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NAPOLI | MADRE – fondazione donnaregina per le arti napoli | fino al 21 settembre 2015

di BEATRICE SALVATORE

Il Museo Madre è tornato a rappresentare la cultura delle arti contemporanee a Napoli. Rifiorendo, grazie alla direzione ― dal taglio fortemente curatoriale ― di Andrea Viliani, che ha voluto accanto a sé un vero e proprio team di lavoro, attento a captare il magma e gli umori artistici di una città, Napoli, in cui si respira una fortissima volontà di ripresa e un bisogno di futuro, senza dimenticare la grande tradizione artistica che l’ha caratterizzata. Siamo tornati a visitare il Museo che festeggia i suoi dieci anni, sempre affascinante con le sue installazioni permanenti, in occasione della mostra di Elaine Sturtevant, omaggio ad una figura artistica tra le più sensibili e attente del XX secolo.

Sturtevant, foto L. Muzzey. © Estate Sturtevant, Paris. Courtesy Galerie Thaddaeus Ropac, Paris-Salzburg. Foto originariamente pubblicata sulla rivista “Frog”.

Abbiamo chiacchierato con Andrea Viliani, giovane ed esperto Direttore dal 2012 (è stato già Direttore della Galleria Civica di Trento e curatore a Rivoli e al MAMbo, il Museo d’Arte Moderna di Bologna), che ci ha raccontato la realtà e i progetti di questo “pulsante” museo che Viliani si propone di fare diventare vero punto di riferimento culturale come lo sono i principali musei ed istituzioni europee; qui vi riportiamo il senso di questo scambio e le impressioni (positive) della nostra “passeggiata” tra le mostre in corso del Madre.

Ogni spazio dei tre piani dell’ottocentesco Palazzo Donnaregina sui suoi 7200 mq di spazi espositivi, è coinvolto e avvolto dagli ultimi progetti del Museo che si possono vivere e leggere quasi senza soluzione di continuità, come legati insieme da un filo unico che è la grande energia di questa città e che attraverso le opere e la presenza del museo nel cuore del centro storico, sembra qui emergere e cristallizzarsi per aprirsi al territorio e al pubblico, anzi alla comunità.
Il Museo si snoda quindi come un racconto, che parte proprio dal territorio, dal suo fortissimo genius loci, come afferma Viliani e con cui si vuole restituire la storia, l’identità di Napoli sempre sospesa tra passato e futuro e scritta dai numerosi artisti e letterati che qui sono passati o hanno voluto vivere, Da Andy Warhol a Joseph Beuys, fino alla stessa Anna Maria Ortese, che l’ha cantata in modo appassionato e crudo. Questo anche grazie all’attività continua del Dipartimento di Ricerca del Madre, coordinato da Vincenzo Trione, in cui il team incontra artisti, galleristi e operatori promuovendo scambi e progetti e che fa del Museo una vera e propria fucina dell’arte.

Daniel Buren Come un gioco da bambini, lavoro in situ, 2014-2015, Madre, Napoli - #1 Veduta dell'installazione Courtesy Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee, Napoli Foto © Amedeo Benestante

Nasce così il progetto site-specific di Daniel Buren come un gioco da bambini, curato da Andrea Viliani e Eugenio Viola, dove lo spettatore si perde tra le costruzioni in scala gigante di un kindergarten (giardino d’infanzia), ispirato alle costruzioni di legno per bambini teorizzate dal pedagogo tedesco Friedrich Wilhelm August Fröbel. I solidi sono immersi in una luce accecante e si percorrono assaporando un inaspettato e crescente senso di stupore, una festa percettiva, per passare progressivamente poi, dalle forme coloratissime e ipnotiche ad altre avvolte in un bianco totale…
Si percorre l’atrio del palazzo animato da una sorta di energizzante “anteprima” della mostra Sturtevant Sturtevant, un’esperienza sinestetica e avvolgente: un video di alcune immagini dell’artista, proiettato sulle pareti da un obiettivo girevole accompagnato da una musica elettronica in loop, ad alto volume.

William Kentridge Porter Series: Expedition de Jeune Cyrus et retraite des dix mille (with Wrought Iron) / La serie dei portatori : la spedizione di Jeune Cyrus e la ritirata dei mille (con ferro battuto) 2006-2007 arazzo, seta mohair, ricamo (arazzo progettato da William Kentridge, tessuto da Marguerite Stephens Weaving Studios) / tapestry, mohair silk, embroidery (tapestry designed by William Kentridge, woven by Marguerite Stephens Weaving Studio) Collezione privata / Private collection, Napoli Courtesy Galleria Lia Rumma, Milano-Napoli In comodato a / On loan to Madre · museo d’arte contemporanea donnaregina, Napoli © William Kentridge Photo: Roberto Marossi

Per_formare una collezione, a cura di Alessandro Rabottini e Eugenio Viola, è il secondo progetto espositivo in corso, arrivato al suo quarto step, in cui sono ospitate, in un continuo dialogo, le esperienze e le opere di artisti ormai storici, a confronto con i lavori degli artisti dell’ultima generazione, che trovano nella città e in tutto il territorio, una fonte profonda di ispirazione. Troviamo così i lavori donati in comodato dai galleristi di Napoli che, sin dall’esperienza di Lucio Amelio hanno continuato e continuano a portare Napoli e la Campania contemporanee attraverso l’arte, nel panorama internazionale: da Joseph Beuys di cui possiamo godere più versioni della sua opera La Rivoluzione Siamo Noi, un manifesto anche per il museo stesso, a Marina Abramović, Getulio Alviani, Giovanni Anselmo, Renato Barisani, Bill Beckley, Piero Manzoni, Giuseppe Maraniello, Raffaela Mariniello (presente in collezione con un bellissimo video girato fra “le rovine” della Città della Scienza dopo l’incendio e che sembra voler catturare con le immagini lentissime e meticolose una sorta di “estetica del degrado”) e Bianco-Valente, che hanno voluto creare un omaggio proprio all’opera della Ortese, così legata alla città, con una scultura dal titolo, Il mare non bagna Napoli, posta sulla balaustra del terrazzo del museo, come una sorta di sguardo della memoria sul panorama della città.

Raffaela Mariniello, Still in Life / Ancora in vita 2014 video a colori HD, 13’ / color HD video, 13’ Donazione dell’artista / Gift of the artist Collezione / Collection Madre · museo d’arte contemporanea donnaregina, Napoli

All’ultimo piano poi l’artista-icona, la provocatoria Elaine Sturtevant, studi di psicologia alle spalle, che ha fatto dell’arte un campo di indagine sulla società contemporanea e di riflessioni teoriche legate a temi fondamentali della cultura del XX secolo, da Guy Debord e Walter Benjamin in poi (passando per il Lyotard della condizione postmoderna e Barthes), primo fra tutti il concetto di autorialità e, quindi di originalità (anche di azioni e pensiero) come atto creativo.
Lo stesso titolo della mostra, la prima in un’istituzione italiana, richiama il concetto di ripetizione, ripetendo proprio due volte il nome dell’artista, come se l’autore stesso per eccellenza, in fondo, fosse una sorta di rappresentazione di sé.
La mostra, ci dice Viliani, sembra essere un gancio che ci traghetta dal XX al XXI secolo, con il superamento del concetto di autorialità (il passaggio dal copyright al copyleft ne è un esempio) arrivando in qualche modo alla possibilità di “possedere” idee, che diventano così bene comune, fruendone attraverso l’immaginario collettivo.
Il percorso si apre infatti con un’immagine della stessa artista, fotografata come Joseph Beuys de la rivoluzione siamo noi (continuando così idealmente anche il filo rosso che lega i progetti ora al museo e che coinvolgono il fruitore con “assonanze” e rimandi continui).

Andy Warhol, Flower. Dalla mostra Sturtevant Sturtevant, Museo Madre, Napoli

In Sturtevant la ripetizione di opere famose come quelle di Duchamp, Warhol, o Johns (in mostra una delle famose Flag) e dello stesso Beuys, non è pura imitazione, ma gioco linguistico di continua costruzione, in cui chi ripete in realtà crea un nuovo originale (Barthes parlava di impossibilità di azzerare il linguaggio) e dove si intravede una possibilità, quella del potere assoluto dell’arte, legato al linguaggio. Presenti in mostra anche alcune installazioni tra cui spicca il video Elastic Tango in cui su più schermi sovrapposti scorrono immagini di frammenti di realtà montati disordinatamente a creare un effetto di accumulazione e di eccesso e Be Stupid, uno schermo su una carta da parati gialla con la scritta “kill” che si ripete, dove una lunga serie di slogan montati come uno spot, su un commento sonoro molto ritmato, scorrono veloci ricordandoci la “necessità” e l’efficacia della superficialità e la facilità di appropriarsi del mondo seguendo modi diretti e a-critici.

Daniel Buren
Come un gioco da bambini, lavoro in situ, 2014-2015, Madre, Napoli – #1
Fino al 31 agosto 2015

Per_formare una collezione #4
Dal 23 maggio 2015 — in progress

Sturtevant. Sturtevant Sturtevant
Fino al 21 settembre 2015

Museo Madre – Fondazione Donnaregina
Via Settembrini 79, Napoli

Orari: Lunedì, Mercoledì, Giovedì, Venerdì, Sabato 10.00 ⋅ 19.30 — Domenica 10.00 ⋅ 20.00
Martedì chiuso / Lunedì ingresso gratuito

Info: +39 081 19313016
info@madrenapoli.it
www.madrenapoli.it

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