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VERMIGLIO (TN) | Forte Strino | 2 agosto – 30 settembre 2015

intervista a LAURINA PAPERINA di Antonio D’Amico

Andando verso il Passo del Tonale, nel cuore del Trentino, si raggiunge il piccolo paesino di Vermiglio e in un solitario, quanto incantevole panorama mozzafiato, che appaga i sensi, si erge maestoso il Forte Strino dove storia e natura si incontrano per regalarci un intenso spettacolo fatto di suggestioni, colori e silenzio. In questa cornice romantica e meditabonda, si può vedere fino al 30 settembre una curiosa e intrigante mostra che vede protagonisti due artisti con le loro opere dalla visione antipodica: Laurina Paperina e Nicola Eccher.

Bang, 2015, installazione di post-it, dimensioni variabili. Courtesy Studio d’Arte Raffaelli. Credits foto: Giuliano Panaroni

Apparentemente potrebbe trattarsi di una bi-personale, in realtà siamo difronte a due mostre ben distinte che in qualche modo dialogano fra loro, ma che soprattutto rivendicano un linguaggio e una ideazione isolata. Ne abbiamo discusso con Laurina Paperina, l’artista trentina che ha cercato di far vivere i suoi lavori fra le mura di questa millenaria fortezza. E quando gli spazi di una roccaforte militare si aprono per ospitare immagini che rimandano ad allegorie giocose e, in particolare, ad ironici tentativi di dialogo con l’identità del luogo, ne esce un punto di vista che miscela sapori di leggerezza e voli pindarici con la mente.

No Country For Old Bears, 2015, cartolina vintage rivisitata, cm 15x10. Courtesy Studio d’Arte Raffaelli. Credits foto: Giuliano PanaroniQuale punto di contatto c’è tra i tuoi lavori e quelli di Nicola Eccher esposti in mostra?
L’intento della mostra è quello di riuscire a confrontarsi con uno spazio inusuale ma ricco di spunti e suggestioni che caratterizzano il Forte Strino, una fortezza austro-ungarica costruita intorno al 1860 con lo scopo di controllare e difendere l’ultimo tratto di strada per il valico.
La mia ricerca artistica e quella di Nicola sono decisamente differenti. Io lavoro con un linguaggio super pop, predominato da colori sgargianti e personaggi rubati al mondo della televisione e di internet, mentre Nicola lavora con la fotografia in bianco e nero e la sua poetica è decisamente più intimista della mia, pertanto il punto in comune dei lavori è proprio il luogo in cui abbiamo costruito la mostra e che ci ha permesso di creare una sorta di dialogo.

Nel tuo lavoro sei concentrata sulla “ricontestualizzazione della memoria storica e sul vissuto passato che ritorna”. Ci puoi raccontare in che modo? E soprattutto cosa vuol dire per te che il passato ritorna? Nella tua vita, oggi, in che modo stai rivivendo il passato?  
Il confronto col passato è inevitabile, nel senso che quello che rappresento nei miei lavori è (anche) quello che ho vissuto e assimilato nel corso degli anni. In particolare, negli ultimi lavori c’è una continua lotta tra passato, presente e futuro. Ad esempio, personaggi degli anni Ottanta reinventati o avvenimenti contemporanei, si mescolano con visioni passate o future. Per la mostra a Forte Strino ho realizzato due grandi tele che rappresentano scene apocalittiche e ho anche recuperato alcune cartoline vintage del luogo che ho rivisitato e, quindi, riportato al presente. Inoltre ho voluto giocare con lo spazio, inserendo palloncini svolazzanti e colorati che creano un’architettura effimera che alleggerisce simbolicamente gli spazi del Forte.

Veduta installazione al Forte Strino. Courtesy Studio d’Arte Raffaelli. Credits foto: Giuliano Panaroni

I palloncini sono impigliati alla rete metallica di una finestra del Forte che si affaccia su una valle incantata, dalla fitta vegetazione, dove gli unici suoni sono quelli dei fruscii degli alberi e degli uccellini. A quella finestra, un tempo si appostavano sentinelle per avvistare strani movimenti di nemici all’assalto del Forte, con l’obiettivo di evitare conflitti a fuoco e spari: boooom!
Dietro alle tue figurine ironiche, fantastiche, di racconto fiabesco, c’è un significante che vuoi esprimere sul piano sociale? Che messaggio vorresti passasse attraverso i tuoi lavori e il tuo fare arte, che a volte svincola dalla carta o dal supporto pittorico e sfocia nel relazionale, nello spazio tridimensionale?
Spesso faccio riferimento al mondo della fantasia, che però non vuol dire che sia riferito al mondo fiabesco dei bambini. A prima vista i miei lavori possono dare l’illusione di essere solo un miscuglio di coloratissimi e buffi personaggi, ma ad un secondo sguardo più attento si capisce che non è proprio così: nascoste tra una scena e l’altra si intravedono situazioni truculente, espliciti richiami alla morte e riferimenti al sesso. I temi che tratto sono una sorta di realtà parallela al mondo in cui viviamo, popolato da falsi miti e leggende, dove eroi e anti eroi del nostro tempo sono rivisitati in maniera ironica e a tratti dissacrante.

The Giant Bigfoot, 2015, cartolina vintage rivisitata, cm 10x15. Courtesy Studio d’Arte Raffaelli. Foto: Giuliano Panaroni

Osservando da vicino il tuo lavoro si ha l’impressione che tu sia molto auto-ironica e che ti prenda gioco di alcune situazioni “limite”, rileggendo eventi e contesti identitari. Ad esempio, Sulla cartolina del placido paesaggio di Vermiglio appare The Giant Bigfoot, un mostruoso gigante della montagna che irrompe a disturbare il silenzio della valle. L’orso spalanca gli occhi e baldanzoso, tenendo i palloncini fra le zampe, esulta “no country for old bears”. Per non parlare delle catastrofi ed esplosioni che vivono i personaggi di Babel. Il tuo essere irriverente ti declina quasi come un’artista satirica. Cosa ne pensi?  
Le definizioni solitamente non mi interessano perché penso siano riduttive. Semplicemente penso di essere una specie di spugna che assorbe tutto quello che mi circonda e lo rigetto sotto forma di disegno, dipinto, installazione o quant’altro. I miei lavori sono uno specchio del mondo in cui viviamo: junk food, mutazioni genetiche, esplosioni nucleari, supereroi contemporanei o animali mostruosi sono pane per i miei denti. Cerco di filtrare argomenti importanti e spesso drammatici con leggerezza e ironia, consapevole del fatto che un linguaggio diretto e senza fronzoli può arrivare a chiunque.

Babel, 2015, tecnica mista su tela, cm 130x 00. Courtesy: Studio d’Arte Raffaelli. Credits foto: Giuliano Panaroni

LAURINA PAPERINA / NICOLA ECCHER
Da un’opera ritrovata

 2 agosto – 30 settembre 2015

FORTE STRINO
SS. 42 – Vermiglio (TN) – direzione Passo del Tonale

Orari: giugno, luglio, settembre 9.30-12.30 / 14.30-17.30
Biglietto di ingresso: 4€
Ingresso ridotto dai 10 ai 14 anni: 3€
Ingresso gratuito per bambini fino ai 10 anni

Info: info@vermigliovacanze.it
buonannoac@virgilio.it
studioraffaelli@tin.it

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