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GENOVA | Museo d’Arte Contemporanea Villa Croce | 22 febbraio – 1 maggio 2018

Intervista a NUVOLA RAVERA di Valeria Barbera

Non è un mistero: il nuovo anno per Villa Croce non è iniziato sotto i migliori auspici e, nonostante la designazione del nuovo curatore Carlo Antonelli e l’assegnazione dei servizi museali a Open Your Art, una giovane società nata in seguito ad un master di gestione organizzato da Comune e Fondazione Garrone, la struttura si trova adesso in una fase di incertezza. Proprio per questo l’inaugurazione di Vita, morte e miracoli. L’arte della longevità ha in sé qualcosa di miracoloso: una mostra che diventa così ancor più manifesto della città che fa da sfondo “alla narrazione della quarta e della quinta età” da parte di artisti (Renata Boero, Lisetta Carmi, Franco Mazzucchelli, Corrado Levi, Elisa Montessori, Anna Oberto, Rodolfo Vitone, ai quali si unisce la trentenne Nuvola Ravera e le partecipazioni speciali di Jean Dupuy e Marco Bruzzone) nati o cresciuti a Genova o in Liguria, città e regione tra le più anziane d’Italia e d’Europa. La tesi da cui si sviluppa la mostra deriva proprio da ricerche scientifiche sulla senilità in corso nel capoluogo ligure e seguendo l’intreccio di arte e scienza, la mostra presenta interviste audio e interventi di numerosi scienziati ed esperti dell’argomento.

Veduta della mostra, Vita, morte e miracoli, Villa Croce, Genova. Foto: Anna Positano

Veduta della mostra, Vita, morte e miracoli, Villa Croce, Genova. Foto: Anna Positano

L’artista più giovane in mostra, Nuvola Ravera, ha affrontato questo tema riflettendo sullo scorrere del tempo e sulla conservazione della memoria focalizzandosi sullo spazio del museo come luogo dove questi elementi si intrecciano. L’artista ha organizzato proprio per il primo week end di primavera Una storia dentro una storia dentro una storia Peeling un’azione collettiva e corale attraverso la quale un gruppo di performer non professionisti interverrà sulla pelle del tempo che riveste il museo, cancellandola. Un gesto liberatorio e di trasformazione a cui sono stati invitati a prendere parte anche numerosi addetti ai lavori e direttori di musei, l’artista ha inviato loro apposite buste contenenti gomme da cancellare. L’azione durerà tre giorni suddivisi in vari turni di cancellazione e, una volta terminata, si comporrà di un’ulteriore fase fondamentale a chiusura del ciclo: i residui ottenuti con la cancellazione verranno conservati come reperti e saranno utilizzati per la creazione di una nuova gomma – scultura.

Nuvola Ravera

Nuvola Ravera

Il tuo intervento all’interno di Vita, morte e miracoli. L’arte della longevità si concentra principalmente attorno a due delle tematiche che questa mostra affronta: il tempo e la memoria. Il museo in particolare è al centro della tua riflessione: lo hai concepito come uno spazio di conservazione e trasmissione della storia e della cultura senza però tralasciarne alcuni aspetti critici. Come hai sviluppato queste tematiche nel tuo lavoro?
Sono partita istintivamente da figure piuttosto remote della mia biografia: una memoria personale e infantile che ha molto a che fare con la conservazione, il reperto e la collezione. Accogliendo l’invito a prendere parte ad una mostra che ha come protagonisti artisti ultraottantenni e come tema proprio la longevità e l’età avanzata, è stato naturale trovarsi a pensare alla pratiche sottili e misteriose del bambino. Il ricordo di un tempo scandito da giochi solitari in cui ad esempio tenevo da parte in alcune matrioske residui di gomme da cancellare, mi ha stimolato a interrogarmi riguardo al significato del “contenitore Museo”. Le domande sono ricorrenti e semplici: che cosa questo luogo vorrebbe o dovrebbe essere e come si è trasformata la sua posizione nel tempo. Se la crisi di memoria nei confronti della storia e la sua continua riscrittura e interpretazione è sempre contemporanea, vi è anche la necessità di osservarne le strutture portanti per provare a discutere la stabilità, il significato, i personaggi e i destinatari. Alcuni “protocolli culturali” non sono più efficaci, ammesso che lo siano mai realmente stati, e comunque sono spesso monodirezionali. La storia è un soggetto fluido dalle verità opaline e forse dovremmo interrogare un passato incerto e fare i conti con svariati ingombri muti. Anche se tutto è mutevole e non ci sono antidoti senza termine, le possibilità di creare continuamente nuovi dialoghi, cambi di ruoli ed esercizi di memoria e amnesia collettiva con diversi gruppi di persone sono aperte.

Veduta della mostra, Vita, morte e miracoli, Villa Croce, Genova. Foto: Anna Positano

Veduta della mostra, Vita, morte e miracoli, Villa Croce, Genova. Foto: Anna Positano

Sei la più giovane in mostra: quali tra gli artisti coinvolti ti hanno maggiormente colpito? E quali i lavori con cui il tuo intervento potrebbe maggiormente dialogare?
Premetto che non conoscevo a fondo le ricerche degli artisti in mostra e in alcuni casi non le conoscevo affatto. Ancora una volta però ho trovato grande interesse nell’incontro diretto con le persone, avere uno scambio e prendere contatto con le loro voci e fare sosta prolungata tra le opere. La forza vitale delle storie individuali è qualcosa che si aggancia al respiro e lo sorregge. Si creano alleanze invisibili e affinità al di là dei linguaggi e del lavoro. Se chiudo gli occhi però sento l’odore della curcuma e il rumore costante di una ventola che soffia per dare corpo con l’aria ad una plastica trasparente.

In questo tuo intervento a Villa Croce ha un ruolo fondamentale ciò che avverrà nei prossimi giorni con l’invito all’azione che hai rivolto a molte persone e addetti ai lavori. Ultimamente la tua ricerca si sta sempre più avvalendo della performance… Quali elementi di questo linguaggio ti hanno fatto propendere verso questa scelta?
Ho difficoltà con le categorie, i generi e alcune nomenclature perché ho spesso la sensazione che siano state pensate da qualcun altro per altri contesti che non ci appartengono più del tutto. Usare certi termini è come dover indossare un abito di una nonna in carne che, riadattato ad una figura esile, non si adagia in maniera armonica sul nostro corpo attuale, eppure lo indossiamo lo stesso.
Se penso al lavoro per Villa Croce, mi viene in mente la nudità dell’architettura, la sua copertura esterna che riveste un vissuto: lo spazio mnemonico e il corpo in un rapporto di conflitto continuo. Si spella la superficie del museo, come un volto, nell’ipotesi abbia proprio bisogno di uno scrub più o meno profondo. Si leviga il viso, si tolgono le cellule morte facendo eco ai vari culti di purificazione, protezione e cura. Anche questo è il tempo, non lineare, atmosferico, interno, plurale, asincronico, incostante, puntiforme. È un film in cui la stessa scena si ripete: alcune persone giocano a memory senza carte, si sfiniscono nell’azione di cancellare delle pareti bianche guidati, spero, dai propri daimon.
Ciò da cui sono richiamata al momento è quindi la ricreazione di un tessuto connettivo non statico che trasfiguri alcuni linguaggi, cerchi di discuterli, per provare a liberare la possibilità di esplorare molteplici fattori altrimenti imbrigliati in verità pluri-esplorate e continenze protettive.

Veduta della mostra, Vita, morte e miracoli, Villa Croce, Genova. Foto: Anna Positano

Veduta della mostra, Vita, morte e miracoli, Villa Croce, Genova. Foto: Anna Positano

Questa mostra suggerisce un nuovo sguardo, una nuova lettura della città di Genova, sovvertendo alcuni aspetti, di solito ritenuti critici, e proponendola come possibile modello di città futura dalla popolazione longeva e attiva, anche grazie alla cultura e alle arti. Come hanno stimolato la tua sensibilità queste riflessioni sulla tua città?
La forza del tema della mostra sta proprio nell’isolare alcune delle caratteristiche più evidenti del territorio ligure che spesso sono considerate come dati inquietanti e problematici, per poi conferirgli lo statuto di possibilità costruttiva e campo fertile.
Un luogo di anziani, al quale i più giovani sono in gran parte sfuggiti, in certi casi irrigidisce come l’idea di trovarsi in un ospizio a cielo aperto con servizi rivolti quasi solo ad un certo tipo di utenza.
Ciò che dell’anzianità spesso non si vuole vedere si identifica con la fragilità, con le tenebre vicine: si combatte contro il naufragio del corpo e della giovinezza, si ha il terrore del decadimento. La vecchiaia è demonizzata, popolata di pericoli e incubi. Ma da quando la figura dell’anziano saggio è diventata quella del “vecchio di merda”?
La vecchiaia è spesso considerata come un nemico da combattere nella fretta della produzione, della crescita, dei restauri perfetti di corpi e luoghi, make up dopo make up, infrastruttura su infrastruttura.
Ma l’occhio che non vede e reprime, fa dolere comunque il cuore, non si eliminano le presenze grigie messe a lato. L’incertezza del prima di nascere e del dopo vissuti, rende le fasi vicine a nascita e morte molto delicate se non spaventose. Ma prendere le distanze da tutto ciò, triplica la paura nascondendola solamente. Quindi è forse meglio imparare a sostare anche laddove inizia il declino della vita. Così, Genova, ancora la riconfermo come un luogo in cui eclissarsi da un mondo che crede di essere al centro, per parlare con i miei bei saggi e con quelli degli altri, per giocare al gioco del tempo e rimbalzarci le età, umane e geologiche, tutte insieme in unico istante schematizzate nella complessità dei labirinti bui della città, contro la luce, per una volta.

Veduta della mostra, Vita, morte e miracoli, Villa Croce, Genova. Foto: Anna Positano

Veduta della mostra, Vita, morte e miracoli, Villa Croce, Genova. Foto: Anna Positano

Quali sono i tuoi prossimi appuntamenti?
Le primissime cose che mi vengono in mente sono: un bagno turco per sudare, dedicarmi ai libri trascurati, finire gli ultimi esami all’università a cui mi sono riscritta da un paio di anni e magari iniziare un nuovo corso di studio.
Ma immagino che tu non voglia sapere questo genere di progetti. Sono sempre molto scaramantica per cui non parlo mai troppo dei programmi futuri per accogliere la possibilità che tutto cambi. Nel frattempo potrei trasformarmi in cactus, il mondo potrebbe diventare di gelatina o potrei fermamente convincermi che il ferro da stiro sia il mio unico mezzo d’elezione.

Vita, morte e miracoli. L’arte della longevità
a cura di Carlo Antonelli e Anna Daneri 

22 febbraio – 1 maggio 2018

Una storia dentro una storia dentro una storia – Peeling. Nuvola Ravera

23/24/25 marzo 2018

Museo d’Arte Contemporanea Villa Croce
Via Jacopo Ruffini 3, Genova

Info: +39 010580069
museo@villacroce.org
staffmostre@comune.genova.it
biglietteriavillacroce@comune.genova.it
www.villacroce.org

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