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MILANO | Palazzo Reale | 26 marzo – 2 giugno 2014

di MATTEO GALBIATI 

Piero Manzoni, Corpo d’aria n. 06, 1959-1960, scatola in legno contenente palloncino in gomma, tubo per gonfiare e piedistallo, 12.4x42.7x4.8 cm Milano, Fondazione Piero Manzoni in collaborazione con Gagosian GalleryUna mostra necessaria, doverosa, indispensabile. Questo non per quell’enfasi retorica, spesso dettata da una celebrazione asfittica, occasionale e circostanziata, che frequentemente accompagna le recensioni a mostre dei grandi autori, ma perché finalmente Milano, in un luogo simbolo per i suoi grandi eventi, rende un tributo davvero considerevole e, soprattutto, sostanziale ad uno dei suoi geni indiscussi, celebrato e riconosciuto internazionalmente come uno dei maggiori innovatori dell’arte del XX secolo. Un tributo che merita attenzione e  partecipazione.
Piero Manzoni (1933-1963), talento troppo precocemente mancato, è presente nelle sale di Palazzo Reale con una mostra personale – la cui attenta regia curatoriale è stata seguita da Flaminio Gualdoni e da Rosalia Pasqualino di Marineo – che si struttura come un riassunto in cui si racchiudono tutti i passaggi della sua storia e ricerca. Raffinate e scelte accuratamente, le 126 opere esposte si dispongono in un esaustivo allestimento, ricco e consistente, che muove da opere piccolissime a lavori che aspirano alla monumentalità. Neppure manca la visione di opere meno note al grande pubblico o meno frequentemente visibili come gli Alfabeti o le straordinarie Tavole d’accertamento.
Questi capolavori, concessi tanto da collezioni pubbliche quanto private (determinante in questo il ruolo svolto dalla Fondazione Piero Manzoni) documentano ai visitatori – da qui il valore dell’esposizione – i decisivi capisaldi che segnano il percorso e la poetica di Manzoni, dalla prima fase post-informale, strettamente legata agli anni del suo giovanissimo esordio, fino ad arrivare agli ultimi intensi Achrome.

Piero Manzoni, Achrome, 1962 circa, pacco in carta da imballo, 60x80 cm, Milano, Fondazione Piero Manzoni in collaborazione con Gagosian Gallery

La lettura di queste opere, nella loro eterogenea varietà per tecniche e risultati, espressione puntuale e intima traduzione dell’inventiva libera e travolgente, dinamica e innovatrice di Manzoni, pone, all’attenzione di chi percorre le sale della reggia  milanese, anche due altri significativi aspetti: il primo testimonia il lessico variabilissimo dell’artista che è sempre stato capace di sintonizzarsi, in chiave personalissima, sui modi, sulle tendenze e sui linguaggi artistici del suo tempo, spesso anche interpretati o vagliati dalla sua sferzante, profonda e intelligente ironia. In questo caso si evince come Manzoni non fosse l’irriverente meteora, l’estroso personaggio, che ha fulmineamente solcato la seconda metà degli Anni ’50 e i primi anni del decennio successivo, ma quanto fosse sensibile e lucido lettore, se non vero e proprio precursore, del suo tempo e di molta ricerca dell’arte successiva.
Piero Manzoni, Merda d'Artista n.07, 191, scatoletta di latta, carta stampata, 4.8 cm di altezza e 6 cm di diametro, Collezione privataIn seconda battuta questa mostra raccoglie anche lo spunto – segnato dalla ricca letteratura di ricerca data recentemente alle stampe sull’artista con interessanti studi di approfondimento – che guarda al suo ruolo dinamico e attivo, per questo centrale, nel creare quelle connessioni, quei rapporti con gli artisti internazionali. Manzoni, istrionico tessitore di relazioni, precorre quella dialogante e proficua dialettica internazionale che si accentuerà nella cultura artistica solo in anni successivi alla sua scomparsa: la visione “glocal”, per usare un termine oggi tanto di moda, di Manzoni si esternava in un’ammirazione diretta delle opere degli artisti coi quali intrecciava intensi rapporti e viveva importanti momenti di scambio e conoscenza.
Non citeremo le opere presenti in questa personale, le lasceremo alla scoperta del visitatore (che invitiamo caldamente a non perdere questa mostra) ma sottolineiamo come l’allestimento, che ad una prima vista appare come sovraccarico di lavori, in realtà riesca a ricreare la precisa atmosfera delle esposizioni che si proponevano negli anni in cui il giovane Piero si muoveva nella metropoli meneghina. Sette sale, una per ciascuno dei sette anni di concentrata attività e ricerca dell’artista che, colto da una morte prematura, qui si ritrovano riassunte con pregevole attenzione anche nella scelta dei pezzi esposti.

Piero Manzoni, Tavole d’accertamento n.32, (Edizioni Vanni Scheiwiller 1962), fotolitografie su carta, 50x35 cm, Milano, Fondazione Piero Manzoni in collaborazione con Gagosian Gallery

Il pregio della mostra, oltre a quello di documentare, come detto, l’intera parabola artistica di Manzoni, è anche quello di supportare il già ricco percorso espositivo con un altrettanto ricco apparato di altri e diversi materiali originali con i quali ben si documenta l’atmosfera culturale di quella stagione irripetibile. Manifesti, fotografie, cataloghi, lettere, inviti, riviste danno la possibilità al visitatore di recepire la testimonianza di un fervido momento, artistico e culturale, che ha contraddistinto Milano (e non solo) nei primi anni Sessanta, e di cui Manzoni fu senza dubbio uno dei più  lucidi e attivi protagonisti e animatori. In mostra tutto resta comunque cucito addosso all’artista, alla sua personalità, al suo genio libero e attento.
Segnaliamo poi il saggio di Gualdoni, Breve storia della merda d’artista (edito da Skira, nella collana SMS), che, uscito in concomitanza con la mostra, ripercorre la storia dell’omonima opera-icona di Manzoni. Un testo che, consumandosi quasi tutto d’un fiato, si può tranquillamente leggere in mostra ed  è utile nell’accompagnare la visione delle opere esposte. Cosa questa che appagherà ulteriormente la visita del visitatore più accorto e sensibile.
Un solo neo: la mostra, se fosse stata aperta lo scorso anno (2013), avrebbe meglio celebrato il duplice anniversario manzoniano, come indicato dalle date espresse nel titolo, 1933 la nascita e 1963 la morte. Solo un piccolo dettaglio, in fondo, rispetto alla completezza che questa mostra offre.

Piero Manzoni. 1933-1963
mostra a cura di Flaminio Gualdoni, Rosalia Pasqualino di Marineo
promossa da Comune di Milano – Cultura; Palazzo Reale e Skira
in collaborazione con Fondazione Piero Manzoni
catalogo con saggi critici di Flaminio Gualdoni, Giorgio Zanchetti, Francesca Pola, Gaspare Luigi Marcone 

26 marzo – 2 giugno 2014

Palazzo Reale
Piazza Duomo 12, Milano 

Orario: lunedì 14.30-19.30; martedì, mercoledì, venerdì e domenica 9.30-19.30; giovedì e sabato 9.30-22.30; la biglietteria chiude un’ora prima
Ingresso: intero €11.00; ridotto e gruppi €9.50; scuole €5.50; aulto+bambino under 14 €15.00 

Info: +39 02 92800375
www.mostramanzonimilano.it
www.comuni.milano.it/palazzoreale

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