MILANO | PALAZZO REALE | 21 febbraio – 18 giugno 2017

di FRANCESCA CAPUTO

Ci sono molti motivi per non perdere la grande mostra, Keith Haring. About Art, a cura di Gianni Mercurio, aperta fino al 18 giugno 2017, a Palazzo Reale di Milano.

Keith Haring in un ritratto di Timothy Greenfield Sanders 1986 stampa a contatto 28x36 cm

Keith Haring in un ritratto di Timothy Greenfield Sanders 1986 stampa a contatto 28×36 cm

A cominciare dalla quantità di opere selezionate, centodieci, con una varietà di materiali e supporti, che evidenziano la capacità dell’artista di fondere modalità diverse; per l’allestimento convincente, in cui i lavori, immersi nel buio, sembrano prendere vita, esaltandone esuberanza visiva, ritmo e movimento; perché sono passati dodici anni dalla rassegna The Keith Haring Show in Triennale. E, non ultimo, per la scrittura espositiva che consente di approfondire la poetica di Haring alla luce delle infinite e poliedriche correlazioni con i suoi riferimenti artistici, culturali, letterari, musicali.

Un ritratto che restituisce il senso e la complessità della sua pratica artistica, la profonda consapevolezza della storia dell’arte, da cui attinse matrici iconografiche per approdare ad un linguaggio personalissimo, fatto di segni sintetici e simboli archetipici. Un repertorio formale volutamente semplice e riconoscibile, che aveva radici storiche profonde.

Keith Haring, Hommage to Magritte, 1988, olio su tela, cm 100 x 100, Collezione Tob © Keith Haring Foundation

Keith Haring, Hommage to Magritte, 1988, olio su tela, cm 100 x 100, Collezione Tob © Keith Haring Foundation

Il percorso si snoda in cinque sezioni che procedono per tematiche e affinità. Le opere sono messe a confronto con le fonti che lo hanno ispirato: vasi antichi, maschere africane, copie della Lupa Capitolina e della Centauromachia di Michelangelo, un modello in scala della Colonna Traiana, le tavole del Rinascimento italiano, i dipinti del primo Jackson Pollock, di Dubuffet, Picasso, Klee, Chagall, Jasper Johns, Pierre Alechinsky, le foto di Carl Fischer. Fino alle icone popolari del suo tempo: da Mickey Mouse e i comics, alla condivisione dello spirito controculturale della Beat Generation e della psichedelia – i cui esiti erano ancora evidenti nell’America di fine anni ’70 e ’80 – al milieu culturale newyorkese, con la nascente scena writer, hip hop, rap, dance e punk.

Keith Haring, Untitled, 1983 Inchiostro vinilico su telone di vinile 213,4 x 213,4 cm Courtesy Laurent Strouk © Keith Haring Foundation

Keith Haring, Untitled, 1983 Inchiostro vinilico su telone di vinile 213,4 x 213,4 cm Courtesy Laurent Strouk © Keith Haring Foundation

Percorrendo la mostra si comprende come ogni singola opera contenga una quantità impressionante di informazioni che compongono un enorme affresco sull’esistenza, con le sue gioie e crudezze. Un inno alla vita in tutte le sue sfumature, dall’infantile al drammatico, con un irresistibile mix di leggerezza e impegno.
La linea nera traccia senza soluzione di continuità sagome che saturano gli spazi. Le superfici coloratissime traboccano dei suoi Radiant Child, di cuori pulsanti, bimbi a gattoni, omini stilizzati e figure zoomorfe che danzano a passo di break dance, ma anche di immagini intense e potenti, di peccati e peccatori, crocifissioni e visioni apocalittiche alla Bosch, di uomini schiacciati da robot, funghi atomici, spermatozoi come serpenti, banconote e televisori come fonti di tentazione.
Con una sintesi di forme e concetti agli elementi primari del segno, Haring si espresse senza compromessi in difesa dei diritti, della libertà individuale, della giustizia sociale; contro la diffusione dell’Aids e del crack, la discriminazione, il pericolo del nucleare, del capitalismo, consumismo e massificazione.

Keith Haring, Tree of Life, 1985, Acrilico su tela 152,5 x 152,5 cm Collezione privata © Keith Haring Foundation

Keith Haring, Tree of Life, 1985, Acrilico su tela 152,5 x 152,5 cm Collezione privata © Keith Haring Foundation

Interessante l’ultima sala, interamente dedicata agli ormai celebri subway drawing, migliaia di disegni tracciati nella metropolitana newyorkese, durante i primi anni ’80, con gesso su carta nera che ricopriva i poster pubblicitari dalla licenza scaduta. Oltre agli esemplari superstiti, alcuni filmati documentano le sue incursioni suburbane, realizzate in pochi minuti, senza concedersi la possibilità di correggere eventuali errori, proprio come una performance.
Felice esempio, sin dagli esordi, della necessità di creare arte per tutti, della capacità di comunicare con immediatezza, oltrepassando confini culturali, generazionali, temporali.
Un’affermazione di poetica che non ha mai smesso di perseguire nell’arco della sua breve vita.


Keith Haring. About Art
a cura di Gianni Mercurio

21 febbraio – 18 giugno 2017

Palazzo Reale
Piazza del Duomo 12, Milano

Info: +39 02 54915
www.mostraharing.it
www.palazzorealemilano.it

 

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