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Il corpo solitario (Volume II) | Rubettino Editore

Intervista a GIORGIO BONOMI di Matteo Galbiati

Dopo il grande successo riscontrato da Il corpo solitario (edito nel 2011 sempre per i tipi di Rubettino), la monumentale ricerca monografica, condotta da Giorgio Bonomi sul tema dell’autoscatto nella fotografia internazionale contemporanea, approda ora al secondo capitolo di questa impegnativa fatica editoriale. Con l’autore, impegnato in un tour di presentazioni che lo sta portando in ogni angolo d’Italia, abbiamo conversato sui nuovi contenuti della sua ampia ricerca:

Giorgio Bonomi, Il corpo solitario. L'autoscatto nella fotografia contemporanea. Volume II, Rubettino Editore (copertina del volume)

Giorgio Bonomi, Il corpo solitario. L’autoscatto nella fotografia contemporanea. Volume II, Rubettino Editore (copertina del volume)

Finalmente è uscito il secondo volume de Il corpo solitario che stai ancora presentando in questi mesi: cosa ti ha spinto a proseguire la ricerca avviata con il primo volume?
Due fatti: l’essermi dimenticato di alcune/i artiste/i anche famose/i e la scoperta di tanti giovani che praticano l’arte con la fotografia e in particolare con l’autoscatto.

So che questo lavoro ti ha impegnato per un lungo periodo, come hai condotto i lavori di preparazione prima e come hai organizzato i contenuti nel volume poi?
Lo storico, diceva Carlo Ginzburg, è come un detective, così ogni mostra, ogni articolo che poteva contenere “autoscattisti” mi impegnava in una continua ricerca, resa difficile da una certa “cialtroneria” che gli artisti dimostrano quando realizzano i siti in cui le opere vengono riprodotte senza indicare l’anno di esecuzione, la tecnica, il titolo stesso, senza riportare i recapiti per poterli contattare. Comunque ho esaminato quasi 2000 soggetti dei quali fanno autoscatti circa 800 che sono presenti nel II volume (nel primo erano circa 700).

Marina Buratti, dalla serie Rito, 2013

Marina Buratti, dalla serie Rito, 2013

Hai voluto attuare qualche correzione o modifica rispetto al lavoro svolto, conscio dell’esperienza avuta con il primo tomo?
Sì. Pur mantenendo la stessa impostazione e gli stessi titoli dei capitoli, ne ho tolto uno (quello che esaminava il corpo come merce negli autoscatti di giornalini pornografici che ora, con internet, hanno perso completamente valore), e ho aggiunto tre capitoli dati i numerosi artisti che lavorano su temi specifici, cioè il corpo nei luoghi degradati, nella natura e delle artiste incinte.

Quanti artisti hai raccolto? Sono tutti diversi, tranne alcune eccezioni, rispetto al precedente…
Sì, non ho voluto ripetere se non in certi casi…

Chi c’è e perché è presente in entrambi i volumi?
Ho voluto inserire nel II volume non più di dieci artisti che erano presenti nel primo: sono giovani e credo che siano molto bravi, così ho voluto valorizzarli, escludendo i “famosi” che non ne hanno bisogno.

Presentazione del volume al Museo di Roma in Trastevere, 2017 (l'autore con gli artisti presenti)

Presentazione del volume al Museo di Roma in Trastevere, 2017 (l’autore con gli artisti presenti)

Come li incontri-trovi? Ci sono “autocandidature”? Che criteri critici hai osservato per sviluppare la tua indagine e la tua analisi?
Come ho già detto, il mio è un lavoro certosino di indagine e di ricerca, a volte mi vengono suggeriti dei nomi da altri artisti altre volte si propongono. Dato il carattere documentario della mia ricerca, non seleziono, ma registro: l’unica discriminante è che coloro che sono nel libro siano “artisti”, famosi o esordienti, giovani o vecchi, comunque “artisti” cioè che abbiano fatto delle mostre, che abbiano qualche critica, che operino con la “mentalità” dell’artista.

La lettura attuata non passa esclusivamente attraverso una fotografia intesa nel “modo canonico”, ma accoglie anche sperimentazioni più “contemporanee”…
Certamente, infatti, analizzo il corpo autofotografato in tutti i suoi aspetti, cioè come “narrazione” (come la Narrative Art), come “travestimento”, come messa in scena, oppure quando la stampa dell’immagine ricorre a tecniche “anomale”, vale a dire molto attuali ma anche il ritorno ai sali d’argento.

Come vede se stesso l’artista e come, il mezzo fotografico, ne influenza l’approccio? L’autoscatto resta sempre fedele alle ricerche del suo autore, oppure abbiamo un modo diverso di intendere la propria immagine?
L’autoscatto funziona anche da “specchio”, e qui il discorso si farebbe troppo lungo, infatti occorrerebbe risalire all’uso dello specchio, e alla sua simbologia, dall’antica Grecia, comunque con l’autoscatto l’artista cerca la propria identità che può essere quella che ritiene “naturale”, “reale” oppure quella che “vorrebbe”, che “desidera”. Si tenga conto, però, che tra l’idea dell’immagine che si va a scattare e la sua realizzazione c’è sempre un elemento di casualità, dovuta al fatto che chi fotografa non vede quello che riprende ma solo lo pensa e il risultato potrebbe non coincidere del tutto.. 

Simona Palmieri, Senza titolo, 2007

Simona Palmieri, Senza titolo, 2007

Possiamo dire che questi due tomi costituiscano la rassegna più completa ed esaustiva sull’autoritratto fotografico?
Credo proprio di sì. I pochi volumi pubblicati sono selettivi, oppure superficiali, come quello recente di Concita De Gregorio che farebbe bene a restare giornalista, dato che la saggistica richiede ben altri impegni.

Quali sono gli autori, tra tutti quelli che hai elencato nella tua opera, che pensi abbiano una caratterizzazione più forte, che siano, in qualche modo, più significativi o connotanti? Chi e perché?
Tralasciamo i “grandi” che hanno poi prodotto tanti “nipotini”, a volte intelligenti ed altre imbecilli (nel senso latino di “deboli”!), quali Cindy Sherman, la Woodman, Franco Vaccari, ma anche la svizzera Stefania Beretta, Maria Mulas eccetera. Mi piace qui citare un piccolo gruppo di artisti, che definisco “lo zoccolo duro” della mia ricerca e che inserisco in tutte (oramai più di dieci) le mostre che faccio: Francesca Della Toffola che si riprende, con un uso intelligente del Photoshop, nella natura con effetti preraffaelliti; Miriam Colognesi, grande scalatrice oltre che fotografa, che ama autoscattarsi sui ghiacciai (anche nuda!) o, michelangeloantonionescamente, sulle rive dell’Adriatico deserto; Marco Circhirillo che già ha al suo attivo varie modalità di autoripresa, dal corpo minuziosamente dipinto all’ambientazione dark fino alle recenti, interessantissime, “moltiplicazioni” del sé; Marina Buratti che offre una sorta di narrazione di sé, con la ripetizione del suo volto o con l’accostamento di più immagini del suo corpo intero o di parti di esso; Edoardo Romagnoli sempre ironico nelle sue “narrazioni”; ironica, nuda o vestita, è anche Andreina Polo; infine mi piace nominare Adriana Festa che ho conosciuto agli inizi della mia ricerca e del suo fotografare che in pochi anni è cresciuta, artisticamente, in maniera esponenziale.

Che valore ha oggi l’autoscatto artistico nella società attuale?
Lo stesso che hanno i lavori letterari, filosofici, psicologici, storici sul problema della soggettività e dell’identità: problema dell’uomo, e quindi storico, e, come tale, destinato ad essere eternamente ridiscusso.

Francesca Tilio,In attesa, 2012

Francesca Tilio, In attesa, 2012

Ci dai, comunque, un tuo parere sul fenomeno globale del selfie che porta ad un’iper-produzione di “autoritratti”? So che non te ne sei occupato nella tua analisi per il valore sociale dell’osservazione di questa mania collettiva, non avendo valore e pretese culturali, estetiche e/o artistiche…
Un po’ ironicamente li definisco “gli stupidi selfie”, perché se restano foto ricordo, e come tali me li faccio anche io, va bene, ma non vanno confusi con l’arte che è altra cosa. Il problema, ma non è solo dei selfie, è la bulimia mediatica, questa massa enorme di facce o corpi di cui non ce ne importa nulla sui desktop, ma il discorso riguarda tutte le pratiche dei social e quindi la sociologia, non l’estetica. È inoltre sconfortante vedere nei musei torme di idiote/i farsi i selfie davanti ai capolavori senza neanche guardarli!

Pensi potrebbe esserci un volume numero 3?
Forse: già ho quasi 200 schede di nuovi autoscattisti, in parte da me conosciuti solo ora e in parte nuovi adepti a questo genere di arte fotografica.

Prossimi impegni editoriali? Quali progetti puoi svelarci?
Per ora mi riposo! Nell’ultimo anno e mezzo ho pubblicato quattro libri: credo che per un po’ basti. Quindi curo mostre, presento i miei libri e realizzo la mia rivista, e studio, restando fedele a quello che dico sempre ai giovani, e non solo: studiare, studiare, studiare sempre!

Titolo: Il corpo solitario. L’autoscatto nella fotografia contemporanea. Volume II

Autore: Giorgio Bonomi

Anno: 2017

Pagine: 370

Prezzo: Euro 40.00

ISBN: 9788849850512

Collana: Rubettino Arte Contemporanea, Fotografia

Editore: Rubettino Editore

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