno per il World Trade Center (2003) di New York. La mano che li ha tracciati è quella del pluripremiato architetto Daniel Libeskind, nominato architetto responsabile del Masterplan per la Memory Fundations in seguito alla vittoria del relativo concorso nel febbraio 2003 e attualmente in costruzione.

Nato a Łódź (Polonia) nel 1946 da genitori sopravvissuti alla Shoah e ottenuta la cittadinanza statunitense nel 1964, la famiglia si era trasferita dal 1960, dopo soddisfacenti studi di pianoforte si dedica esclusivamente a quelli di architettura dai quali ben presto ottiene riconoscimenti internazionali e prestigiosi premi. Non operando alcuna distinzione tra architettura pubblica e privata, Libeskind avverte l’architettura come un’entità che opera nello spazio, la cui funzione è stabilire un dialogo fra la materialità degli edifici e le persone. Un muto dialogo che connette anche le realtà circostanti al luogo dove il nuovo edificio avrà la propria collocazione. E tutto ciò si rintraccia anche nel grande disegno che apre l’esposizione romana, dove sembra che a dominare sia la luce: una luce che esplode da dentro e che si irradia verso l’esterno illuminando lo spazio circostante. È quella luce che sembra venir mutuata dalla fiaccola della stessa Statua della Libertà (che al World Trade Center fa da panorama) e che esplodendo dal livello zero, da quelle tracce volutamente lasciate delle fondamenta delle Torri Gemelle implose l’11 settembre del 2001, rinnovano il ricordo di quell’esplosione.

Dopo l’acclamazione con la mostra Deconstructivist Architecture (MoMa, New York, 1988), una serie d’incarichi importanti con la realizzazione di altrettanti rilevanti edifici (da musei, a gallerie, a centri commerciali e complessi residenziali), che esprimono la sua forte critica alle regole stesse dell’architettura per la quale ha un approccio multidisciplinare, rendendo il suo stile inconfondibile e immediatamente riconoscibile. Approccio, quello di Libeskind, evidente in tutti i disegni esposti nella sede romana della Galleria Ermanno Tedeschi. Cinquantadue schizzi riconducibili a otto diversi progetti, alcuni realizzati, destinati a diversi parti del mondo, tra cui il Museo Ebraico di Berlino (2001), la Casa Privata del Connecticut (2010), l’Ampliamento del Victoria & Albert Museum (1996), come il controverso Citylife di Milano, testimoniano altresì la centralità del disegno e trasmettono tutta la potenza creativa di Libeskind.

Never Say the Eye is Rigid: Architectural Drawings of Daniel Libeskind

11 marzo – 30 aprile 2013

Ermanno Tedeschi Gallery
via del Portico d’Ottavia 7, Roma

Orario: lunedì – venerdì 10-13 e 15.30-19.30; sabato e domenica su appuntamento

Info: +39 06 45551063
info.roma@etgallery.it
www.etgallery.it

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