MILANO | Galleria Giuseppe Pero | 25 settembre – 31 ottobre 2015

Intervista a GABRIELE ARRUZZO di Francesca Caputo

Gabriele Arruzzo presenta alla Galleria Giuseppe Pero di Milano i suoi più recenti lavori. Un progetto complesso, dove “quadri devozionali” e figure di oranti, prospettive geometriche e riferimenti sconfinati, compongono un ipertesto pittorico in cui l’Apocalisse riguarda il pensiero sull’Arte e non solo.

Gabriele Arruzzo, senza titolo (Sancta Sanctorum),smalto e acrilico su tela e cornice in legno dipinta,107x107cm, 2015

Partiamo dal titolo, Apocalisse con figure. Cosa ti affascina di questo tema?
“Apocalypsis cum figuris” è il frontespizio di una serie di incisioni, del 1511, di Albrecht Dürer che illustravano il Libro della Rivelazione di San Giovanni. Mi interessava usare questo titolo, non tanto per la fascinazione che “l’imminente fine dei tempi” porta con sé, ma soprattutto per le suggestioni e le implicazioni del termine “Apocalisse” accostato a “con figure”.
Questa nuova serie di lavori scaturisce dal tentativo di affrontare alcune tensioni che mi hanno interessato in questo periodo. Un’Apocalisse intesa proprio nella sua etimologia originaria, come rivelazione ad un testimone, un disvelamento attraverso le figure, cioè le immagini che siamo in grado di creare, ricevere e percepire. Ci sono dei particolari momenti storici – e questo è uno di quelli – in cui il creatore d’immagini deve assumersi delle responsabilità, anche se circoscritte.

Veduta della mostra Gabriele Arruzzo Apocalisse con figure, Galleria Giuseppe Pero, Milano

Dürer è l’artista con cui più frequentemente sembri instaurare un dialogo.
Dürer, come anche Malevič, hanno lasciato una tale impronta nella Storia dell’Arte occidentale che, se si vogliono affrontare certi temi, non si può prescindere dalla loro opera. Nella gestazione di questo progetto è stato fondamentale il libro di Stefano Zuffi, “Apocalisse con figure, un viaggio di Dürer”, diario dell’artista tra 1520 e 1521.
Leggendolo, mi sono reso conto di quanto le tensioni emotive di un artista vissuto cinque secoli fa non sono poi così dissimili dalle nostre e che la grande arte è veramente sempre contemporanea.

Con quali opere e su quali elementi si struttura l’esposizione?
Si compone di dieci nuovi “quadri devozionali”, poi c’è il catalogo, con un saggio di Alberto Zanchetta, parte integrante della mostra.
Ho letto il libro di Zuffi poco prima dei fatti accaduti alla redazione di Charlie Hebdo e in questi mesi, abbiamo assistito impotenti all’escalation mediatica dell’Isis. Alla base c’è la lotta per la supremazia tra due pensieri unici. Gli estremisti islamici fluttuano tra il distruggere le immagini (Museo di Mosul, mura di Ninive, Museo del Bardo, Palmira) e il diffonderle con i loro studiatissimi video. Tutto sta ad indicare che non si può sfuggire dalla rappresentazione. Ho visto un filo conduttore che unisce i nostri tempi alle stesse ansie che poteva provare Dürer, in un’Europa in crisi e minacciata dai Turchi. Tutto ciò è anacronistico, spaventoso e riporta al centro l’importanza della rappresentazione (le “figure” del titolo) e del ruolo del Sacro.
Allo stesso tempo, mi sento figlio di una tradizione artistica precisa: quella di un Dio che si è fatto uomo e si è potuto rappresentare; un Dio, quindi, che diventa immagine. Se ci pensi, il quadro stesso è una crocefissione al muro (come Malevič con un gesto tanto lieve per quanto dirompente ci ha disvelato) e se Dio s’è fatto quadro, allora il quadro diventa specchio dell’artista e rinsalda una trinità fatta da autore, quadro e soggetto dell’opera.

Gabriele Arruzzo, per Ismaele,smalto e acrilico su tela e cornice in legno,86,5x82cm, 2015

Spesso nei tuoi lavori trovano spazio solidi geometrici. Cosa ti interessa di questo connubio?
Questi solidi conferiscono al dipinto qualcosa di scultoreo. Mi interessa creare con pochi mezzi – giusto qualche linea e differenze di tono di un colore – l’illusione della tridimensionalità all’interno della bidimensionalità. In questo nuovo ciclo di opere, “i pittori” – così mi piace chiamare i protagonisti dei dipinti – sono essi stessi all’interno dei solidi, che fanno allo stesso tempo da protezione e gabbia, imprigionandoli all’interno di questa illusione.

Sono passati dieci anni dalla tua prima esposizione a Milano. Come si è evoluta la tua ricerca?
Anche se spesso ho la sensazione di lavorare sempre allo stesso quadro, penso di essere diventato più consapevole di quello che sto facendo.

Perché i tuoi lavori hanno sempre un doppio titolo?
Di solito i miei lavori hanno un titolo per l’osservatore ed uno per me. A volte sono un mio modo per catalogarli, altre volte si nasconde una chiave di lettura o un’aggiunta poetica.

Progetti futuri?
Tanti. Per il momento, non c’è bisogno di parlarne.

Gabriele Arruzzo: Apocalisse con figure
catalogo con testo critico di Alberto Zanchetta

25 settembre – 31 ottobre 2015

Galleria Giuseppe Pero
Via Luigi Porro Lambertenghi 3, Milano

Orari: da Lunedì a Venerdì dalle 14:00 alle 18:30; mattina e sabato su appuntamento

Info: +39 02 66823916
www.giuseppepero.com


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