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ROMA | Chiostro del Bramante | 29 settembre 2016 – 19 febbraio 2017

di JACOPO RICCIARDI 

ndy Warhol One Multicoloured Marilyn (Reversal Series) 1979-1986 Acrilico, polimeri sintetici e serigrafia su tela, 50,8x40,7 cm Courtesy: Collezione privata (VR) © The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts Inc. by SIAE 2016

Andy Warhol One Multicoloured Marilyn (Reversal Series) 1979-1986 Acrilico, polimeri sintetici e serigrafia su tela, 50,8×40,7 cm Courtesy: Collezione privata (VR) © The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts Inc. by SIAE 2016

Ecco una frase recente di Ellsworth Kelly, pittore astratto americano, morto l’anno scorso a novantadue anni: «Il problema dell’Arte di oggi è che per il novanta per cento è di matrice Pop». La mostra LOVE al Chiostro del Bramante presenta una scena Pop, per così dire, di seconda, terza generazione. Una piccola Marilyn di Warhol, al secondo piano, davanti a un video di una giovane austriaca Ursula Mayer, che riprende i film in costume, forse dell’antica Roma, con delle donne che parlano tra loro. Warhol stesso è molto discusso da alcuni critici (Robert Hughes) perché non ha fornito alcun contributo alla pittura. Da questa affermazione si potrebbe dedurre che la Pop Art di Warhol non è pittura, quindi, forse, questo giustifica la deriva non più pittorica, ma installativa o fotografica o filmica, retta da uno spettro concettuale, degli artisti che lo hanno seguìto.

Clemente, più convincente negli acquerelli che nei dipinti, fa parte della transavanguardia, oppure, siccome collaborò con Warhol e Basquiat, è Pop? Yaoi Kusama, con una stanza di specchi che si moltiplica con l’osservatore insieme alla distesa delle sue tipiche zucche gialle dai puntini neri, fa dello spettro concettuale della Pop Art un luogo, un altro mondo dove attivare le proprie percezioni, ma nella rapidità della provocazione, nel retro del Pop. E se Pop è “popular”, cioè “per molti”, in verità “per tutti”, è chiaro che l’opera si restringe all’attimo di una comprensione comune. Cioè, quello che tutti capiscono nello stesso momento è ben poco. Per Warhol era il momento eterno consumistico che ripete l’istante della morte.

Yayoi Kusama All the Eternal Love I Have for the Pumpkins 2016 Legno, specchio, plastica, acrilico, LED, 292,4x415x415 cm Edizione di 3 prove più 1 dell'artista Courtesy: Kusama Enterprise, Ota Fine Arts, Tokyo / Singapore and Victoria Miro, London © Yayoi Kusama. Photography by Thierry Bal

Yayoi Kusama All the Eternal Love I Have for the Pumpkins 2016 Legno, specchio, plastica, acrilico, LED, 292,4x415x415 cm Edizione di 3 prove più 1 dell’artista Courtesy: Kusama Enterprise, Ota Fine Arts, Tokyo / Singapore and Victoria Miro, London © Yayoi Kusama. Photography by Thierry Bal

Le scritte di Tracey Emin, al neon, per lo più d’amore, visitano quel retro concettuale del Pop, mandando alla deriva il segno di una passione, visitando tutti i tempi e le identità. Le due gigantesche opere recenti di Gilbert & George, divise nei soliti riquadri, e organizzate in digitale, sono manifesti politici dell’identità. Il “tutti” diventa peso della “collettività”. Alla grafia dei neon di Tracey Emin, specularmente si mostrano, ben solidi come sostituti delle sculture equestri, i LOVE e HOPE, gli AMOR di Robert Indiana nel volume dello stampatello, ben piazzato nello spazio reale della luce; quindi non concettuali, al di qua dello spettro concettuale, con la chiarezza delle grandi insegne pubblicitarie.

Robert Indiana Amor 1998 Scultura, alluminio policromo (blue and red), 104x96,5x50,8 cm. Ed. 3/6 Courtesy: Galleria d'Arte Maggiore, G.A.M., Bologna, Italia © Robert Indiana by SIAE 2016

Robert Indiana Amor 1998 Scultura, alluminio policromo (blue and red), 104×96,5×50,8 cm. Ed. 3/6 Courtesy: Galleria d’Arte Maggiore, G.A.M., Bologna, Italia © Robert Indiana by SIAE 2016

Vezzoli al contrario si immerge nell’ombra del concetto, per tirare fuori dall’ambiguità contemporanea una sonorità netta, condivisibile, e ben chiara. Originale o riproduzione non differiscono. Comprensione dell’antico vincolato al contemporaneo. Coinvolto è l’oggetto fisico o anche l’oggetto fotografato. Per noi, Paolina Borghese è l’attrice di Hollywood, e quanto può esserlo? Dalla Svezia i giovani Nathalie Djurberg e Hans Berg fanno recitare due pupazzi di argilla dipinta in un video come espressione di veri intimissimi sentimenti contrastanti: il rapporto tra “la bella” e “la brutta”. La stanza è abitata da alti fiori colorati, a gruppi lentamente rotanti, che riprendono le fattezze della materia irreale dei pupazzi. Con loro abitiamo il “retro” concettuale del “popular” e ne respiriamo l’aria; respiriamo il suo spettro.

Gilbert & George Metalepsy 2008 381x604 cm Courtesy: Gli artisti e White Cube © Gilbert & George

Gilbert & George Metalepsy 2008 381×604 cm Courtesy: Gli artisti e White Cube © Gilbert & George

In Mark Manders la singolarità della ricchezza dell’individuo è costretta dalla limitazione del “tutti”, del “popular”. Legno e argilla si limitano a vicenda, alla frontiera di vita e morte nella Pop Art. Le orchidee di Marc Quinn sono super gratificazione estetica, multicolore, bulimica, oppure la scultura bianca che ritrae l’abbraccio di una coppia è l’asettico primordiale contemporaneo. Ora quale è il senso della frase iniziale di Kelly? L’Arte è conservazione o proposizione?

LOVE. L’arte contemporanea incontra l’amore
a cura di Danilo Eccher
Con il patrocinio di Roma Capitale – Assessorato alla crescita culturale
Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali
Prodotta e organizzata da DART Chiostro del Bramante
Con la collaborazione di Arthemisia Group

29 settembre 2016 – 19 febbraio 2017

Info: +39 06 915 19 41
ufficiogruppi@arthemisia.it
www.chiostrodelbramante.it

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