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FIRENZE | CCC Strozzina | 22 aprile – 19 giugno 2016

di MATILDE PULEO

La Strozzina di Firenze ospita una grande mostra personale dedicata ad un interessante artista cinese contemporaneo invitato a raccontare l’occidente dal suo punto di vista.  Liu Xiaodong (Liaoning 1963), realizza, nell’arco di due anni e dopo essere stato ospite presso la Val d’Orcia delle crete senesi, un crudo reportage pittorico su una delle più controverse e difficili questioni di convivenza sociale. È così che uno dei più impattanti risvolti della migrazione cinese di massa presso il Macrolotto Zero a Prato si trasforma in un grande “affresco” sul concetto di migrante in genere (esemplificate da molte versioni numerate del titolo, come in Chinatown 3) e sulla modalità del cercare di sopravvivere in particolare.

Liu Xiaodong: migrazioni © Martino Margheri

Liu Xiaodong: migrazioni © Martino Margheri

Col titolo Migrazioni, Xiadong ci illustra come le città di Firenze e Prato (città che esprime tra l’altro,  il dato più alto di migranti cinesi a livello europeo), possano essere trasfigurate dall’occhio di un artista che decide di contattare direttamente gli abitanti ormai giunti ormai alla seconda generazione. Raccontare le loro vite nel complesso risvolto dell’attuale crisi economica del comparto manifatturiero dei tessuti e d’interessarsi alle locali comunità cinesi che, in alcuni casi, sono arrivati al traguardo dell’imprenditoria. Storia questa che tra l’altro, ha inizio nel 1975 ma ancora nel ’94 registra casi di non troppo velata xenofobia e ostilità; e ancora nei giorni della visita di Xiaodong, Prato diventa città di riferimento per la politica sociale della regione Toscana.

Liu Xiaodong: migrazioni © Martino Margheri

Liu Xiaodong: migrazioni © Martino Margheri

Celebre per uno stile pittorico asciutto e una figurazione fredda realizzata con un fare lento, meditato e sapiente, Xiaodong non si limita a rappresentare la realtà ma propone un processo di pensiero orientato all’osservazione sociologica. Invita ad assumere un ordine altro al discorso sulla pittura, al modo di ritrarre il vero e alla possibilità che ciò che egli rappresenta possa volatilizzare tutte in una volta le determinazioni soggettive e oggettive che ci piacerebbe assegnare al concetto di realtà. L’immagine di una comunità di lavoratori indefessi della provincia di Wenzhou, dell’estremità sudorientale del paese, che rifiuta di essere ritratta nei dimessi (in molti casi poveri e obsoleti) spazi privati a Prato, diventa molto più di ciò che rappresenta. Pittura di storia di una civiltà che rifiuta il ritratto per non incorrere nel rischio di essere identificato e additato da chi è rimasto in patria.

Liu Xiaodong: migrazioni © Martino Margheri

Liu Xiaodong: migrazioni © Martino Margheri

Ne consegue che l’immagine controllata di questi uomini “c’è e continua a farsi” anche quando rispetta la richiesta e non offre la loro intimità. C’è, anche quando tutto intorno sembra correre verso la catastrofe. Ecco perché a questo grande ritratto della Chinatown pratese, Xiadong aggiunge come naturale appendice del progetto, la rappresentazione di quella umanità indistinta e giovanissima di siriani, pakistani, bengalesi che ogni giorno tentano di arrivare in Europa dai porti e dalle stazioni ferroviarie che dalla Turchia va in Grecia attraversa i Balcani per giungere finalmente a Vienna (Refugees 1). L’immagine realizzata ad olio su tela si presenta a questo punto, nel suo momento giusto. Cade al di fuori della serie continua del tempo ordinario, per perdere la connotazione dei “flussi migratori”, il dato cronologico e una precisa collocazione spaziale. Quei volti sono le facce di uomini vissuti in qualunque tempo e provenienti da un luogo geografico non precisabile. Un luogo che non è più terra d’origine, incapace com’è di ospitare il proprio popolo. L’artista viaggia, li cerca (Refugees 3), attende con loro le settimane d’attesa prima dell’arrivo dei convogli (Refugees 4) e nel frattempo produce immagini di uomini giovani, forti e sani che cercano di normalizzare la vita come possono.

Pittura controllatissima per raccontare tensioni sociali e umane che Xiadong vive e frequenta (recandosi personalmente, come dicevamo, a Bodrum in Turchia e a Kos in Grecia), captando tensioni da fotografare, manipolare e poi rielaborare nel suo studio a Pechino con lo stesso distaccato disappunto del giornalista che racconta quella medesima storia con statistiche, dati e parole.

 

Liu Xiaodong: migrazioni

22 aprile – 19 giugno 2016

Centro di Cultura Contemporanea Strozzina
Fondazione Palazzo Strozzi
Palazzo Strozzi, Piazza Strozzi, Firenze

Info: +39 055 2645155
info@palazzostrozzi.org
www.strozzina.org

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