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Biella, in un vecchio opificio tessile

Claudia Losi. Les Funerailles de la baleine
(di Francesca Di Giorgio)

Claudia Losi escogita un degno saluto a Balena Project. Il progetto, che ha occupato la sua mente per quasi un decennio, dal 2004 in giro per il mondo, si è concluso, o meglio trasformato, lo scorso week-end in un vecchio opificio di Biella, cittadina simbolo di una manifattura tessile di rara qualità ma in triste declino. Non è un addio, dicevamo, ma una sorta di rito di passaggio/performance a cui hanno preso parte lo stilista Antonio Marras, alla guida di un team di sarti impegnati nel riciclo della “pelle” della balena e Vinicio Capossela, direttore musicale di un’insolita banda per funerali…


Francesca Di Giorgio: Sono venuta a sapere del Funerale della Balena da un annuncio mortuario su una rivista d’arte… Si conclude qui Balena Project iniziato nel 2004. Puoi ricordarci in breve le tappe di questo viaggio?
Claudia Losi:
Il progetto nasce nel 2004 ed è stato presentato pubblicamente negli spazi di ViaFarini, a Milano, con una performance, BalenaProject_animazione, dove diversi alunni di una scuola yoga, vestiti di rosso, animavano l’involucro della balena, la sua pelle, tassello iniziale del progetto.
Poi a Lerici, in una piazza antistante il porto, viene presentata nella sua veste tridimensionale, e ad essa iniziano a collegarsi collaborazioni con educatori dell’infanzia e teatranti. Poi in Ecuador, nel 2005, per due mesi. Una deriva ad Oslo, in Norvegia e a Birmingham, presso la Ikon Gallery.
Considero tappe di questo viaggio anche le varie espressioni di Balena Project, in particolare Knotted Lines/Dissolved Clays: la prima volta negli spazi di AssabOne, a Milano nel 2009 e alla Galleria Civica di Trento, nel 2010. (www.claudialosi.com/Lineeannodate-Argilledisciolte)

La balena torna nei luoghi dov’è nata, nel piemontese. Perché ora e proprio in questa terra?
Doveva terminare il suo ciclo. Probabilmente perché sentivo la necessità di chiudere questo racconto che poteva essere infinito… ma che doveva prima o poi compiersi, per trasformarsi, appunto, in qualcos’altro come è accaduto, poi, al corpo materiale della balena. Certe idee bisogna “macellarle” perché la loro nuova forma possa assumere altro senso, altra densità.

Per l’occasione, lo scorso week-end, hai dato vita ad una performance/show, in parte aperta al pubblico, in un vecchio opificio tessile di Biella. Insieme a te Antonio Marras, Vinicio Capossela e alcuni ex dipendenti dell’industria tessile locale. Sono curiosa di sapere cos’è accaduto…
Ho chiesto ad Antonio Marras, col quale mi era già capitato di lavorare, di pensare a come trasformare la pelle della balena in giacche. Perché la storia di questo enorme animale in tessuto diventasse indomabile e potesse vivere sotto altre forme. Ha accettato, con entusiasmo incredibile. Vinicio Capossela ha contribuito con alcune canzoni inedite del suo prossimo lavoro musicale, che tocca molti dei temi anche a me molto cari.
Durante una performance di 24 ore, Balena Project ha cambiato di forma e da un unico grande pezzo di 24 metri si è “separata” in una montagna di forme-balena più piccole, imbottite della sua stessa imbottitura e cucite durante la performance per le prime 10 ore. Il pallone gonfiabile poi è stato trasformato in shopping bags. La pelle è stata tagliata, per la prima giacca, da Antonio e cucita in poche ore…
Tutto questo era movimentato da una decina di “mariani” che hanno compiuto varie azioni, con una partecipazione emotiva straordinaria… e per 24 ore.
In uno degli spazi dell’opificio, è stata allestita una stanza con 12 postazioni di cucito che sono state fatte funzionare, con alcune pause, ovviamente, per le 24 ore: vi si producevano le sagome di balena con tessuto di scarto, sfridi di produzione, poi riempite del riempimento della balena.

È previsto un ulteriore sviluppo? Quale sarà la nuova vita della balena?
Una presentazione degli oggetti in cui si è trasformata la balena.
Le giacche per prime: verranno presentate in molteplici occasioni. Per prima cosa alla  GSK Contemporary 2010 – Aware: Art Fashion Identity, alla ROYAL ACADEMY OF ARTS dal 2 dicembre al 30 gennaio 2011 a cura di Lucy Orta e Gabi Scardi.
Poi ci sarà anche un simposio organizzato dalla London School of Fashion, probabilmente il 6 dicembre, dove, con Antonio, si è pensato di fare una performance utilizzando le 5 giacche. Le balene e le shopping bags verranno presentate la prossima primavera, probabilmente a Milano, per una continuazione del progetto.

Che effetto fa scrivere la parola fine ad un progetto in progress da così lungo tempo? A cosa stai lavorando?
In realtà non riesco a dirlo… tant’è che il progetto sta proseguendo sotto altre forme, meno complesse da gestire materialmente, ma che sono comunque parti essenziali di questo percorso.
Sto lavorando a diverse cose: alla personale da Monica de Cardenas, a Milano, il prossimo 18 novembre, ad alcune pubblicazioni e alla realizzazione di un’altra spedizione “multipla” in Norvegia, in collaborazione con un giovane architetto, Alice Labadini, e  un antropologo Matteo Meschiari, e ancora un biologo, un geologo e videomaker.


Il progetto in breve:
Les Funerailles de la baleine di Claudia Losi
con la partecipazione di Antonio Marras e Vinicio Capossela
Biella, in un vecchio opificio tessile
16/17 ottobre 2010
Info: 334 9454622
www.balenaproject.info

In alto:
“Les Funerailles de la baleine”

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