MILANO | Fondazione Marconi Arte moderna e contemporanea | 20 febbraio – 25 marzo 2016

di KEVIN McMANUS

La mostra da Marconi di inserisce in un filone di eventi, assai diffuso negli ultimi anni, che potremmo definire “mostre di mostre”, si tratta cioè della storia delle mostre riproposta attraverso la ricostruzione di eventi espositivi passati di particolare importanza. Se non mancano illustri esempi su scala internazionale, ancora più preziose sono forse le iniziative legate all’attività delle gallerie storiche, volte a documentare la loro importanza nelle vicende della storia dell’arte italiana, non dal punto di vista della grande iniziativa curatoriale, ma piuttosto da quello della capillare tessitura di relazioni sul territorio, dell’attenzione lungimirante per i giovani artisti e per le tendenze d’attualità, della capacità di fare storia ponendosi quindi all’origine dei fenomeni nella loro dimensione quotidiana e familiare.

Mario Schifano, Vero amore incompleto, 1962, smalto su carta intelata, 160x140 cm

Quella della mostra Adami, Del Pezzo, Schifano, Tadini (1965), ricostruita oggi in versione lievemente “aggiornata” è una storia di questo tipo. Quattro artisti relativamente giovani e già in qualche modo affermati, un gallerista entusiasta pronto a fare il suo ingresso sulla scena milanese, le serate al Bar Giamaica, raccontate soprattutto da Tadini nei suoi scritti, un’esposizione a otto mani che, con stringata incisività, mostrava lo “stato dei lavori” relativamente a un’istanza particolare dell’avanguardia italiana di quegli anni. Siamo sì nell’ambito che, sull’onda di altre esposizioni “storiche” definiamo (troppo) genericamente come nuova figurazione; non si tratta però di una figurazione ostentata ed insistita, di una figurazione cioè che ha come interesse principale quello di proporsi come tale, prendendo le distanze da un recente passato fatto di informale e, poi, di “gradi-zero”, di tendenze cinetiche e programmate, di Nouveau Réalisme e di istanze di critica del sistema (alla Manzoni). Si tratta invece di una sorta di impulso figurativo, quasi visionario, che non solo si inserisce nel solco di queste dinamiche, ma non può prescindere da esse.
Scopriamo quindi un Tadini dai forti rimandi surrealisti, filtrati attraverso la conoscenza dei nucleari. Una pittura in cui la figurazione mitica-archetipica non si staglia sulla superficie ma la coinvolge, anzi sembra lasciarsi generare da essa. Una superficie, peraltro, di grande bellezza tattile, fatta della texture della tela e della sua capacità di spezzare il tenue strato di colore, di accogliere la luce, di mostrarsi nella sua materialità come una sorta di minimale bassorilievo.

Invito-puzzle per la mostra di apertura dello Studio Marconi, novembre 1965

Troviamo un Adami che, partendo da un immaginario formale analogo, lo filtra attraverso la campitura piatta e gli accostamenti cromatici del fumetto; pop quindi, per certi versi, ma nel senso di un’attenzione da pittore, da uomo di cultura, alla pervasività della mediazione e al consolidamento del gusto popolare per la superficie e le sue tentazioni. Troviamo uno Schifano che vive ancora in prima persona l’oscillazione tra il grado zero degli anni a cavallo tra i due decenni e la sensibilità pop emergente (tra i 5 Pittori del 1960, per intenderci, e i Tredici Pittori del 1963). In alcuni di questi lavori la centralità dell’immagine filtrata dal processo mediale è assai problematica, dal momento che questa immagine, così essenziale, appare come “pelle” e come scheletro al tempo stesso, come simulacro e come principio strutturale. E infine nello spazio al terzo piano, troviamo un Del Pezzo che si fa originale assimilatore di tutti gli stimoli dell’arte di quegli anni, dal primitivismo nuclearista al combine painting, dal ritorno al inconscio di marca surrealista alla riflessione quasi scultorea sulla portata “metafisica” della forma geometrica.
Correda la mostra, a mo’ di catalogo, la riproposizione dell’invito-puzzle originale, un’idea innovativa al tempo, e che anche oggi consente, in qualche modo, di appropriarsi dei lavori visti in galleria.

Adami, Del Pezzo, Schifano, Tadini (…50 anni dopo)

20 febbraio – 25 marzo 2016 

Fondazione Marconi Arte moderna e contemporanea
Via Tadino 15, Milano

Orari: da martedì a sabato 10.00-13.00 e 15.00-19.00
Ingresso libero 

Info: +39 0229419232
info@fondazionemarconi.org
www.fondazionemarconi.org

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