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MILANO | Area B | 23 gennaio – 9 marzo 2013

Intervista a Laura Giardino di Chiara Serri

Pittura sospesa, quella di Laura Giardino. “Sottovuoto”, come la definisce Igor Zanti, conchiusa in una dimensione immobile, in cui tutto è apparentemente quieto e i sentori di un dramma preannunciato sono attenuati da un celebre brano di Betty Hutton (It’s Oh So Quiet, 1951). Raccontare l’attimo prima o l’attimo dopo, senza dare seguito alla narrazione; nutrirsi di immagini già esistenti per misurarsi con la realtà. Sedici opere inedite, una nuova ricerca, fino al 9 marzo presso la Galleria Area B di Milano.

Sono passate due settimane dall’apertura della mostra. Un primo bilancio?
Un successo, sotto tutti gli aspetti. Il riscontro è stato ottimo. Come si usa dire, “è andato tutto bene”.

“So quiet…” è la prima personale presso Area B. Com’è nato il rapporto con la galleria?
Si tratta della prima personale, frutto di un rapporto che dura da anni, tra mostre collettive e fiere d’arte. Se proprio dovessi stabilire un inizio, dovrei tornare al momento in cui Isabella Tupone (gallerista, ndr), ancor prima di lavorare insieme, acquistò un mio dipinto per casa sua. Quale apprezzamento migliore?

Le opere esposte sono l’esito di un nuovo percorso di ricerca. Al di là dell’organicità che permea la tua produzione, quali sono le principali novità?
Un maggiore assorbimento di una precisa atmosfera, anzi la quasi assenza d’atmosfera, che è stata definita da Igor Zanti come sottovuoto. Questa mancanza d’aria impedisce il propagarsi del suono. Un’idea che non ho mai abbandonato dopo l’esperienza di Missing Audio, il progetto presentato al Premio Cairo nel 2011. Da qui, il paesaggio e l’ambiente che diventano quasi protagonisti, immersi in una luce anti-naturalistica, soffocante, ma quieta, immobile e silenziosa.

L’allestimento prevede l’alternanza, nella parete principale, di opere di grandi dimensioni e piccolo formato, creando due livelli di lettura. Che importanza associ allo spazio? Si potrebbe parlare, almeno in parte, di opere a carattere site-specific?
Sì, almeno in parte. Penso che l’allestimento sia un momento importante del lavoro, per cui ho sempre in mente lo spazio nel quale i quadri verranno esposti la prima volta. Credo di aver immaginato le opere di piccolo formato nelle nicchie della galleria ben prima dell’allestimento; l’alternanza sulla parete, il ritmo, in particolare, è nato dal confronto con Igor Zanti.

I riferimenti iconografici e le citazioni presenti nei tuoi dipinti sono riferibili soprattutto agli anni ’70 e ‘80. Credi che si tratti di un recupero più o meno conscio della tua infanzia? Quali le principali suggestioni che fanno parte del tuo immaginario, dal cinema all’arte, dalle riviste ai fumetti?
A lavoro finito noto il filo autobiografico, come un riflesso, a volte mi sorprende, non è cercato, è solo lì perché sono stata io a dipingere. Il mio immaginario è vastissimo, lo alimento ogni giorno, dal cinema “d’autore” e di genere ai vecchi fotoromanzi, dalla pubblicità alle riviste erotiche, da Bosch, Van der Weyden, Van der Goes e Memling alle foto di appartamenti sfitti delle agenzie immobiliari. Il fumetto, no, poco, ne leggo poco, credo che l’aspetto grafico dei miei quadri derivi, piuttosto, da tecniche di stampa, come la serigrafia e soprattutto la fotocopia.

Cosa stai facendo in questi giorni? Ti sei già rimessa al lavoro?
Come spesso succede, dopo una mostra metto in ordine lo studio e i pensieri. Un ordine un po’ particolare… L’aspetto delle pareti rasenta un’esplosione in un negozio di vernici, ma raschio il pavimento, censisco i colori, compro nuovi pennelli, sapendo che continuerò a usare quelli vecchi, sposto e guardo oggetti, libri ed immagini che ho accumulato, così cominciano a nascere nuovi lavori, che probabilmente vedrete esposti quest’estate a Pietrasanta.

Paolo Manazza ti ha recentemente indicata, in un inserto del “Corriere della Sera”, tra i 200 artisti sui quali investire nel 2013. Il tuo rapporto con il mercato? Lo stato della giovane arte italiana?
Non saprei dire quale sia il mio rapporto con il mercato, non credo di conoscerlo così bene, bisognerebbe chiederlo a lui, diciamo che non ho l’impressione di dispiacergli. La giovane arte italiana sta benone, i giovani artisti un po’ meno, spesso faticano a incontrare il giusto riconoscimento. Non è il mio caso, mi ritengo fortunata, le persone con le quali collaboro non si sono fatte intimorire dal rischio della novità, probabilmente perché sicure delle proprie scelte. Non penso di averle deluse…

Laura Giardino. “So Quiet…”
a cura di Igor Zanti

23 gennaio – 9 marzo 2013

Galleria Area B
Via Cesare Balbo 3, Milano

Orari: da lunedì a giovedì dalle 9.30 alle 18.00, venerdì dalle 9.30 alle 17.00, sabato su appuntamento
Info: +39 02 58316316

www.areab.org
info@areab.org

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